
Ci ricordiamo tutti quei quindici minuti in cui Emanuele Severino, persona che pochi prendono davvero sul serio e che troppi prendono sul serio per puro spirito filisteo, fece discutere l'Italia sulla contraddittorietà di uomo in potenza. Aveva torto.
Mostrare che "uomo in potenza" sia contraddittorio o meno è ovviamente piccolo vantaggio. Va da sé... se un embrione è un uomo in potenza, non per questo è già un essere umano ed anche una persona( per questo servono altre argomenti di supporto ). Eppoi, il caso in cui un embrione sia una persona non implica per lui pieni diritti, né il caso contrario esclude una tutela!
Ma è proprio la marginalità della questione ad essere interessante... perché non se ne accorse nessuno? Ci s’infervorò, si venne divisi tra "scienziati e teocon"( sic ) e pochissimi videro i marchiani errori dell'argomento. Perché tanta fretta a proclamare le righe di Severino sacrosante e razionali, di più: molto "laiche"- checché significhi - e "illuministe"?
Azzardo una supposizione. C'è un fenomeno sottile e subdolo che spesso s’insinua nell'argomentazione politica. In principio alcune idee nascono da ciechi entusiasmi di partito. Poi vi si definisce sopra il metro di ciò che è razionale o meno. Infine, dimentichi del primo passaggio, si attaccano le idee avversarie perché poco "razionali". Il guaio non è tanto il circolo vizioso, ma il distorcimento del concetto di "razionale": la ragione di per sé è un metodo oggettivo che ci dice come appurare se qualcosa è vero, e non è un elenco di cose che si presume essere vere solo in quanto recano l'etichetta "razionali".
Non farò qui il difensore della teoria della potenza e dell'atto, perché avrei più di qualche appunto filosofico da fare. Ma del resto neppure è richiesto, perché Severino non dice che la teoria è falsa ma contraddittoria: a me basta esporla in modo semplificato ma coerente. Mi scuso se la lettura sarà un po' complessa.
Il centro della discussione era se parlare di un essere umano in potenza è cosa sensata o aria fritta. Chi vuole rileggersi le tesi di Severino sul nichilismo e la follia della potentia, e sul rischio assurdo di vederci davanti dei non-uomini, chessò degli zombie, generati da tale orrende macumbe aristoteliche può cliccare qui ovvero andare sull'archivio testi del crepuscolo delle scintille( vedi link a sinistra ). Un uomo in potenza - ovvero, alla latina, in potentia - significa progetto di uomo iscritto non nella mente di qualcuno o sopra un foglio di carta, ma in un certo qualcosa.
Una pura sostituzione non è impossibile, se si parla di oggetti complessi composti da materia e da parti. Il seme è composto da parti che sono la nuda base per la sua struttura di "seme", e che per questo gli sono indispensabili perché possa sussistere; i suoi componenti, con potentia propria, possono sempre diventare qualcosa che non è compatibile con un seme. Dal momento che il progetto di albero è iscritto nel seme e non nelle sue parti, se i componenti diventano qualcosa che non può supportarlo, esso si corrompe ed è sostituito dalla terra. Pur sempre, però, da qualche parte ci sarà un divenire.
Per un biologo, il cui scopo è classificare e prevedere lo sviluppo ed il funzionamento dell'organismo, queste differenze sono superflue. Insomma, contro quello che Severino dice, la scienza se ne fotte della potenza e dell'atto, e se ne infischia di sapere se il Marco delle
Diciamo la verità: quanti hanno mai sentito la parola “potentia” parlando con il lattaio, fosse anche un lattaio tomista? Ecco, non è un termine molto usato: si preferisce ricorrere al termine da cui deriva, "potere" o "poter essere". Ma che cosa vuol dire "potere"?
Dal momento che il verbo ha diversi usi, perdo mezz'ora a descrivere quali fesserie vengono fuori se si confondono i vari sensi.
La possibilità più semplice è quella logica, vale a dire la mancanza di autocontraddizione: "Eno non ha scritto un post su Ahmadinejad" è una frase di sicuro falsa, ma che non cozza contro sé stessa e dunque è logicamente possibile. Noi diciamo che essa è “impossibile” solo nel senso che abbiamo la certezza assoluta della sua falsità. Viceversa “Gino non è Gino” è una frase che inciampa su sé stessa, e pertanto è logicamente impossibile. Altro significato del verbo "potere" è la possibilità empirica o fattuale. Io non posso volare sbattendo le braccia, tuttavia non sarebbe logicamente assurdo un mondo di uomini Superman( i fumettofili sapranno che comunque Superman su Crypton era un palestrato qualsiasi ). L’ultimo senso di "potere" è quello da cui siamo partiti e che si distingue nettamente da quelli menzionati ora: la potenza come progetto inscritto in qualcosa, ovvero come precondizione che qualcosa "diventi".
Proviamo ad immaginare il progetto di una palazzina a due piani.
Non è affatto necessario che la palazzina venga costruita, perché i fondi potrebbero mancare in corso d'opera o sopraggiungere problemi geologici. Dunque, è fattualmente possibile che il processo di costruzione s’interrompa o non inizi. Ma se anche la palazzina venisse interrotta o mai iniziata, non ne cambierebbe il progetto. Non sarebbe una diversa potenza, chessò: il progetto di una non-palazzina, per usare l'italieno di Severino. Ugualmente gli operai a metà lavoro potrebbero anche fare di testa loro e costruire un garage anziché il palazzo. Così però attuerebbero una diversa potenza, mandando a mare il progetto originario. Dovremmo dire che, con un atto di forza, la potenza originaria è stata annientata e sostituita con un altra.
Ora trasponiamo il discorso ad un essere umano.
«Poniamo una potenza d'uomo. La potenza empiricamente può attuarsi o meno: il primo ed il secondo caso non possono logicamente darsi contemporaneamente. E' di fatto possibile che un uomo in potenza non arrivi a diventare un uomo compiuto, e quindi non c'è certezza che la potenza si realizzi. E' anche empiricamente possibile che la potenza cessi, e che in luogo dell'uomo in potenza sorga qualcosa che è radicalmente diverso: infatti, la potenza è sempre iscritta in un certo tipo di materia. Se un embrione viene sopraffatto da un tumore, la potenza d'uomo viene meno. In tal caso, però, non diremo che un uomo in potenza è diventato un non-uomo, ma che esso è venuto meno perché si sono disgregate le sue parti, ed al suo posto ora c'è qualcos'altro. Non c'è stato un divenire dell'embrione, ma un divenire del suo materiale biologico che ha annientato l'embrione e quindi anche la potenza d'uomo.»
Se però si traduce quest’argomento nel lessico di Severino, tutto si perde in un unico, vago "potere". In termini di argomentazione, questa fallacia si chiama moltiplicazione dei termini, perché un'unica parola indica cose disparate.
«Poniamo una potenza d’uomo. La potenza è potenza di cose opposte. E' possibile che la potenza d’uomo non dia un uomo ed è possibile che al posto dell'uomo venga fuori qualcos'altro. Quindi essa è anche potenza di un non-uomo. Ergo, la potenza è contraddittoria.»
Non è che sia contraddittoria la potenza: è confuso il lessico.
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