Correcta corrige
Dopo il sarcasmo le spiegazioni, anche se sono solo sulla forma e non sul contenuto.
Sono stato un po' duro con Emanuele Sederino. Severino ha elaborato una teoria filosofica per sostituire il concetto di "divenire" con quello di apparire: perché mai pensiamo- si chiede lui-, come fosse una ovvietà, che qualcosa che non c'era, ora c'è? e che le cose divengono e cessano? il divenire significa anche il rimpianto continuo, perché ogni cosa costantemente muore. Errore di prospettiva, secondo Severino, dal basso, troppo in basso: tutte le cose sono eterne, ma non si mostrano contemporaneamente. Sorgono e tramontano, come il sole all'alba e alla sera, e c'è una differenza non da poco tra cessare e celarsi. Perché scegliamo con tanta fretta la prima delle due opzioni?
Lui usa una metafora per chiarire la sua tesi: noi vediamo la cima della luce di una candela luminosa, ma la vetta della fiamma non potrebbe esistere se non avesse il suo nero centro attorno allo stoppino. Il nero è, fuor di metafora, tutto ciò che ora ci si cela e che permette l'apparire. Fisicamente, come esseri biologici, possiamo concentrarci con lo sguardo sulla fiamma o sulla ombra, sul celato o sul presente solo in momenti diversi, ma il nostro pensiero di esseri razionali riesce a coglierli assieme in una unità.
Questa capacità umana d'accorgersi che ogni frammento non si dissolve ma si vela, ed esiste anche nell'ombra Severino la chiama la Gloria.
E' una tesi affascinante, di nessuna applicazione pratica ma di grossi effetti ontologici, etici e teologici. Severino afferma che questa posizione è incompatibile con l'idea di potenza e atto, ma non tutti sono d'accordo. La sua posizione, dal momento che garantisce di per sé che il tutto, l'Essere, è eterno, mostrerebbe che Dio è frutto di un errore di prospettiva: se tutto esiste, noi non abbiamo bisogno di un garante dell'esistenza, cioè del Dio che crea e fa esistere.
Alcuni suoi allievi, invece, come il teologo Giuseppe Barzaghi o. p. o l'eticista Carmelo Vigna osservano che Dio non esiste nel tempo da sempre, come fosse il trait-d'union di tutti gli istanti legati tra di loro, ma esiste fuori dal tempo e dalla creazione, nell'eternità: cogliere la Gloria è presentarsi davanti al trono di Dio.
La carica polemica della sua posizione viene in realtà molto ridotta se la si guarda da vicino- e questo non è un male neanche per Severino, perché così il contenuto viene chiarito e valorizzato.
Il difetto di Severino è che non argomenta questa idea a livello filosofico, ma cerca puntelli esterni ed estrinseci. Gioca sporco, usa trucchi. Non dice che la sua tesi è vera e filosofica, ma dice che le altre sono contraddittorie e che la sua teoria ha appigli anche in discipline empiriche. Non dice neanche che la sua tesi è razionale, cioè loghikè o legata al logos, in un senso che va al di là della logica e della ricerca empirica- come è proprio dell'ontologia- ma si spertica in affermazioni come: "un uomo in potenza è contraddittorio, perché qualcosa non può logicamente essere e non essere". Ma spero di avere chiarito che tesi come queste si basano su rozzi equivoci.
Non ce l'ho con Severino, ma non si può forse fare una benevola spanzata di risate su di un uomo che spreca sé stesso?