E’ venuto a prendere qualche ragazzino per un postparto giù alla clinica degli aborti.
E, aggiunse mentalmente, forse sono stati i miei genitori a chiamarlo. Per me.
Corse a nascondersi tra le more, sentendo i morsi delle spine ma dicendosi che era sempre meglio di farsi risucchiare l’aria fuori dai polmoni. E’ così che funziona; eseguono il postparto contemporaneamente su un intero gruppo di bambini. Hanno una grande stanza apposta per quello. Per i figli che nessuno vuole.
Infilandosi più a fondo nel cespuglio, tese l’orecchio per sapere se il camion si sarebbe fermato; sentì il motore che andava.
"Sono invisibile" disse a se stesso, una battuta che aveva imparato per la recita scolastica di "Sogno di una notte di mezza estate", pronunciata da Oberon, il personaggio da lui interpretato. Quando il re diceva quella frase, nessuno poteva più vederlo. Forse avrebbe funzionato anche in quell’occasione. Forse le parole magiche funzionavano anche nella vita reale; così ripeté ancora una volta: "Sono invisibile." Ma capì subito che non lo era.
Poteva vedersi le braccia, le gambe e le scarpe, e sapeva che anche loro - tutti, soprattutto il tipo del camion degli aborti, ma anche sua madre e suo padre - potevano vederlo. Se avessero guardato.
Se era davvero lui che cercavano, questa volta.[...]
Il sole lo stava arrostendo, e lui lanciava rapide occhiate al camion degli aborti, ma più che altro ne ascoltava il motore, che continuava a emettere i suoi rumori; il cuore di Walter si riempì di speranza mentre il veicolo continuava ad andare. Un altro ragazzino era stato trascinato alla clinica, non lui; qualcuno più su lungo la strada.
Uscì con non poche difficoltà dai rovi, scosso e graffiato in più punti, e si incamminò passo dopo passo verso casa. E mentre si trascinava per la via iniziò a piangere, soprattutto per il dolore dei tagli ma anche per la paura e il sollievo.
"Oh, Signore!" esclamò sua madre quando lo vide. "Nel nome di Dio, cosa hai combinato?"
Balbettando, lui rispose: "Ho… ho visto… il camion… degli aborti."
"E hai pensato che fosse per te?
Lui annuì, in silenzio.
"Ascolta, Walter," iniziò Cynthia Best, piegandosi a prendere le mani tremanti del figlio tra le sue, "ti prometto, io e tuo padre ti promettiamo, che non sarai mai spedito alla County Facility. E in ogni caso sei troppo grande. Prendono solo i bambini fino a dodici anni."
"Ma Jeff Vogel…"
"I suoi genitori ce l’hanno fatto rinchiudere prima che il nuovo regolamento entrasse in vigore. Non potrebbe succedere, adesso. E di sicuro non succederà a te. Stammi a sentire… tu hai un’anima; la legge dice che ogni ragazzo dai dodici anni in su ne ha una. Quindi non può andare alla County Facility. Capisci? Sei salvo. Ogni volta che vedi il camion degli aborti, è per qualcun altro, non per te. Non sarà mai per te. E’ chiaro? E’ venuto per un bimbo più piccolo che non ha ancora un’anima, una pre-persona."
Col capo chino, senza incontrare gli occhi della madre, lui ripose: "A me non sembra di avere un’anima; mi sento lo stesso di sempre."
"E’ una questione legale", scattò lei. "Strettamente collegata all’età. Un’età che tu hai già superato. La Chiesa degli Osservatori ha costretto il Congresso a promulgare questa legge - in realtà, al principio i tizi della chiesa volevano un limite di età inferiore; sostenevano che l’anima entra nel corpo a tre anni, ma furono costretti a giungere a un compromesso.
Ma l’importante, per te, è che sei legalmente al sicuro, nonostante le tue paure; hai capito?"
"Okay" rispose lui, annuendo. [...] Ma Jeff non è più tornato."
"Forse qualcuno che voleva un figlio è andato alla County Facility, lo ha trovato e ha deciso di adottarlo. Magari adesso ha una coppia di genitori migliori che si prendono davvero cura di lui. I bambini vengono tenuti alla clinica trenta giorni prima di essere annientati… messi a dormire, voglio dire", si corresse alla fine.
Walter non si sentiva rassicurato. Perché sapeva che "mettere a dormire" era un’espressione tipica della Mafia. Si allontanò dalla madre, non volendo più il suo conforto.
Lei aveva sprecato quell’occasione, per quanto lo riguardava; aveva rivelato qualcosa di se stessa o, in ogni caso, aveva mostrato le basi di ciò in cui credeva, di quello che pensava e, forse, di come era. Di come erano tutti. Ma io so di non essere diverso, si disse Walter, da come ero due anni fa, da bambino; se, come sostiene la legge, adesso ho un’anima, ce l’avevo anche allora, oppure l’anima non esiste… l’unica cosa concreta è quell’orribile camion dalla vernice metallizzata, con le sbarre ai finestrini, pieno di bambini che i genitori non vogliono più, genitori che sfruttano un’estensione della vecchia legge sull’aborto secondo la quale potevano uccidere un figlio ndesiderato prima che nascesse: dal momento che non aveva "anima" o "identità", poteva essere risucchiato da un tubo aspirante in meno di due minuti. Un dottore poteva eliminarne un centinaio al giorno, ed era legale perché il bambino non ancora nato non era "umano". Era una pre-persona. Proprio come adesso con i camion; hanno solo spostato in avanti l’età in cui l’anima entra nel corpo.
Il Congresso aveva adottato un semplice metro per stabilire con una certa approssimazione questo importante momento: la capacità di comprendere le operazioni matematiche complesse, l’algebra. Fino a che non sviluppava questa caratteristica, l’individuo era solo carne: corpo e istinti primordiali, riflessi animali e risposta allo stimolo.
Come i cani di Pavlov quando vedevano un po’ d’acqua filtrare da sotto la porta del laboratorio di Leningrado; "capivano", ma non erano umani.[...]