domenica, 26 novembre 2006

Scienze politiche


« C'è satira e satira. Ossia c'è la satira forte che con i suoi strali interpreta il sentimento popolare e c'è la satira debole che non ha questo mandato e cerca di conquistarselo. "Ma io, onestamente, questa grande richiesta sociale di prendere in giro il Papa non la vedo proprio". »


da Avvenire


In momenti di “battaglia culturale” un giornale tira acqua al proprio mulino da tutti i canali e le rogge disponibili. Ricorrono quindi a quelli che chiamo gli inverosimili “scienziati politici”.


Sono esperti d’ogni ambito disposti per convinzione politica a dire peste e corna dell'avversario, torcendo la propria fetta di scienza ad uno scopo polemico.


Ricordo che il Manifesto, in occasione della manifestazione di piazza per i 4 body guards rapiti in Iraq, intervistò precipitosamente un sociologo “di famiglia”. Lo “scienziato politico  subito assicurò ai lettori che la folla non si era riunita per solidarietà ai rapiti( i.e., “tranquilli, la solidarietà resta monopolio nostro...” ), ma perché la massa genera gratificazione, spirito di gruppo ed istinti primordiali.


La tesi traballava, innanzi tutto perché qualsiasi corteo ricadrebbe sotto queste accuse, ma ciò non era importante. Il vero scopo era screditare una piazza che nell'imbarazzo generale si mostrava solidale alle sorti di 4 bulli armati professionisti.


Lo stesso ha fatto di recente il quotidiano Avvenire con una intervista ad un divertente semiologo. Interessi per la filosofia del linguaggio? Più che altro, la voglia di azzannare la "pericolosa minaccia laicista", ovvero la caruccia imitazione di Crozza( diosanto... ormai hanno un lessico da ciclostile come l'Unità... ).


Secondo lo scienziopolitico, la comicità non richiede intelligenza, acume per i particolari e spirito del paradosso, no! essa richiede un "mandato popolare". Bisogna intercettare ed interpretare un diffuso sentimento nella gente verso le autorità. Se invece non si ha legittimazione, per il semiologo trattasi di ambiziosi individui alla ricerca di un consenso per sé stessi e le proprie idee.


L’affermazione un po' forte ricorda il Luttwack imitato da Guzzanti: “Questi individui noglobal sono opposizione extraparlamentare. Non li ha eletti nessuno, quindi non sono legittimati: ma come cavolo si permettono di aprire bocca...?”


Non mi è chiaro in realtà il senso dell'idea. Perché mai se non ci si aggrega al popolo si deve essere degli ideologi ambiziosi? Che garanzie ci sono che il popolo sia sempre l'oppresso che si lamenta contro il potente manigoldo?


Ricordate un attimo la canzone popolar-populista "Giulio" di Baccini che faceva furoreggiare piazze e stadi nei giorni convulsi di Mani Pulite.


"Giu', giu', giu' giu', giu-lio-o. Giu', giu', giu' giu', giu-lio-o. Chi ha permesso il calo della borsa? Andreotti. Ma lasciatelo stare, poverino. Questo dargli addosso è assurdo e cretino. Chi ha sbagliato manovra? Andreotti. Chi c'e' dietro la piovra? Andreotti. Siamo tutti pieni di pregiudizi convinti di pulir l'Italia da tutti i vizi. Giu', giu', giu' giu', giu-lio-o. etc. etc."


Allora il cantante, come altri libertadores del pueblo, aveva un bel "mandato", che veniva dalla sfiducia per la classe politica. E mentre si scatenava ovunque la caccia con doppietta al democristiano, fioccavano i suicidi tra colpevoli ed innocenti e la Lega raggiungeva il massimo storico del consenso, quella era una gran bella vigliaccata.


Ma stando letteralmente alla tesi di Avvenire, nulla di male. E' chiaro però che l'intento del quotidiano non è giustificare casi del genere- e che cosa allora?


Avvenire si rivolge alle cosiddette “grandi masse cattoliche”, se mai sono esistite( intendo, al contempo sia cattolici sia “massa” ). Facendo da alfiere vessilifero di questa buffa battaglia, spera che qualcuno si accodi dietro di lui, insomma che le masse si ridestino. E’ come quei corridori in volata forsennata che di quando in quando si voltano per controllare la situazione- solo che il corridore non vorrebbe avere nessuno dietro, Avvenire gradirebbe una folla.


Un po' si sono impermalositi per la caricatura, ma ciò che davvero va ribadito è che l'Italia è un paese cattolico di massa: se il paese non si è scandalizzato finora, allora dovrà farlo anche a forza di articolazzi dove è elogiato il comico che sbertuccia in nome della “maggioranza trasversale”( ovvero: Tesi del Giullare di Dio di Grande Coalizione ).


Vero è che potrebbe essere tutto una burla... insomma scrivere della “satira antipapale” fa morire dalle risate. Ma se non fosse, una domanda scontata: in questa ardita tesi sociale delle masse trasversali che stucchevolmente “vogliono bene al papa”, il massivo quotidiano da chi è legittimato?

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mercoledì, 22 novembre 2006
Chiarificazione

Il post qui sotto sui poveri di intendacchio nasce da certe indegne cagnare di Avvenire, e ne seguiranno altri.

Ragioni della caciara: una graziosa imitazione tv del Papa, del quale ho una stima enorme, e uno sceneggiato sulle coppie omosessuali, letto strumentalmente come apologo di Zapatero, populista-socialista su cui in Italia si è costruito un mito immaginario.

Molti e da diverse posizioni hanno dissentito dalle brutali sparate del
giornaluzzo catalogabile come “pornosoft intellettuale”. Tutti, con sussiego squinzio, sono stati definiti dal quotidiano "alcuni laicisti italiani" o "trinariciuti". Ora, io non ricado in nessuna della due categorie, e vorrei far notare moltissime sempliciotterie veicolate nelle pieghe di questa polemica.

E' piuttosto irritante farsi dare il "la" da articoli di questa risma, ma mi è difficile trattenere l'irritazione davanti alla pochezza di queste idee. A volte, non possumus non irasci- no, così come ne possumus quidem non ridere...
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mercoledì, 22 novembre 2006

      Beoti gli scarsi di intendacchio

« L'ha ribadito il cardinale Walter Kasper: questo tipo di satira[ i.e. sul Pontefice ] “ non è rispettosa perché non si può danneggiare e demolire una persona di questa autorità. Una certa autorità, sia del Papa che di altri va rispettata, altrimenti si distrugge tutto ” ha detto, aggiungendo che “ occorre rispettare una certa autorità non solo per la fede, ma anche per una certa autorità morale. La satira in tal senso non fa bene perché si vuole creare una società del ridicolo ”. »


Niente humour sul pontefize perkè sozietà difenta riticola, e se si rite di menschen, di uomini ach! si riterà anke di Dio e non zi sarà niente più autoritèt... Toh, una tesi nuova... La diceva anche quel monaco folle... come si chiamava? Jorge il cieco.

Ora Madame le Cardinal, sale e pepe e ingoierà le pagine avvelenate del libro sulla Commedia di Aristotele, nevvero?

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giovedì, 16 novembre 2006

          Il Corazzato Kotionkin

V'era sempre, insomma, a metà sala un tipo barbuto sui ventott'anni, che chiamerò C.K. . E badate bene che attorno al nocciolo duro di verità potrei avere un po' rimaneggiato, tanto che lui non deve essere per forza una persona sola.

Alla fine di ogni assemblea C.K., qualunque fosse l'argomento, dopo aver recitato un dettagliato Salmo sulla riforma universitaria, attaccava con il Gloria: "le contraddizioni insanabili della società liberalcapitalista."

Si poteva aver parlato di bioetica o delle lauree specialistiche, ma njet! quale che fosse il tema lui riusciva a piegarlo al suo schema universale.

Queste contraddizioni capitaliste sono come i batteri per un biologo- e lui, con un occhio ormai diventato un microscopio, le vedeva ovunque, anche se non sono visibili.

Nell'aula studio di cui non si trova la chiave, nel caratteraccio brusco del professore, nel call-center e nelle concertazioni degli autoferrotranvieri, nei privati infiltratisi negli atenei- come l'università della 3° età -, ma soprattutto nel fatto che i professori "ormai intercettano il dominante clima qualunquista, omologandosi, lasciando spazio all'avvento sociale dei tecnocrati capitalisti e sottomettendosi alle logiche di mercato."... Dovunque contraddizione insanabile che risale ad un'unica marcia radice.

( Quasi a dire che l'italiano di Fascisti su Marte è solo un pallida copia della realtà. )

Va da sé che il barbuto non aveva la minima soluzione a nessuno dei problemi fuoritema che elencava- ma a tutto quanto sì!

Io in quei momenti ho sempre avuto la tentazione di mettermi in ultima fila, darmi due girate di sciarpa fin sul naso, camuffare la voce e poi...

«Scusi, avrei io una cosa che io ho, e che mi sento di...» 

«Cosa ha parlato? »

«So-sono, sarei io la cosa... Io avrei fatto un pensiero, uno su, cioè su Eisenstein, il quale storicistamente, mi pare, esprimere bene la ola neoconservatrice...»

«La ola?»

«Sì, cioè no, insomma esprime la onda crescente neo lib-lab...»

«Molto interessante, poveraccio, molto interessante. Anzi "ola" descrive bene la dinamica di classe. Venghi venghi, e dichi pure al microfono il suo pensiero su teoria e prassi della ola neocon

Salgo fino alla pedana.

«Io penso che... - sguardo circospetto - penso che il comitato giovanile leninista antieconomicista è una CAGATA PAZZESCA... »

                   - SALVA DI APPLAUSI DI 95 MINUTI -

( conoscendo il clima, in verità, temerei per lo meno grugniti come "qualunquista clericofascista", seguiti da cannibalismo rituale... ahm! mozzichi...! )

  

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categoria:politica, serio ma non troppo
martedì, 14 novembre 2006

        Old, great ideas

«Ehi, firma! L'Italia ha bisogno di uno Stato laico e tollerante!» fa il volantinaro radicale con piglio ingrugnato. «Dobbiamo essere un paese di cittadini tolleranti!»

«Non sono tollerante- a me proprio piacciono le persone...» fa l'allegro passante imbacuccato.

( John Locke jr. e il suo gioviale becchino... )

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categoria:cocacola laic, serio ma non troppo
domenica, 12 novembre 2006

  DIALOGO TRA UN UOMO E UN MUCCHIO DI FOGLI



Caro libro di carta,


tu stai là. La copertina di una finta pelle, il titolo stampato con un inchiostro quasi scomparso. "Sele frdd". «Le stelle fredde»- completo io con un sussurro. «Guido Piovene»- aggiungo poi. Racconto bello, lucido e bello.


L'ho letto tutto? Sì, anzi no, avevo letto il De America, ma la lettura di quest'altro libro si era interrotta a pagina cento perché avevo altri tre tomi in sospeso.


Non impazzisco per la letteratura: quello che può essere scritto può stare nella filosofia e nelle poesie. Il resto è meglio se viene raccontato a viva voce o dentro di noi, nella nostra memoria. Anzi, neanche: pure la filosofia sta stretta e scomoda trai caratteri stampati. Non citatemi adesso l'enciclopedica Summa theologica, che quella non era fatta per essere compulsata con la lettura solitaria e muta.


Più passa il tempo e più mi convinco che i libri sono una costrizione stupida delle parole. Certo, è utile per farle girare e risuonare, ma a caro prezzo... Poi da un giorno all'altro cambio idea, e riempio di libri lo sgabello che mi fa da comò, ma resto perplesso davanti a te, libro di carta.


Ma perché resto così incerto, se non ho tentennamenti sul contenuto dei libri e vedo chiaramente l'utilità spropositata della scrittura?


Poi mi ricordo che una domenica di un anno fa avevo acceso la televisione. Era una rete regionale, un tg; io ero in tuta e con una tazza di cioccolato solubile in mano.


Claudio Magris intervistato ad una fiera locale di libri. L'intervistatrice era un'oca, sembrava il tizio dell'appendice artistico-culturale del Tg3, quello che starnazza sempre "Che meraviglia!".


Allo scrittore viene posto il solito quesito, quello che risuona spesso alle fiere di cartivendoli: «Professor Magris, in Italia si legge molto poco rispetto agli altri paesi. Come mai?»


Che scatole! diciamoci la verità, nessuno ha la più pallida idea di che cosa facciano o non facciano negli altri paesi. In Italia la cronaca ed il reportage sulle cose estere sono un genere più vicino al fantasy che al giornalismo.


E anche la nostra Italia è del tutto ignota, coperti come siamo da un velo d’oligopolio culturale. Siano pro o contro il sistema, la stella polare di chi scrive e descrive resta sempre la politica, non la verità. Che ne sanno dell'Italia?


Il resto dell'intervista però mi sorprende. «Professor Magris, in Italia si legge molto poco rispetto agli altri paesi. Come mai?» dice dunque la personcina querula.


Magris la guarda con un modesto sbuffo. «Sì, io ho sempre avuto l'impressione che in Italia si leggesse e si scrivesse molto. Ma evidentemente Lei ha- si ferma - ...ha altri dati». Io faccio un piccolo sorriso, mentre bevo la cioccolata seduto sull'angolo di una sedia.


«E' vero, noto che i miei studenti conoscono di meno i classici. Ma per la mia generazione i libri erano essenzialmente strumenti di comprensione, di conoscenza del mondo. Oggi si hanno a disposizione anche altri strumenti per fare la stessa cosa, per conoscere. La scrittura non va idolatrata.»


Ora senza cioccolata ci ripenso: una scrittura che non va idolatrata... Fisso il muro con un sorriso pacifico sulle labbra, le braccia incrociate dietro la testa.


Caro libro di carta, forse ti ho capito. Allora, pace fatta?


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categoria:dies cotidianus, traccia scritta
giovedì, 09 novembre 2006

           Le uova del dodo


Si scopre, frugando nel Philosopher's Index Bibliographic Database( ma basti qui ), che a Umberto Eco l'umanità deve l'abissale quesito semiotico: “Ma la gamba di legno del capitano Achab era quella di destra o quella di sinistra?”.


Orrore e scandalo! Ecco, mentre Giorgio Bocca già accusa Eco di questi sfacciati dubbi revisionisti( e quasi filo-fascisti ), il professor Umberto E. pare stia vergando un nuovo profondo saggio, molto "contro" e molto "avanti": “Humpty Dumpty era un grosso uovo... ma dal culo di quale uccello?”


( Verosimile fantascenario dei patemi culturali della sinistra italiana. Oh, si scherza... io adoro Umb. Eco! )

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categoria:politica, humor di pessimo gusto
domenica, 05 novembre 2006


                                Nomi delle cose

Ahia, mal di denti! Però leggere giornali patinati dal dentista spesso è illuminante.

Essendo lettissimi, viene da sospettare che quello che scrivono sia in qualche senso vero, oltre ad essere del tutto falso. Resta solo da chiedersi in che senso sia vero quello che senza dare nell'occhio veicolano, e che nome dobbiamo dare a queste cose.


Di solito non uso volentieri la parola anima, ma commento una frase di un vecchio Focus. "Se non si ha un'anima, neppure ti possono torturare per salvartela."


Ma geniale... Vediamo di generalizzare.

Se uno non ha la vita, neppure può soffrire.

Si chiama aborto selettivo.

Se uno non si preoccupa di porre questioni politiche, neppure verrà avrà problemi dal potere né dalla maggioranza.

Si chiama acquiescenza.

Se uno non si impegna con nessuno dicendo "Ti amo e starò con te per sempre", neppure soffrirà troppo perdendolo.

Si chiama paura degli altri.

Se uno si fa un'idea delle politica con una prona ri
cerca di idee sui giornali, non fatica troppo ad essere un cittadino attivo.

Si chiama impegno civico per procura.

Se uno non si espone con le proprie idee mettendo nei rapporti umani questioni che vogliono una presa di posizione, non si rischierà la stima altrui né amicizie.

Si chiama non avere affatto amici.



Se si avessero solo dubbi su ogni cosa, il mondo sarebbe più libero da fanatismi e violenza.


Si chiama ridurre le persone a mucchi di idee, perché il dubbio è solo una facoltà dell'uomo, non è l'uomo.

Et sunt nomina rerum...

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categoria:dies cotidianus