Scienze politiche
« C'è satira e satira. Ossia c'è la satira forte che con i suoi strali interpreta il sentimento popolare e c'è la satira debole che non ha questo mandato e cerca di conquistarselo. "Ma io, onestamente, questa grande richiesta sociale di prendere in giro il Papa non la vedo proprio". »
da Avvenire
In momenti di “battaglia culturale” un giornale tira acqua al proprio mulino da tutti i canali e le rogge disponibili. Ricorrono quindi a quelli che chiamo gli inverosimili “scienziati politici”.
Sono esperti d’ogni ambito disposti per convinzione politica a dire peste e corna dell'avversario, torcendo la propria fetta di scienza ad uno scopo polemico.
Ricordo che il Manifesto, in occasione della manifestazione di piazza per i 4 body guards rapiti in Iraq, intervistò precipitosamente un sociologo “di famiglia”. Lo “scienziato politico” subito assicurò ai lettori che la folla non si era riunita per solidarietà ai rapiti( i.e., “tranquilli, la solidarietà resta monopolio nostro...” ), ma perché la massa genera gratificazione, spirito di gruppo ed istinti primordiali.
La tesi traballava, innanzi tutto perché qualsiasi corteo ricadrebbe sotto queste accuse, ma ciò non era importante. Il vero scopo era screditare una piazza che nell'imbarazzo generale si mostrava solidale alle sorti di 4 bulli armati professionisti.
Lo stesso ha fatto di recente il quotidiano Avvenire con una intervista ad un divertente semiologo. Interessi per la filosofia del linguaggio? Più che altro, la voglia di azzannare la "pericolosa minaccia laicista", ovvero la caruccia imitazione di Crozza( diosanto... ormai hanno un lessico da ciclostile come l'Unità... ).
Secondo lo scienziopolitico, la comicità non richiede intelligenza, acume per i particolari e spirito del paradosso, no! essa richiede un "mandato popolare". Bisogna intercettare ed interpretare un diffuso sentimento nella gente verso le autorità. Se invece non si ha legittimazione, per il semiologo trattasi di ambiziosi individui alla ricerca di un consenso per sé stessi e le proprie idee.
L’affermazione un po' forte ricorda il Luttwack imitato da Guzzanti: “Questi individui noglobal sono opposizione extraparlamentare. Non li ha eletti nessuno, quindi non sono legittimati: ma come cavolo si permettono di aprire bocca...?”
Non mi è chiaro in realtà il senso dell'idea. Perché mai se non ci si aggrega al popolo si deve essere degli ideologi ambiziosi? Che garanzie ci sono che il popolo sia sempre l'oppresso che si lamenta contro il potente manigoldo?
Ricordate un attimo la canzone popolar-populista "Giulio" di Baccini che faceva furoreggiare piazze e stadi nei giorni convulsi di Mani Pulite.
"Giu', giu', giu' giu', giu-lio-o. Giu', giu', giu' giu', giu-lio-o. Chi ha permesso il calo della borsa? Andreotti. Ma lasciatelo stare, poverino. Questo dargli addosso è assurdo e cretino. Chi ha sbagliato manovra? Andreotti. Chi c'e' dietro la piovra? Andreotti. Siamo tutti pieni di pregiudizi convinti di pulir l'Italia da tutti i vizi. Giu', giu', giu' giu', giu-lio-o. etc. etc."
Allora il cantante, come altri libertadores del pueblo, aveva un bel "mandato", che veniva dalla sfiducia per la classe politica. E mentre si scatenava ovunque la caccia con doppietta al democristiano, fioccavano i suicidi tra colpevoli ed innocenti e
Ma stando letteralmente alla tesi di Avvenire, nulla di male. E' chiaro però che l'intento del quotidiano non è giustificare casi del genere- e che cosa allora?
Avvenire si rivolge alle cosiddette “grandi masse cattoliche”, se mai sono esistite( intendo, al contempo sia cattolici sia “massa” ). Facendo da alfiere vessilifero di questa buffa battaglia, spera che qualcuno si accodi dietro di lui, insomma che le masse si ridestino. E’ come quei corridori in volata forsennata che di quando in quando si voltano per controllare la situazione- solo che il corridore non vorrebbe avere nessuno dietro, Avvenire gradirebbe una folla.
Un po' si sono impermalositi per la caricatura, ma ciò che davvero va ribadito è che l'Italia è un paese cattolico di massa: se il paese non si è scandalizzato finora, allora dovrà farlo anche a forza di articolazzi dove è elogiato il comico che sbertuccia in nome della “maggioranza trasversale”( ovvero: Tesi del Giullare di Dio di Grande Coalizione ).
Vero è che potrebbe essere tutto una burla... insomma scrivere della “satira antipapale” fa morire dalle risate. Ma se non fosse, una domanda scontata: in questa ardita tesi sociale delle masse trasversali che stucchevolmente “vogliono bene al papa”, il massivo quotidiano da chi è legittimato?
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