L'ordre du coeur
…o “ le regole del cuore ”.
C’è un curioso discorso– palesemente strumentale, tanto che gli autori in diverse circostanze di certo non lo sottoscriverebbero– che circola insistentemente sulla rete riguardo i Dico e i Pacs. Riporto grossomodo:
« Per le coppie omosessuali viene invocato il legame affettivo. Ma col matrimonio lo Stato non riconosce l'affetto o meno tra due coniugi: come potrebbe poi valutare i sentimenti? Lo Stato riconosce il matrimonio solo per la sua funzione sociale di generare figli ed allevarli. Del resto lo Stato non si interessa di ciò che è privato! »
( Spesso, per dare più prosopopea alla frase, si precisa: “...lo Stato laico...”, ma l'aggettivo aprirebbe troppe questioni. )
Ora, anche solo ad una prima occhiata questo ragionamento non sta in piedi- ma neanche con le GRUCCE.
“Ebbene, ma proprio no!” viene da rispondere. Il matrimonio è anche un legame affettivo, e non è una sfumatura marginale.
Chiaro, uno Stato non ha titolo di disquisire sui sentimenti tra Marco e Francesca, ma non si intende nulla di tutto questo quando si dice che nel matrimonio sono coinvolte TUTTE le dimensioni della persona: quella fisica, quella biologico–generativa, quella emotiva, quella spirituale, quella economica, quella sociale.
Questo fatto riflette quella caratteristica della persona per cui ogni suo atto fisico tende a diventare qualcosa di più: il semplice generare diventa essere padri, il puro nascere ci rende figli, mangiare diventa un momento di condivisione, il sesso tende a diventare eros e amore( niente però impedisce che noi forzosamente sopiamo, distorciamo o sviamo queste tensioni ).
Anzi, lasciamo per ora stare il concetto di “matrimonio”, che si porta su di sé il peso delle sue innumerevoli e continue trasformazioni storiche, e interessiamoci solo del suo piccolo nocciolo sostanziale, cioè questo nesso umano tra sua biologia, sesso, affetto, spirito, doveri, collettività, società ed economia.
Dire che il legame affettivo, biologico e concreto precede l'istituzione del matrimonio vuol dire che lo Stato non inventa nulla e non può modificarlo a proprio piacimento.
La remora potrebbe essere: “Ma io non so se due si vogliono bene!”( hhm, davvero? ) “E tanto meno lo Stato ha il diritto di accertare se due si amano o meno!”. Tutto giusto, però…
A pensarci bene, noi neanche abbiamo la certezza se un altro sta realmente soffrendo- e come potremmo avere esperienza del suo dolore? -, eppure sappiamo che cos’è, in generale, il dolore e come si manifesta. Insomma, ci basta sapere che cos’è il dolore in generale per poter poi fare delle fondate ipotesi sul specifico dolore di Gianni o di Tizio.
Allo stesso modo anche il matrimonio non richiede di leggere nelle menti o disquisire sui cuori.
Più banalmente lo Stato riconosce e sancisce l'esistenza- nella società e nella realtà umana - di un certo tipo di legame che da biologico e sessuale si fa subito affettivo e sociale. Gli sposi vengono dichiarati ( NON riconosciuti ) dall'autorità e davanti alla collettività marito e moglie, assumendosi così gli obblighi che seguono da quel supposto legame. Fine.
( Sto facendo un discorso non solo semplificato per ragioni di spazio, ma anche ideale. Uno Stato reale di fatto può fare ciò che vuole, come nominare senatore il cavallo di Caligola, ma non pretenderà che lo riconosca come atto valido. )
I perplessi potrebbero dire che il matrimonio prescinde dai legami affettivi in un altro senso. Lo scopo del matrimonio sarebbe solo la funzione sociale: generare figli, mantenere in numero adeguato la società, allevarli. L'affetto può stare fuori dalla definizione, anche se è essenziale.
“La funzione…”? Definire una relazione famigliare in termini funzionali è assai rischioso.
E se per la società fosse più utile – anche senza una imminente minaccia di sovrappopolazione catastrofica– mantenere una bassa natalità, lo Stato sarebbe legittimato ad incentivare le coppie sterili o omosessuali?
E quando invece servono braccia da lavoro, lo Stato può trasformare le moglie in fornaci di figli? O può ristabilire la tassa di penalizzazione sui celibi in vigore sotto il fascismo?
Questa è la delirante pianificazione malthusiana della natalità, peggio della Cina maoista!
Per di più è ormai possibile generare figli a contratto, anche senza rapporto sessuale, e farli allevare da strutture pubbliche. Apocalittico, degno di un totalitarismo( o di uno stato utopico, se c’è differenza ), ma secondo quella stretta definizione di “funzione sociale” del tutto lecito.
Ma sono sicuro che nessuno accetterebbe questa balorda proposta su come crescere i figli, perché percepiamo che le manca qualcosa: non basta certo la cura fisica e l'istruzione! Ma che cosa le manca...? Anzi, che cosa le manca PER PRINCIPIO?
Forse l'affetto e la relazione umana personale…?
Voilà. E così ciò che uscito dalla porta rientra dalla finestra. Anche la cosiddetta “funzione sociale” in realtà presuppone l’aspetto “privato” ed “emotivo” descritto sopra.
Mesdames et messieurs, il cerchio è chiuso.
( Si noterà che non ho parlato neanche di striscio dei Dico, ma potremmo chiederci: “Se una coppia eterosessuale racchiude coerentemente in sé quella varietà di dimensioni umane, davvero le coppie eterosessuali ne sono prive…? davvero sono solo un fatto di sesso o un fatto di affetto…?” )