La statua di Skopas
Skopas il greco sedeva sul sedile dell’autobus.
Gli occhi sono grigi ed antichi come le unghie spesse delle mani.
Un ragazzo gli avanza accanto accaldato e pieno di rossore.
Lo segue una piccola folla di compagni chiassosi, di libri, di zaini e di donne.
Skopas alza appena gli occhi e nessuno lo vede nella turba di gente.
Poi una figura di donna, castana e leggera, gli passa veloce dinnanzi.
Il suo sguardo allora si apre.
Alza in silenzio la mano nodosa, poco e poco, e pare una preghiera.
“ Ma come può tanta grazia disegnarsi su carne così pallida?
Il cuore sale e riempie di calore la pietra fredda delle ossa e della pelle.
Un soffio di vita esce dal volto e dalle vene, e si fa respiro.
Ma come può la vita scolpirsi su linee così fredde e ancora restare viva?
Eppure, tanta bellezza su carne fragile- come il gesso e il papavero. ”
Poi serra un poco la mano e ritrae nel pugno le sue parole.
Skopas tace.
postato da: enochirios alle ore 20:59 | Permalink | commenti (2)
categoria:ritratti, dies cotidianus, scriptum
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