L’orologio cosmico
- parte prima -
( Molto tempo fa avevo promesso a Aragonbiz un commento sull’Intelligent Design, o meglio: di spiegare perché sono scettico su di esso. Saldo ora il mio debito.
Il tema è vastissimo: se esiste davvero un’ordine naturale, se c’è un telos nella natura, se c’è in essa un fine– sono due cose distinte–, se davvero è improbabile che il mondo sia come è, se la vita è qualcosa di radicalmente diverso dagli altri fenomeni naturali, etc. etc. .
Nel marasma scelgo un argomento limitato, cioè mi chiederò se possiamo passare dall’ordine apparente, sia esso reale o no, ad un presunto Grande Ordinatore. )
Tutto, attorno a noi, ci dà l’impressione di essere troppo ordinato per essere casuale.
“Ordine” non significa che ogni cosa va a vantaggio dell’uomo, ma che tutto è curiosamente intelligibile.
Anche quando gli uomini sono gravati da disgrazie, calamità e malattie, possiamo comprendere le cause di questi eventi naturali. Insomma, il mondo ci pare un meccanismo ben oliato.
A volte gli ingranaggi ci stritolano, a volte ci aiutano, ma non possiamo non vedere un suo ordine geometrico.
Questa la nostra impressione. Ma è corretta? Non stiamo guardando la realtà da una prospettiva troppo umana?
La natura è generalmente ben funzionale alla nostra esistenza, ma possiamo inferirne a ragione che allora essa è fatta per noi? Forse è solo una metafora...
Si è discusso a lungo se possiamo passare dalla funzionalità del mondo all’affermazione di un suo costruttore.
“Se vedo un orologio penserò che c’è un orologiaio”, dicono molti ed hanno del tutto a ragione quando si riferiscono a orologi veri e propri.
Poi indicano la volta del cielo soggiungendo: “E allora se mi accorgo che il mondo funziona come un gigantesco meccanismo, perché non dovrei pensare ad un grande Orologiaio?”
Ma chi passa dal primo tipo di ragionamento al secondo commette un grossolano errore.
Io riconosco un orologio perché so che gli uomini hanno inventato lo strumento “orologio da muro”, e quelli che li costruiscono sono appunto orologiai.
Prima imparo che gli uomini l’hanno inventato, e solo poi posso riconoscere l’oggetto.
Se non fosse nota fin dall’inizio la natura artificiale, legittimamente potrei prendere l’orologio per un composto elegante e bello come le druse di minerali.
Sarebbe un vero miracolo se un uomo delle foreste ci trovasse anche solo una qualche utilità; più probabilmente non saprebbe che farsene di quell’insieme di legno e vetro.
Egualmente, se non presuppongo o so dall’inizio che c’è un costruttore del mondo, perché dovrei vederci un meccanismo?
Qualcuno potrebbe obiettare che non è necessario conoscere già uno strumento per nutrire sospetti. “Non l’ho mai visto” - mi dico - “ma intuisco già a che potrebbe servire. Ed è strano che un oggetto così complesso possa formarsi da solo. Forse non è un caso...”
Ed anche se non indoviniamo lo scopo preciso dell’utensile, anche se non abbiamo osservato l’artigiano all’opera, la fattura complessa ci porta spontaneamente a cercare un artefice.
Anche questo è un dubbio- mai una certezza- lecito nell’esperienza quotidiana. Io non ho mai fumato, ma un accendino zippo trovato per terra quando avevo sei anni non aveva un aspetto troppo naturale.
Di nuovo, però, sarebbe un errore portare questo ragionamento in un ambito metafisico.
Ci sono due precise condizioni perché il sospetto di un artefice possa essere sensato.
Entrambe sono violate...
Innanzitutto, per ogni strumento che vedo devo sempre in linea di principio poter vedere anche chi l’ha costruito.
La tesi del Grande Orologiaio, invece, vorrebbe per principio condurci al di là del regno dei sensi!
Ma soprattutto e banalmente, posso avanzare l’ipotesi che un oggetto sia un artefatto solo se questo mostra una parentela con ciò che noi normalmente chiamiamo “strumento artificiale”.
Osservazione superflua? Mica tanto! Se il presunto artefatto non ha le caratteristiche dei prodotti artificiali, sarebbe solo un uso metaforico del termine.
Se diciamo in senso traslato che una donna è un fiore, non andiamo a vedere dove ha le radici. Similmente, se il mondo è un “meccanismo” solo per metafora, nessuno andrà a cercare il tecnico che l’ha progettato; e se v’è un creatore che “ordina” il mondo solo in senso figurato, nessuno cercherà una traccia di Dio nel Dna.
Definizione, allora.
" Uno strumento è un oggetto naturale che adattiamo ed utilizziamo per uno scopo. "
Non capita mai, però, che cambiamo radicalmente la natura degli oggetti stessi per farne strumenti.
Possiamo, sì, temprare un metallo o lavorare il legno. Noi però non mutiamo le leggi della fisica, della psicologia o della biologia semplicemente perché non sapremmo come fare, non capiamo che cosa possa significare e forse perché è una cosa del tutto insensata.
Ma se noi diciamo “Il mondo è fatto da un intelletto”, intendiamo appunto che anche le leggi della realtà sono state calibrate ad arte; è come se fossero qualcosa di fisico, simili a corde di uno strumento che possono essere regolate ed accordate.
Così, però, stiamo già presupponendo un luogo che trascende l’intero universo, dove l’Orologiaio può operare sul mondo come fossero un giocattolo nelle sue mani.
D’altronde, un argomento che presuppone, del tutto o in parte, ciò che vuole dimostrare non è valido.
Fine dell’Orologiaio.
( Mea culpa, maxima culpa! Per ragioni casuali e per scarsa ed ormai invecchiata pratica con lo scozzese Hume, parte del post rassomiglia, in modo più che altro apparente, a noti argomenti del Dialogo sulla religione naturale. Faccio ammenda... anzi, se per caso Hume – morto nel 1776 – vuole rivedere le sue posizioni sull’immortalità dell’anima, sarò lieto di pagargli i diritti d’autore...
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