A LITTLE NON-SENSE TALE
( o breve storia di mister John Peter Aradox )
“Dottore?”
“Sì, entri pure.”
“Thanks.”
“Appuntamento delle 10, lei quindi è il signor…?”
“Oh, il mio nome è John”- alzò la bombetta astratta- “ John Peter Aradox.”
“Ok, quindi per lo schedario: JOHN P. ARADOX…?”
“Exactly.” - rispose l’uomo con un sorriso azzurro- “John Paradox…”
“Oh, allora”- con un’occhiata sguincia- “si accomodi. Mi dica tutto: perché viene da me?”
“Oh, sir…. Io sono, come si dice? Andicappato.”
“Andicappato?”- lo guardò perplesso- “Faccia vedere…”
Dalla poltroncina si alza e cammina un giro e mezzo attorno al tipo in giacca blu.
“Scusi, ma non capisco. Mi pare tutto in ordine.”
“Ma no, ma no… non capisce proprio chi sono?”
“Hmm no, mister P. Aradox.”
“Oh mr. doctor, io… I am just a gioco di parole.”
“Un cosa?”
“A funny tale… una celia, un raccontino. Non esisto se non per chi mi sta raccontando.”
“Lei? Con impermeabile e bombetta?”
“Certo. Impermeabile, umbrella, sigaro, bombetta… In fondo, un luogo comune.”
( “Oddio, ma da dove sbuca…?” meditò mordendosi il lato d’un labbro. )
“…ma anche lei non esiste, se non in questa storia da concludersi.”
“Come non esisto? Certo che esisto, signor Par-…”- battè due dita sul tavolo- “mr. Aradox. Io, come anche lei, so di esistere.”
“But of course. Per lei l’esistenza è un fatto certo come lo è anche la mia per me. E nonostante tutto questo v’è però una prova anche del contrario.”
“Prova? Scusi, ma di questo discorso - diciamo - non colgo bene la logica.”
“Le dico che là fuori qualcuno sa bene che lei non esiste.”
“Là fuori, cioè, in aspettatoio?”
“No, no: intendo nel mondo oltre, dove ci stanno leggendo.”
“Ma signore, nessun mondo oltre e mondo oltre! Io come vede sono qua” - s’alzò dalla poltrona - “sulla mia solida sedia a parlare con un SOLIDO PAZIENTE.”
“Ciò è a suo modo ovvio. Lei vive nella storia, vede la storia e non ha modo di uscirne. Perciò non può dire che questa è una storia.”
“Ecco appunto. E com’è che lei mi viene qui a dire che non esistiamo?”
“Gliene avevo accennato: io sono un gioco di parole.”
“Non capisco.”
“Vede, i giochi di parole non sono proprio parole. Le parole dicono solo qualcosa sul mondo.”
“Sì, d’accordo.”
“…ma i giochi di parole sono quegli articolati suoni che fanno fermare di botto chi li sente e rifletterci sopra, e poi basiti ridacchiare. John P.Aradox è il mio nome” - fece con la mano un cortese cenno ortogonale - “ma anche un gioco. Il gioco parla di me, ma anche di sé stesso.”
“Vuole dire che i giochi di parole guardano al mondo, ma sono anche fuori e sbirciano su sé stessi?”
“Exactly. I giochi di parole vedono sé stessi dal mondo oltre.”
“Capisco- si fa per dire- e dunque il suo nome…”
“Eh, non solo il mio nome! Io sono un gioco di parole, e sono il mio nome. Io vivo da ubiquo equivoco: così sono nella storia ma so che è una storia.”
“Eh sì”- esalò sconsolato- “ma a me tutta questa giornata pare un poco ubiqua. Oggidì il mattino è arrivato alle 7 in punto, ma - mi sa- ha anche lasciato il senno a casa.”
“In confidenza” - l’uomo fece un sorriso viola- “questa non è una storia troppo assennata. Anch’io mi son permesso ubiquamente di lasciare un po’ di senno nel cassetto dei fazzoletti.”
“Ma per dare un po’ di senso a tutto- la prego, lei non diceva di essere andicappato?”
“That’s the thing! Andicappato! Perché- in italiano, altrimenti come si direbbe handicapped ?”
“Mah, non so: svantaggiato, malato, menomato…”
“Ecco! "Menomato". Io sono menomato, e invero mi manca una cosa.”
“E che cosa?”
“Un acca, sir. Io sono andicappato, ed è nel carattere del mio gioco di parole esserlo senz’acca.”
“Vuol dire che lei, sano come un pesce, viene da me perché desidera… essere handicappato?!?”
“Oh no! Io vengo qui perché la storia abbia un finale.”
“Di nuovo, sa, ma non la seguo.”
“Ora, come lei sa io sono un gioco di parole e una singola lettera di un calembourg cambia tutto il calembourg.”
“Quindi lei da me vuole quell’acca O NO?”
“Sia l’uno sia l’altro, come in ogni paradosso. Da andicappato, vorrei non esserlo e divenire sospiroso e con l’acca,”- l’uomo in blu lo pronunciò con un breve soffio tetraedro- “ma se divento Handicappato, non difetterò più d’alcunché e handicappato non lo sarò davvero.”
“E c’è qualche speranza di farla uscire dal mio studio?”
“Oh yes, there is. Provi, sir, ad espirare forte.”
“Vuole forse un’ahha?” chiese ironico il medico.
“Thank you, doc…” stormì lo sconosciuto e scomparve in una luna color risacca.
( Lo scrivente del post ha 5 dita solo sulla mano destra.
Niente commenti sull’ “insensibilità”. )