domenica, 28 maggio 2006
 
              A me non sembra di essere una persona
 
dalle "Pre-persone" di Philip Dick, a quasi un anno dal referendum
 
[...]
   Poco lontano dal boschetto di cipressi, Walter- che stava giocando al re della montagna - vide il veicolo bianco, e capì di cosa si trattava. E’ il camion degli aborti, pensò.
   E’ venuto a prendere qualche ragazzino per un postparto giù alla clinica degli aborti.
   E, aggiunse mentalmente, forse sono stati i miei genitori a chiamarlo. Per me.
   Corse a nascondersi tra le more, sentendo i morsi delle spine ma dicendosi che era sempre meglio di farsi risucchiare l’aria fuori dai polmoni. E’ così che funziona; eseguono il postparto contemporaneamente su un intero gruppo di bambini. Hanno una grande stanza apposta per quello. Per i figli che nessuno vuole.
   Infilandosi più a fondo nel cespuglio, tese l’orecchio per sapere se il camion si sarebbe fermato; sentì il motore che andava.
   "Sono invisibile" disse a se stesso, una battuta che aveva imparato per la recita scolastica di "Sogno di una notte di mezza estate", pronunciata da Oberon, il personaggio da lui interpretato. Quando il re diceva quella frase, nessuno poteva più vederlo. Forse avrebbe funzionato anche in quell’occasione. Forse le parole magiche funzionavano anche nella vita reale; così ripeté ancora una volta: "Sono invisibile." Ma capì subito che non lo era.
   Poteva vedersi le braccia, le gambe e le scarpe, e sapeva che anche loro - tutti, soprattutto il tipo del camion degli aborti, ma anche sua madre e suo padre - potevano vederlo. Se avessero guardato.
   Se era davvero lui che cercavano, questa volta.[...]
   Il sole lo stava arrostendo, e lui lanciava rapide occhiate al camion degli aborti, ma più che altro ne ascoltava il motore, che continuava a emettere i suoi rumori; il cuore di Walter si riempì di speranza mentre il veicolo continuava ad andare. Un altro ragazzino era stato trascinato alla clinica, non lui; qualcuno più su lungo la strada.
   Uscì con non poche difficoltà dai rovi, scosso e graffiato in più punti, e si incamminò passo dopo passo verso casa. E mentre si trascinava per la via iniziò a piangere, soprattutto per il dolore dei tagli ma anche per la paura e il sollievo.
   "Oh, Signore!" esclamò sua madre quando lo vide. "Nel nome di Dio, cosa hai combinato?"
   Balbettando, lui rispose: "Ho… ho visto… il camion… degli aborti."
   "E hai pensato che fosse per te?
   Lui annuì, in silenzio.
   "Ascolta, Walter," iniziò Cynthia Best, piegandosi a prendere le mani tremanti del figlio tra le sue, "ti prometto, io e tuo padre ti promettiamo, che non sarai mai spedito alla County Facility. E in ogni caso sei troppo grande. Prendono solo i bambini fino a dodici anni."
   "Ma Jeff Vogel…"
   "I suoi genitori ce l’hanno fatto rinchiudere prima che il nuovo regolamento entrasse in vigore. Non potrebbe succedere, adesso. E di sicuro non succederà a te. Stammi a sentire… tu hai un’anima; la legge dice che ogni ragazzo dai dodici anni in su ne ha una. Quindi non può andare alla County Facility. Capisci? Sei salvo. Ogni volta che vedi il camion degli aborti, è per qualcun altro, non per te. Non sarà mai per te. E’ chiaro? E’ venuto per un bimbo più piccolo che non ha ancora un’anima, una pre-persona."
   Col capo chino, senza incontrare gli occhi della madre, lui ripose: "A me non sembra di avere un’anima; mi sento lo stesso di sempre.
"
   "E’ una questione legale", scattò lei. "Strettamente collegata all’età. Un’età che tu hai già superato. La Chiesa degli Osservatori ha costretto il Congresso a promulgare questa legge - in realtà, al principio i tizi della chiesa volevano un limite di età inferiore; sostenevano che l’anima entra nel corpo a tre anni, ma furono costretti a giungere a un compromesso.
Ma l’importante, per te, è che sei legalmente al sicuro, nonostante le tue paure; hai capito?"
   "Okay" rispose lui, annuendo. [...] Ma Jeff non è più tornato."
   "Forse qualcuno che voleva un figlio è andato alla County Facility, lo ha trovato e ha deciso di adottarlo. Magari adesso ha una coppia di genitori migliori che si prendono davvero cura di lui. I bambini vengono tenuti alla clinica trenta giorni prima di essere annientati… messi a dormire, voglio dire", si corresse alla fine.
   Walter non si sentiva rassicurato. Perché sapeva che "mettere a dormire" era un’espressione tipica della Mafia. Si allontanò dalla madre, non volendo più il suo conforto.
   Lei aveva sprecato quell’occasione, per quanto lo riguardava; aveva rivelato qualcosa di se stessa o, in ogni caso, aveva mostrato le basi di ciò in cui credeva, di quello che pensava e, forse, di come era. Di come erano tutti. Ma io so di non essere diverso, si disse Walter, da come ero due anni fa, da bambino; se, come sostiene la legge, adesso ho un’anima, ce l’avevo anche allora, oppure l’anima non esiste… l’unica cosa concreta è quell’orribile camion dalla vernice metallizzata, con le sbarre ai finestrini, pieno di bambini che i genitori non vogliono più, genitori che sfruttano un’estensione della vecchia legge sull’aborto secondo la quale potevano uccidere un figlio ndesiderato prima che nascesse: dal momento che non aveva "anima" o "identità", poteva essere risucchiato da un tubo aspirante in meno di due minuti. Un dottore poteva eliminarne un centinaio al giorno, ed era legale perché il bambino non ancora nato non era "umano". Era una pre-persona. Proprio come adesso con i camion; hanno solo spostato in avanti l’età in cui l’anima entra nel corpo.
   Il Congresso aveva adottato un semplice metro per stabilire con una certa approssimazione questo importante momento: la capacità di comprendere le operazioni matematiche complesse, l’algebra. Fino a che non sviluppava questa caratteristica, l’individuo era solo carne: corpo e istinti primordiali, riflessi animali e risposta allo stimolo.
   Come i cani di Pavlov quando vedevano un po’ d’acqua filtrare da sotto la porta del laboratorio di Leningrado; "capivano", ma non erano umani.[...]
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categoria:philosophia, traccia scritta
venerdì, 26 maggio 2006


                 Avviso

Togliermi dalla circolazione per un po' è cosa per me frequente, anche nella vita extradigitale- e di nuovo sono costretto a farlo.
Mi spiace dover dare buca a chi volenterosamente passa per questo cantuccio della rete.
Non riesco, però, a trovare il tempo per dare forma decente, anzi non decente: intelleggibile, agli spunti che ho in testa. Si va da un paio di appunti polemici su Beppone Grillo, al Male nel beneamato Ricoeur, alle strampalataggini pseudoetiche e paragiuridiche di Zag( Gustavo Zagrebelsky, da non confondere col benemeritissimo Piccolo Zak ) pubblicate su Repubblica e che devo recuperare da un emeroteca, fino a qualche occhiata alle odifreddure involontarie del logico Pi.Gior.Odifred. .
Ma il tempo dove sta? Non nelle mie tasche, per ora.
Continuo a commentare sui blog circonvicini, ma almeno fino a lunedì non riuscirò a scrivere. E in giugno - presento e preannuncio - avendo esami all'università sarò presente in rete solo a sprazzi, a meno di postare solo levità( cioè uno dei miei tag ).

Lievemente vi saluto, Eno

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giovedì, 18 maggio 2006
 
         Oh santo paradiso...
   
«E' uno di quei libri buoni, di quei libri che ti fanno pensare e leggere altri libri...»
Ignoto personaggio allo speciale di Rai2 sul festival di Cannes,
commentando il libro del Codice DaVinci, 17 maggio 2006.
 
Già, vagare di libro in libro e di pensiero in pensiero, cercando una verità celata a noi dal potere...
Pardon: il Potere.
I neocon, i teocon, i sionisti, la Chiesa, i poteri forti, les communautaristes, le lobby editoriali, gli imperialisti... I poteri.
Che importa sapere e cercare la conoscenza? L'importante è pensare e fare pensieri e far ruotare gli ingranaggi a velocità inebrianti, come in una notte brava sull'autostrada.
Che importa se la frizione è premuta ed abbiamo perso il contatto con la realtà?
Nient'altro che pensieri, noi non ci schianteremo mai contro nulla e nessuno.
Ma neanche contro qualcosa ci schianteremo- non ci sconteremo mai contro la realtà.
E' vero che questi libri dimostrano una sete di nozioni e conoscenze, di quesiti, ma non si cerca la realtà nella realtà.
La si cerca in storie che raccontano come tutta la realtà sia niente più che una truffa di qualcuno.
"Scusa, ma chi racconta questa storia?"
Che domande! Non si possono dire le fonti, perché è troppo rischioso e perché i poteri hanno nascosto tutte le prove.
Ogni confutazione di queste tesi è di per sé una prova che qualcuno manipola i fatti e costruisce confutazioni. L'importante è credere e pensare che ci sia sempre qualcosa dietro: solo pensarlo ci permette di "resistere al potere" ed essere liberi.
Singolare, perché a ben guardare questi pensieri di resistenza al potere e la credenza che il potere esista sono la stessa cosa. Lo si postula in maniera surrettizia nell'atto stesso di opporvisi.
E' osservando lo spettacolo vorticoso di questa bizzarra logica che si può capire ciò che si cela dietro Dan Brown.
In fondo, se Brown stesse enarrando balle a valanga il danno sarebbe piccino.
Se un tg falsa la realtà prima o poi verrà scoperto, perderà la faccia e la verità sarà ristabilita. E se anche nel caso peggiore a nostra insaputa credessimo da qui all'eternità sballataggini, diverremmo forse cattive persone? I nostri rapporti, all'interno della comunità degli ignoranti che pure cercano la verità, muterebbero?
No, questa è la tesi degli occultisti sociali: che ci siano cose che noi ignoriamo e la cui ignoranza ci rende peggiori, e dunque che conoscere queste verità ci possa redimere.
Ma da cosa? Dalle nostre responsabilità, dall'impegno politico, dalla difficile ricerca di soluzioni ai problemi sociali ed esistenziali( cliccare per un brillante articolo di Eco che avevo postato ).
Dan Brown non racconta frottole, non soltanto.
Che mai potrebbe farci qualcosa qua e là di falso? Ci farebbe qua e là inciampare e sbagliare, e poco altro.
Questo è invece un epidemia più sottile e disgregante.
Quid est veritas?
La verità è "corrispondenza tra la realtà e l'intelletto", e l'intelletto umano ha una fame inesauribile di conoscenza, cioè di questo ponte tra sé stesso ed il mondo esterno.
Chi sfoglia riviste di terz'ordine, chi sente il bisogno di impegnarsi in politica facinorosa ed estremista, chi al bar si azzuffa in dibattiti su luoghi comuni mantiene, anche se in forma diminuita e goffa, questa tensione.
Ciascuna di queste persone potrebbe abbandonare il sentito dire e con pazienza cominciare a muoversi passo passo verso una conoscenza solida, comunicabile intersoggetivamente, che ci fa cogliere la struttura del mondo circostante.
Benché la "verità" intesa come insieme di cose vere possa sfuggire loro, la verità come ponte con il mondo là fuori rimane splendidamente inalterata.
Neanche ad un ubriacone di periferia si riesce a sopprimere la sete di conoscenza dell'intelletto.
Una fame ed una sete inestinguibili.
Ma di che cosa?
Poniamo che la nostra percezione di che cosa sia la realtà cominci a trasformarsi e a degradarsi, prima nelle parole e poi nella mente.
E' buffo come le parole comincino ad invertirsi di significato.
L'omino su rai2 esaltava come rivelatorii i vangeli gnostici ed apocrifi. "Apocrifo", diceva, "e dunque messo all'indice dalla Chiesa perché scomodo."
Ma "apocrifo" significa "occultato ai più"! cioè iniziatico! E così gli stessi "apocrifi" definivano sé stessi con gioia!
Non fu la Chiesa cristiana a nascondere la verità, ma si ribellò all'idea che la verità potesse stare nei comò e nelle conventicole.
Si noti nell'ultima frase come nel primo caso "verità" significhi "conoscenze vere", ed in questo caso vera dottrina. Nel secondo essa indica invece non solo una serie di dottrine occulte, ma una diversa concezione della corrispondenza con la realtà: non un verum aliquid, un qualcosa di vero, ma la verità in sé.
Rendere iniziatica alla verità significa infatti affermare che essa è una relazione tra l'intelletto e la realtà quale rivelata ad una certa comunità.
E noi come possiamo sapere se questo modo di rivelarsi della realtà è vero? In nessuna maniera ovviamente, possiamo solo aderirvi perché lo riteniamo "giusto".
E che c'è di più giusto che opporsi al potere? a quel potere che comincia ad esistere solo nell'istante in cui noi decidiamo che la vita è una resistenza ad esso e la cui colpevole esistenza ci dispensa dalla risoluzione dei problemi?
Rovesciamento. Ciò che viene chiamato "realtà" diviene pura credenza, anzi di più! Se io credo qualcosa, credo a torto o a ragione che sia vero e cioè che corrisponda alla realtà.
Ma una volta dissolta la realtà, a che cosa dovrebbe corrispondere? Perfino "credenza" perde significato.
La ragione stessa si trasmuta di significato: diventa tutti quegli strumenti che ci permettono di ribellarci intellettualmente al potere.
Nulla conta che questa "ragione intellettuale" costringa l'intelletto a vagare nel vuoto.
"Realtà" "verità" "ragione"... Queste parole continuano a risuonare, ma ormai hanno mutato significato, anzi che cosa possono significare?
Nel suo opporsi ad una eresia la Chiesa cristiana si ribellò più o meno coscientemente ad una concezione ontologica e logica devastante.
Rimarco qui che la questione della verità occulta sfiora solo marginalmente il cristianesimo.
Dietro l'esaltante attacco ai dogmatismi religiosi e dietro la asserita liberazione culturale, si viene impercettibilmente fatti scivolare nella degradazione totale di conoscenza e realtà.
Per chi si oppone e protesta è pronta la accusa di voler retrogradamente difendere la Chiesa.
Del resto- la Chiesa cattolica è un potere.
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categoria:philosophia, disopinioni
sabato, 13 maggio 2006
 
Virgilio Giotti
 
Promesse da marinaio... Ma perché il male e non il mare?
Non però da vicino, ma dall'altezza dell'altipiano carsico.
Suppongo che non molti sappiano che cosa è una osmiza.
Ecco- è in buon italiano una mescita, ad apertura stagionale, dove il propietario della casa e dei campi( l'osmiza ha sede nella casa del padrone ) vende i prodotti della sua terra: salame, porcina, olive, a volte formaggio e vino. Molto vino. Vino terrano, perfino più rosso della terra rossa su cui è coltivato.
Non è un agriturismo perché non è una professione, ma un modo per guadagnare qualche soldo due mesi all'anno.
Il termine viene dallo sloveno osmica( pronunciata come osmìza ) e popola il carso di insegne sovrastate da una frasca, come d'antica usanza.
Ma soprattutto è un luogo di ritrovo conviviale. Chi ci arriva con l'intenzione di restare astemio è guardato male, ma chi ci arriva per prendersi una ciucca è guardato anche peggio.
Ciò che regna è l'assenza dell'italiano. Triestino e dialetti sloveni sono le uniche due favelle lecite.
Anche le vie di mezzo sono possibili... "Dober dan! Ali si videl Stefana? No, nissun no' ga visto Stefano? Bon, alora na svidenje!"
E' un luogo di ritrovo, ed è dunque la presenza delle persone e non il servizio svolto- cioè i bicchieri riempiti di vino - ha fare il luogo: studenti in festa di fine anno, operai, abitanti della frazione passati a bere un bicchiere, famiglie con i figlioletti, innamorati.
Da alcune c'è una parziale vista sul mare, da una si vede l'intero golfo di Trieste.
Come il vino è leggermente aspro( se eccettua un eccellente bianco sperimentato una settimana fa ) ed estranea allo standard linguistico è la lingua parlata, così esiste un tipo di poesia che corrisponde a questo piccolo residuo dell'ottocento e dei secoli prima, quando i lavoratori di Trieste risalivano a volte a piedi fino all'altopiano carsico per andare in osmiza.
E' lievemente triste e odora della muffa delle case popolari, fatte di pietra, di cortili e dell'odore di animali conosciuti troppo bene fin da piccoli per poterli idealizzare.
Descrive vecchi ingrigiti con gli occhi persi nel vuoto per l'assenzio, comari cariche di lavori e di figli, e venditrici di piazza. I bambini giocano con balocchi di terracotta, dello stesso odore dei muri.
Anche i sorrisi e le poesiole d'amore serbano una cupezza di fondo che non è mai artefatta.
Questo ne è un esempio, opera dell'amico di Pasolini Virgilio Giotti.
 
Siora Teresa
da Colori, di Virgilio Giotti
 
 
Siora Teresa                                     Siora Teresa
anima de putela                                 anima di ragazzina
 
Siora Teresa, stamatina,                    Siora Teresa, stamattina,
la ga trovà fiorido                              ha trovato fiorito
el roser in teraza:                               sulla terrazza il roseto:
la se ga messo par 'recini                   si è messa come orecchini
do rosetine zale.                                due rosette gialle.
E tuta la matina par la casa                E tutta la mattina per casa
con quei fioreti freschi                        con quei fioretti freschi
impirai come bùcole                           appesi come pendaglietti
sul rose de le 'rece                             sul rosa delle orecchie
la ghe ga dà de bever ai girani,           ha dato da bere ai gerani,
cavà le foie seche,                             tolto le  foglie secche,
la ga cucado se sarà dimani               dato un'occhiata se domani saranno
za 'verti i fiori,                                    già aperti i fiori,
la se ga messa 'basso a far do ponti,  si è seduta a cucire due punti
'spetar che noi se sia vistidi,               ad aspettare che noi fossimo vestiti
senza sognarse più che la gaveva       senza più ricordarsi di avere
quei oricini.                                       quegli orecchini.
Siora Teresa                                     Siora Teresa
anima de putela.                               anima di ragazzina.
 
Siora Teresa,                                    Siora Teresa
co se ghe dà un de diese,                  quando le danno una da diecimila lire,
come 'na putelina la lo ciol,                come una bambina li prende,
che pensa a l'abitin par Pasqua          che pensa al vestito di Pasqua
e a la musina,                                    e al salvadanaio di terracotta,
ma che a cior se vergogna.                ma che a prendere si vergogna.
Siora Teresa, quando che se passa,   Siora Teresa, quando si passa,
ch'ela c'un fià de pan e do sariese,     lei con un pezzo di pane e due ciliegie
sentada fora a l'aria, la marenda,       seduta fuori all'aria mangia a mezza mattina,
la volta in suso i oci e la ne ridi.         e alza su gli occhi verso di noi e ride.
 
Siora Teresa,                                    Siora Teresa
coi oci ciari e vivi,                             con gli occhi chiari e vivi
c'un rider, co' 'na vose                      con un ridere, una voce
che mostra diese ani,                        che dimostrano dieci anni
ma coi cavei za grisi,                         ma i capelli già grigi,
ma co le grespe in fronte:                  ma le rughe in fronte:
siora Teresa quei 'ricini                     siora Teresa quegli orecchini-
-e pur la ghe sta ben!                        e pure le stanno bene!
 
Che mondo el suo! che vita!              Che mondo il suo, che vita!
Un mondo el xe che noi                     E' un mondo che noi
se lo capissi 'pena,                             lo si capisce appena,
siora Teresa.                                     siora Teresa.
Le su' disgrazie la le vedi lei               I suoi mali lei li vede
come che i useleti i se ricorda            come gli uccelli si ricordano
de le burasche, che ghe ga zucà         delle burrasche, che hanno strappato loro
le piume, che li ga sbatui sui muri.       le piume, che li hanno sbattuti sui muri...
Siora Teresa,                                   Siora Teresa,
ghe xe dei giorni scuri                       ci sono giorni scuri
che volaria poder tornar putel,          in cui vorrei poter tornare ragazzo,
par meterme vizin de lei                    per mettermi vicino a lei
e pozarghe la testa sui zenoci.           e appoggiare la testa sulle ginocchia.
Siora Teresa, tuti tuti noi,                 Siora Teresa, tutti, tutti noi,
povari fioi                                       nulla altro che bambini
no' mai contenti,                              mai contenti,
che se tormenta sempre,                  che si tormentano sempre
che se crùzzia par robe,                   che si affannano per cose,
robe che lei no' la capissi gnente,     -cose che lei neanche capirebbe!
'torno de lei noi tuti quanti, sì,           Attorno a lei tutti quanti, sì,
come putei.                                     come ragazzi.
 
Siora Teresa, la doveva lei              Siora Teresa, lei doveva
no' nasser cussì presto.                   non nascere così presto.
Siora Teresa,                                  Siora Teresa,
una putela                                       una ragazzina
che vadi e vegni par la nostra casa:  che vada e venga per casa nostra:
lei,                                                  lei,
con quei su' oci ciari,                       con quegli occhi suoi chiari,
lei,                                                  lei,
ma coi cavei no' grisi:                      ma i capelli non grigi:
che giri fra de noi, che bagni i fiori,  che ci giri attorno tra di noi, che bagni i fiori,
che ne pareci ela la marenda,          che ci prepari da mangiare al mattino,
che la sia come 'na finestra 'verta    che sia come una finestra aperta
co' fora sol,                                    con fuori il sole,
che co la testa pesa                        così che quando la testa pesa
e diol, e brusa i oci,                        e fa male, e bruciano gli occhi,
se lassi star, se vadi                        si lasci tutto e si vada
un poco a vardar fora.                    un poco a guardare fuori.
 
Ma se doveva 'lora                         Ma allora si doveva
no' nasser cussì presto,                   non nascere così presto,
siora Teresa,                                  siora Teresa,
anima de putela.                             anima di ragazzina.
postato da: enochirios alle ore 23:13 | Permalink | commenti
categoria:dies cotidianus
mercoledì, 10 maggio 2006
 
              Pardon
 
Innanzitutto: ma perché i link mi appaiono a momenti in ordine cronologico e non alfabetico?
Bontà celeste, una assenza di NOVE GIORNI!
Niente, non riesco a trovare buchi di tempo. Prometto che venerdì pubblico un post, cioè quello su Ricoeur che avevo scritto di getto ma devo rifinire.
Ringrazio chi è passato, e mi spiace che abbia trovato la casa vuota. Come scrivevo su un simpatico post del piccolo zaccheo sono mentalmente "in viaggio sullo Zeppelin".
Al più faccio qualche commento su blog amici dal computer dell'università.
Unico appunto del giorno: da netto critico del comunismo e perplesso osservatore del pacifismo, è stata una gioia per me sentire un galantuomo come Bertinotti proclamare il nuovo presidente della Repubblica.
Persona coerente, culturalmente preparata, capace di disputare con rigore, ex-segretario dell'ultimo partito italiano che sia un partito e non una masnada aziendale, gerachica o populista, un uomo pacifista fino in fondo e non come molti pacifinti.
Solo, Giorgio Napolitano... detto da uno che si interessa di politica dai suoi 13 anni: ma chi è Giorgio Napolitano?!?
Un nome vago della mia memoria che ora si aggira nelle stanze del Quirinale...
Forse un minimo di trasparenza non avrebbe guastato.
A venerdì!
postilla delle 19.00: Sì, so chi è Napolitano ma non riesco a non pensare che è un riesumato. Al tg3, invece, non possono che osservare gongolanti che con Napolitano finisce la pregiudiziale antincomunista e finisce un'era.
Vero, ma l'era è finita- a seconda dei punti di vista - nel 1989 con la caduta del muro. O con la pubblicazione( in Italia censurata culturalmente ed editorialmente ) delle opere metodologiche di von Hayek e Popper che mostravano come le teorie sociologico-economiche marxiste non possano funzionare, anzi che le classi sociali sono CONCETTI POPOLARI senza cpacità esplicativa. O è finita con Moro, con la svolta di Craxi, con la socialdemocrazia anticomunista in Germania...
Insomma, l'epoca finisce ora perché è finita da tempo l'epoca del comunismo.
Ma lo sanno che il comunismo è più che morto- si è dimostrato falso?
Che senso ha gongolare ora, come se fosse un riconoscimento in ritardo ad una delle più fantasiose cantonate della storia politica umana?
Per l'amor di Dio, la piantiamo con queste ridicole nostalgie?
In Italia, con un certo paradosso, la persona che più onestamente ha fatto i conti con quel passato è il buon Bertinotti il quale ha ammesso che i leader del passati sono "morti e non solo in senso anagrafico."
Anch'io posso avere nostalgia dell'attivismo operaio( piuttosto mal indirizzato a dire il vero ), ma questi commentatori hanno nostalgia non del clima ma di alcune idee FALSE che turlupinavano innumerevoli poveracci. Anzi, se quelle idee fossero state applicate, avrebbero peggiorato la vita operaia come poco altro.
Cari presentatori, gongolisti & opinionisti, che nostalgia volete avere degli errori del passato?
Se proprio volete, abbiate nostalgia di quelli che fate ora. Anche se comunque poco acuti, sareste almeno più simpatici...
postato da: enochirios alle ore 14:48 | Permalink | commenti
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lunedì, 01 maggio 2006
 
           Mi pento e mi dolgo
     ( almeno, comincio a farlo... )
 
Che bello apprendere che il Nulla( emiliano, male minore e futuro premier ) si dà da fare consultando le correnti politiche del CSM per formare il governo... Qualcuno potrebbe dire che l'esecutivo coopta il potere giudiziario.
Mi sono chiesto da quando avevo 17 anni perché, in un paese dove vige il diritto positivo e non la common law, i magistrati debbano distinguersi sulla base dell'essere in quota a questo o quel partito.
Se in Italia valesse il principio del precedente giuridico, le idee di fondo di un magistrato, descrivibili in una corrente, potrebbero essere di qualche importanza. Ma no, in Italia il magistrato non fa che applicare la legge- perché farsi eleggere al CSM in base al colore politico?
Tanto vale che mettersi un cappuccio nero in testa e appendere un quadretto con piramide spezzata, occhio e compasso sul muro.
I Radicali, di cui contesto metodi e "campagne" ma non per questo il merito delle medesime, avevano proposto un referendum anni fà per abolire questa strambaggine. Ora tutti zitti...?
 
Che bello sapere che ad una manifestazione come il 25 aprile sia possibile solo per chi è non solo antifascista ma un "vero antifascista"( cioè un aderente o simpatizzante del marxismo o al più del socialismo ).
Non è chiaro se viceversa sia vietato di partecipare anche a sostenitori di totalitarismi, dittature od ideologie diverse ed opposte al fascismo. Parrebbe di no: yuppidù, tutti ad abbonarsi a Micromega!
 
Che bello leggere il segretario generale della Cgil milanese Rosati dire:
«I fischi alla Moratti sono espressione di un dissenso politico ragionevole se si considera che molte di queste contestazioni provengono dall'ambiente della scuola, visto che lei non si è dimessa da ministro dell'Istruzione. Naturalmente su di lei si riversano le insoddisfazioni legittime per le politiche che il governo di centrodestra ha fatto in questi cinque anni nella scuola - ha proseguito il segretario -. D'altro canto sono posizioni che noi come Cgil condividiamo pienamente. Noi l'abbiamo invitata come candidato per Milano, il fatto che sia ministro è una incongruenza sua e non ne dobbiamo rispondere noi.»
Già, visto che il primo maggio è festa nazionale di tutti i cittadini, sono invitati i cittadini, mica altro!
E' incongruenza sua se uno oltre ad essere un cittadino è pure qualcos'altro: carrozziere, ministro, di sinistra, di destra, albino, mancino, proletario...
Che resti cittadino... noi che c'entriamo?
 
Certo il Nulla ed il centrosinistra sono il male minore. Ma di quanto minore?
postato da: enochirios alle ore 16:29 | Permalink | commenti
categoria:politica, humor di pessimo gusto