giovedì, 31 gennaio 2008

Un po' di umiltà non guasta. Questo argomento ha due patenti salti logici ed è sbagliato.

Lo tengo solo a futura memoria per me stesso...

   

Sull' "unico" metro morale

( piccolo argomento )

  

In generale

 

E’ noto che parlare della “libertà” in rete o nella vita reale scatena violente discussioni.

Discussioni è una parola grossa... Diciamo: una gragnuola di motti, arguzie, slogan e assiomi di presunta rilevanza universale.

 

Il tutto, in buona sostanza, si risolve nel riaffermare con tono incazzato i propri presupposti.

Il libertario rimprovera al tradizionalista di non riconoscere il valore ultimo della libertà, il tradizionalista replica che non si comprende la libertà nella sua piena dignità se non nella tradizione, il personalista s’intromette dicendo la libertà umana presuppone la conoscenza dell’umano etc. etc.

 

Enumerare l’intero frasario di circostanza sarebbe lungo e richiederebbe un catalogo di tipo omerico.

Ma tra queste, una delle frasi più celebri suona: “La libertà è fine a sé stessa.”

 

E’ letta in molti sensi, secondo la sensibilità del singolo...

“La libertà ha un valore in sé”; ”la libertà può essere valutata prescindendo dagli scopi dell’azione”; ”il fine ultimo dell’uomo è la liberta”; “non dobbiamo usare la libertà come mezzo” etc.

 

Sta solo al lessicografo determinare i significati corretti - cioè quelli in uso - del termine. Per il resto, ogni interpretazione è lecita purché si faccia una chiara accusatio terminorum.

 

La tesi libertaria

 

Altra faccenda è sapere se le tesi connesse a quei significati sono vere.

C’è in particolare una lettura di quanto sopra che mi pare interessante.

Essa dice, più o meno: “La libertà è fine a sé stessa, nel senso d’essere un metro autorevole e sufficiente per valutare moralmente - in senso lato - le azioni altrui.”

Anzi: “E’ l’unico metro oggettivo per soppesarle”.

 

Chi formula queste tesi non è mai così ingenuo da pensare: “Totale licenza dei costumi purché si agisca in libertà!”.

Aggiunge di solito una postilla di questo genere: “La libertà è l’unico metro valido oggettivamente e dall’esterno solo per comportamenti privati, ovvero quelli non soggetti alla legge o alle consuetudini sociali”.

 

Non è sorprendente questa rigida partizione tra privato e non privato. Dopo tutto, neppure il criterio della libertà vorrebbe entrare nel merito delle azioni dei singoli, ma si arresta - per così dire - sul confine. *

 

Questa rigida separazione tra privato e pubblico si presta a infinite obiezioni.

Davvero c’è incomunicanza? Cosa fa da pietra confinaria e cosa garantisce che non si sposti nel tempo? Il singolo non ha forse diritto a ribellarsi alle norme pubbliche- quando ne ha diritto- proprio in nome della morale che abita il privato? E come potrebbe, se l’etica per massima parte non è oggettiva?

Ma le obiezioni hanno lo svantaggio di essere complicate e poco incisive.

 

Al contrario, l’asserto libertario rende egregiamente conto di una comune esperienza quotidiana.

Noi abitualmente diamo sugli altri una prima valutazione morale con il metro della libertà e dell’autonomia.

Di chi agisce in prima persona, diciamo tutti e senza incertezza che dimostra forza d’animo e iniziativa e di chi si assume la totale responsabilità delle proprie azioni aggiungiamo che è persona rispettabile.

 

Ma quando dobbiamo giudicare le azioni e la persona in sé, le nostre intuizioni perdono nitidezza e le nostre opinioni cominciano a divergere.

 

Insomma, la libertà come unico criterio etico oggettivo e chiaro parrebbe ben fondata.

  

Un contresempio

 

Mi pare però che ci sia un semplice controargomento.

Ci sono molti casi - non tutti - in cui è impossibile giudicare la libertà di un’azione senza dare giudizi di valore.

 

( A scanso d’equivoci: ciò non ha nulla a che vedere con la vituperata “libertà positiva”.

Vale a dire: l’idea che le nostre scelte sarebbero libere solo se conformi a quei particolare doveri che ci realizzano come persone, cittadini, uomini, mariti, lavoratori etc.

Sono quella sottoclasse di doveri chiamati virtù, che però qui non giocano alcun ruolo. )

 

Procediamo con ordine.

 

La libertà può essere limitata in forma quantitativa o qualitativa.

 

Se voglio afferrare un oggetto ma sono legato con catene, queste mi rendono meno libero in senso quantitativo. Quanto più il carceriere allenta le catene tanto più io sono libero, fino al punto in cui io potrò scappare.

Queste limitazioni sono costrizioni.

 

Se invece voglio decidere chi sposare ma affido la scelta ad un altro, la mia libertà è diminuita, ma in modo diverso: delegandola, la mia azione diviene meno mia e la libertà è meno libertà.

Questa è una diminuzione qualitativa, ossia un affievolimento, uno sminuimento per minore autonomia.

 

Ipotizziamo allora un dilemma: sposarmi o farmi prete, intervenire nella vita di mio figlio o lasciarlo fare, prendere la parola in un’assemblea o subire la discussione altrui, sostenere il PD o unirmi alla resistenza(  ) etc. .

Se io affidassi la scelta ad altri sminuirei la mia libertà.

 

Ma poniamo che la decisione sia destinata a toccare qualcuno con cui sono ferocemente infuriato.

Non sarebbe del tutto sensato chiedere ad un altro di ponderare la decisione con lucidità maggiore della mia? Nessuno direbbe di noi che così facendo abbiamo svilito la nostra libertà.

 

E ora chiedamoci: perché nessuno lo direbbe?

 

Usiamo un ragionamento per esclusione, abbastanza affidabile visto che le possibili risposte non sono infinite.

 

Non è questione d’essere preda delle passioni. I moti dell’animo ci accompagnano tutto il giorno e non sempre a nostro danno: c’è la quiete dello studioso, la foga del retore, l’indignazione del sindacalista...

Neppure dipende dalla scarsa “razionalità” che l’ira produce. Quotidianamente disponiamo solo di 1/10 delle conoscenze e della razionalità necessaria all’azione, eppure- ci arrangiamo.

Non è neanche per il rischio di invadere il campo d’azione altrui, perché il discorso resterebbe in piedi anche se l’ira rischiasse di farci prendere cattive decisione a riguardo di noi stessi.

 

La risposta più sensata e semplice è, mi pare, che rischieremmo di fare la cosa sbagliata.

Questo però vuol dire che giudicare la libertà di un’azione compiuta con una parziale delega è impossibile, se già non conosciamo il valore morale dell’azione che quella delega eviterebbe.

 

La prima conseguenza di ciò è che la libertà non è un metro autonomo ed a sé stante.

 

Ne segue a ruota che se la libertà è valutabile in modo certo e oggettivo, allora non può poggiare su qualcosa che sia da meno. Quindi, o la condizione di libertà non è oggettiva o lo è anche il valore etico delle azioni.

 

Se consideriamo quanto spesso i “libertari” si professano anche “relativisti etici”, non è cosa da poco.

 

* Con una nota frase sarcastica, ma seria l’on. Franco Grillini disse del on. cilicio dell’on. Paola Binetti: “Il sadomasochismo è un modo di godere. Purché ci sia libera scelta.

 

( parzialmente riscritto sabato 2 febbraio )

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categoria:philosophia
lunedì, 28 gennaio 2008
  
Foreign press
  
La grande stampa europea, come dice Travaglio, a volte mi desta perplessità.
 
Quando ho letto sullo Zeit del suo "zweite Comeback" ho pensato:
 “Tu guarda... la parusia di Gesù Cristo annunciata in rolling news.”
 
Vai te a immaginare che era solo l’unto del signore.
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categoria:politica, humor di pessimo gusto
sabato, 26 gennaio 2008

 

Gesang für meine Genossen    

 

 Io canto per il mio compagno Dagobert 

 Biermann

 che divenne un fumo dalle ciminiere.

 

 Che da Auschwitz risorse nel malodore

 verso i mutevoli cieli di questa terra

 Che per sempre ebbe dispersa le cenere

 in tutti i mari e tra tutti i popoli

 Che è ucciso di nuovo ogni giorno

 e ogni giorno risorge in battaglia.

 

 E che con i suoi compagni è risorto

 nel mio canto di fumo.

 Tra le stragi ora io canto il disappunto

 e tutta la mia amarezza

 E a te non nasconderò il mio silenzio...

 

 Oh, in molte notti piene di parole

 quanto spesso ho taciuto

  la mia angoscia ebrea.

 

Wolf Biermann,

a suo padre

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categoria:dies cotidianus
giovedì, 24 gennaio 2008
 
Armi in spalla
 
Dopo insulti e sputazzi, insolita galanteria militare in parlamento.
L’opposizione riconosce a Prodi “l’onore delle armi”.
 
In realtà, credo che oggi gli riconoscerebbero pure i funerali di Stato.
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categoria:politica, humor di pessimo gusto
mercoledì, 23 gennaio 2008
 
Llanto por Ignacio Sànch..etc.etc.
 ( Scusate, ma "Romano" è troppo banale )
 
In fondo, ricco di talenti e di idee.
 
Ha realizzato molte cose, il governo Prodi.
Buone cose, grandi idee.
 
C’ha evitato figure di merda e un poco fascistoidi.
E non dimentichiamo i valori e i diritti! e la questione morale!
 
Prima volta dal ’46, un governo basato su un giovane e lucido ceto politico.
 
Sfiducia, sfiducia, sfiducia...
Ma perché sfiduciare Prodi e tutti al voto?
Potremmo, in questo fermento di talenti di cui a detta sua il governo consiste, scegliere un delfino.
 
No no: non un pesce.
Dopo il cotechino muffito, il pesce è indigesto.
 
Scegliere, dico, un giovine di buone speranza: intereggerrimo, intelligentead interim.
Chessò: Sergio D'Elia.
 
( Lo so, lo so: tutto questo si presta ad un’obiezione. Il delfino, in effetti, non è un pesce. )
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categoria:politica, ritratti, hironica
mercoledì, 23 gennaio 2008
 
Parce sepulto
( ...il semaforo s’è spento... )
  
Franceschiello re delle due Sicilie avrebbe detto, prossimo al tracollo: «Bisogna recitare la propria parte fino alla fine.»
 
Prodi avrebbe detto, prossimo all’imminente sfiducia: «Io vado avanti, io... sono ottimista.» 
 
Ho verificato, ma questa surreale affermazione pare autentica.
Neanche Guzzanti poteva scrivergli questa battuta da inverosimile bonomo emiliano.
 
Brutto finire la propria storia interpretando davvero una parte.
La caricatura di sé stessi.
 
E il semaforo, il vecchio bancarottiere dell’Iri, il democristiano per tutte le stagioni, quello che all’estero è il peggior presidente della commissione europea mai esistito, oggi si spegne.
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categoria:politica, agrodolce, hironica
domenica, 20 gennaio 2008
 
Grandi iniziative
  
Richiamata oggi grande folla all’angelus in sostegno al Papa.
I giornali titolano: “Papa Day”.
 
Sempre in difesa dei valori cristiani, forse si medita pure un “Christ Day”.
Marcello Pera propone già una data.
 
25 dicembre.
 
( Ma forse c’aveva già pensato qualcun altro... )
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categoria:politica, serio ma non troppo
venerdì, 18 gennaio 2008
   
Piccola addenda
 
 ...alla pregevole storia della filosofia
occidentale del conte Bertrand A. W. Russell...
 
Sartre diceva che ogni anticomunista è un cane.
Ma d’altraparte, era lui che pisciava sulla tomba di Chateaubriand
 
( Da alcune note scritte non so quando. Il fatto è minzionato - ehm - da Simone de Beauvoir. )
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categoria:disopinioni, serio ma non troppo
mercoledì, 16 gennaio 2008
   
Zeitfuge
  
Simone ha un bar.
E’ molto frequentato e ce l’ha da quasi due anni.
Realizzo ora che abbiamo la stessa età, 27 anni.
Eravamo amici all’asilo e pur non essendoci parlati per vent’anni ci ricordiamo l’uno dell'altro.
 
All’asilo ci venivano a prendere le nostre madri.
Loro chiacchieravano di tempo, di alimentari, di tasse.
Noi, imbarazzati e trascurati dalle madri, ci mettevamo discutere secondo la loro stessa aria seriosa.
E discutevamo di Voltron( di cui qui e soprattutto qui ).
“Chissà contro quale supercattivo combatterà sto pomeriggio!” “Eh, chissà.”
 
Io allora ero innamorato della principessa Aurora- bionda...
Non mi ero ancora perpetuamente invaghito, di volta in volta, per l’eterna ragazza dai capelli rossi.
( ...come Charlie Brown... )
 
Forse ho preso da quei dibattimenti sui cartoon giapponesi l’abitudine di discutere sull’uscio.
Discutere di qualsiasi cosa e con chiunque e dovunque.
 
Simone, però- lui ha un bar.
Io studio.
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categoria:ritratti, dies cotidianus, ma chissà
lunedì, 14 gennaio 2008
 
Sono stato "nominato"!
  

Ho ricevuto dall’amica Azalais una menzione come blog dianoesipoietico.

 

Se pensate che “dianoesipoietico” non sia italiano, avete ragione.

Però, dire “Eno è stato nominato”( l’avete pensato, vero? ) lo è ancora di meno.

E cosa gravissima: è di moda. :-)

 

Ma non divaghiamo.

Il mio blog è stato- GIUSTAMENTE! e bando a sciocche modestie! - ritenuto uno che fa pensare.

Ahimè, questo significa un gradito complimento, ma anche un totale fallimento per me.

 

Sono sempre stato convinto che un blog:

-non faccia decentemente politica

-non possa fare idee

-non costituisca alcuna ridicola forma di e-democracy

-non sia un luogo di informazione o di “cultura”

-non abbia i mezzi di fare critica sociale, che cmnq è una cazzata di suo

-non permetta di farci “comprendere” dagli altri.

 

Questo perché far pensare sulla rete è totalmente pretenzioso, e crea più danni che altro.

( Magari a volte violo questi principi, ma non badate ai miei cattivi esempi... )

 

Invece, la levità e l’umanità sono la forza dei migliori blog, per quanto tecnico o viceversa quotidiano sia il loro contenuto.

Uno dei mejjo blog che leggo ha iniziato la sua carriera con un motto: “Astenersi persone serie”.

Ogni post che è seguito, trattasse di dotte robe o di putanèzi, ha mantenuto quel sorriso a 15° d’inclinazione.

 

Ma la levità e l’umanità non si conciliano bene con la pubblica segnalazione( cinque sono le segnalazioni richiestemi ).

 

Ci sono, in effetti, blog in attività che ricadono nella novero di chi fa pensare con la testa, ma soprattutto con il cuore ed il sorriso.

Me li lascerò però in pectore.

 

Preferisco segnalare alcuni eventi o persone, del mondo reale, che m’hanno smosso il cuore e fatto dolcemente pensare.

 

Ah, cmnq: grassie Azalais!

 

   1) A Franz, III liceo.

Uno spirito da blogger ante litteram( attualmente nella legione straniera, e non lo sento da 7 anni ).

 

“Secondo Sartre, con il suo consueto bello stile e acume, la borghesia diversamente dal ceto proletario sta insieme, ma in modo scompaginato, come tanti piselli in un barattolo.”

( - mano si alza - )

“Sì?”

“Ma dico, - colpetto di tosse - Sartre cosa vorrebbe? Un unico pisellone?”

 

   2) Alla sconosciuta ragazza in una pizzeria di Trieste questo luglio.

 

A un tavolo ha ordinato un litro di acqua e nient’altro.

Ha aspettato nervosamente, 10 minuti, mezz’ora, un’ora, e guardava l’orologio.

Non si accorgeva di quello che stava attorno a lei: il casino, i turisti, i camerieri.

Il viso era gentile e bagnato di lacrime.

Di nuovo guarda l’orologio.

Beve l’acqua- un litro- paga e saluta i camerieri- ed è andata via.

 

Su bella, su... :-)

 

   3) Ad A., che passa il tempo a parlare di donne e vino.

Che mi racconta barzellette sporche.

Che è capace di scolarsi mezza bottiglia di whiskey e innumerevoli bicchieri di vino.

Ma, purché non lo veda nessuno, si ferma per strada ad aiutare gli anziani, i ciechi, chi è sulla sedia a rotelle.

 

    4) Al grazioso blog di Jess, che continuo a visitare regolarmente nella speranza che riapra.

Dove sei finita? Magdalena e il cantico tacciono, e io ne ascolto i silenzi.
 
   5) Al prof. E.B., mio adorato insegnante di greco.
 
Grazie per lo spirito- sia lene, sia aspro- che ha saputo mischiare alla traduzione, all'ermeneutica, alla linguistica greca.
Non è da tutti saper trovare in una orazione di Lisia forti somiglianze con il contemporaneo.
Per dire... un ricco accusato di corruzione... che si dà alla carriere politica... che dice: “E' tutto un teorema.”... che sostiene: “Appunto perché sono ricco, decido di entrare in politica. C’ho troppi soldi per poter essere corruttibile.”...
 
Se non fosse per lui, non avrei certo sulla scrivania la Bibbia graece et latine e i dialoghi di Luciano.
Mi sarei dato a quella fogna chiamata “letteratura” ossia: leggere per essere migliori. BLEAH!
I letterati... BRRR... gente che legge solo per sentirsi viva e riempire il vuoto con una droga...
postato da: enochirios alle ore 20:08 | Permalink | commenti (3)
categoria:blog, dies cotidianus, di me e di altro