giovedì, 27 dicembre 2007
  
A me piace il Demauro
  
re|la|ti||smo
s.m.

1 CO discuss. da bar, argomento di dibattito tra periti agrari, notai e ingegneri enotecnici che, divisi tra entusiasti e critici, battono i pugni tra grossi calici di sangiovese: “Diavolo! Finalmente sui giornali- i grandi dibattiti culturali!”.
2 CO med., malattia epocale. Nel 1997-2007 ben sedicimila confezioni di giornali e ricotta bovina in scatola furono sequestrate dai Nas, con traccie evidenti di carbonchio e relativismo.
L’OMS spera di estirpare la malattia entro la fine del 2008.
( Vedi anche: e|pi|de|mì|a di spa|gnò|la. )
 
...e allora tanti auguri per il 2008!!
Credo che sarò grossomodo assente fino a quella data.
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categoria:ritratti, dies cotidianus, hironica
martedì, 11 dicembre 2007
  
La satira, è la satira!
  
"Si trattava di un insulto ma non lo era. Si trattava di un'immagine in una articolata pagina di satira. Si legava alla tradizione di Ruzzante e era collegata alla guerra, ad Abu Ghraib. Chi lancia accuse di volgarità è un ignorante[ SIC ], e dovrebbe leggersi i capolavori del genere."
-Daniele Luttàzzi-
  
RUZANTE - “Poh, no me faelè de esser stò in là. A son stà insin in Ghieradada, on fo fato el fato d'arme che fo amazò tanti de i nuostri. Compare, a no vi se no cielo e uossi de muorti.”
( Trad. : Oh, non chiedetemi di quand'ero lì. Sono stato dentro Ghieradada, dove accade il fatto d'arme che fece morire tanti dei nostri.
Compare, io non ho visto che cielo e ossa di morti. )
da "Il Parlamento del Ruzante"
  
LUTTAZZI: “Io [...] penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno
con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caca in
bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti.”
da "Decameron"
 
( Si offende qualche difensore di Luttazzi se lo chiamo pirla? )
postato da: enochirios alle ore 17:08 | Permalink | commenti (16)
categoria:politica, ritratti, disopinioni, hironica
domenica, 09 dicembre 2007
  
Daniele Luttazzi
 
Paolo Rossi.
Paolo Rossi non va in televisione perché voleva recitare il discorso di Pericle.
Paolo Rossi fa ridere anche solo raschiandosi la voce o sternutendo con tutto il suo metro e 59.
Paolo Rossi la scena non la occupa: la divora voracemente, attraversandola a passi di gnomo e di gazzella.
 
Ad uno spettacolo di Rossi, dove le prove libere erano aperte al pubblico, l'ho sentito fare - più o meno - questo discorso:
 
La battuta dev'essere veloce, spietata e feroce, nel teatro popolare: voi attori dovete saper cogliere l'occasione, ascoltarvi e improvvisare.
Però chiedetevi un attimo prima: "Se faccio una scenetta su un naufrago o un carcerato, c'è mica in sala uno che è naufragato o uno che per sfiga o colpa s'è fatto 10 anni di carcere?"
Chiedetevelo. Da questa domanda nasce nel teatro popolare il buon gusto, colpire senza ferire.
Poi se si riesce, se si è bravi, davvero bravi, si dà una sferzata ma il naufrago, il carcerato dice: "Ah diavolo! Così è capitato anche a me!" e ride.
Ride anche lui, con gli altri.
Allora il teatro raggiunge vette altissime, ma non è un obbligo che arrivi a tanto.
Quello che basta è il buon gusto.
 
( Dopo un po’ in un monologo Rossi deve, per necessità scenica, bestemmiare.
Si ferma, si toglie gli occhiali, alza gli occhi dal copione e prima dice: Scusate, ci sono mica bambini in sala?
La gente in sala sorride stupita e gli risponde. )
                                                                                                                 …*
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categoria:ritratti, societas, disopinioni
domenica, 02 dicembre 2007
 
Foschia bassa
 
Vai, insomma, avanti passeggiando nervoso vicino agli scogli del lungomare. Ma invece di guardare il mare e il porto e l'impianto siderurgico oltre il golfo, sei voltato con la testa al cielo.
Non è nebbia, non è pioggia, però scende.
 
Mani una nell’altra dietro la schiena e la sciarpa girata due volte sotto il bavero, e poi sei sotto un lampione- i lampioni fanno luce tutta la notte, è già l'una, è già notte, non c'è molta luce, piove.
Una goccia passa in quell'istante davanti all'occhio e balugina per un attimo nella luce come una stella cadente.
“...un desiderio?”
 
Il buono di questa acquerugiola è che dura delle ore.
E i lampioni sono ogni quindici metri.
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categoria:dies cotidianus, quattro tempora