Sono tendenzialmente contrario al puro copincolla di articoli, ma come resistere a "Matematico Impertinente Incontra Menti Straordinarie"...? Candido hic, sic et nunc P.G.Odif. all'ignobel prize dell'anno, sezione divulgazione( leggere subito l'articolo sottostante per capire bene il tutto ).
Pretendere che un economista e teorico dei sistemi politici come Arrow sappia qualcosa di definitivo su una specifica situazione politica( come confondere un fisico con un elettrotecnico ), che un linguista come Chomsky possa trasporre il peso della grammatica generativa nel suo polemismo politico, che un biologo come Dulbecco possa esprimersi in materia di scienze sociali, ovvero studio delle religioni( chemmai, la società un organismo? )...
E' una riproposizione del principio di autorità, altro che moderni santi del paradiso laico! Eppoi da quando in qua i santi si ascoltano? Al massimo si imitano, ma per la loro via verso Dio. E se proprio si vuole avvicinarsi utilmente ad un bravo ricercatore, si imiti la ricerca, non il suo privato chiacchiericcio.
Già, forse al docente di logica sfugge che se si è un eccellente ricercatore, lo si è per la cosa che si ricerca, e non per il proprio brillante carattere.
Grazie al cielo i poveri intervistati cercano di svicolare in ogni modo alle strampalate domande di Pie.Giorg.Od. come: "Ma Allah, Gesù e Buddha sono come padre, figlio e spirito santo?" Ma uno, due, tre... fino a quanto bisogna contare per rispondere mantenendo la pazienza?
MATEMATICO IMPERTINENTE
INCONTRA “MENTI STRAORDINARIE”
Odifreddi molesta i Nobel
Il giorno in cui l’Accademia delle Scienze svedese dovesse istituire un Nobel per la divulgazione tendenziosa, al matematico mediatico e ateo orgoglioso Piergiorgio Odifreddi dovrebbe toccare almeno una candidatura. Dopo averci spiegato “scientificamente”, con le interviste immaginarie del “Matematico impertinente” (editrice *****), che religione e superstizione sono la stessa cosa, Odifreddi ha ora raccolto cinquanta interviste a economisti, medici, biologi, chimici, fisici e matematici in un nuovo libro, “Incontri con menti straordinarie” (editrice *****, 388 pagine, 16,60 euro). Le menti straordinarie appartengono per la maggior parte a vincitori di premi Nobel scientifici e di medaglie Fields per la matematica, oltre che ad altri importanti studiosi che hanno segnato la scienza del Novecento. Sono loro, dice Odifreddi, “i santi laici che popolerebbero una versione moderna del Paradiso”. Lui, modestamente, si è ritagliato il ruolo di Virgilio illuminato, che ci guida alla scoperta dei cieli della razionalità fattasi premio. E, rispetto a quegli illustri personaggi da lui intrattenuti in serrate conversazioni, “a noi non rimane che, come disse Albert Einstein a proposito dei brani di Johann Sebastian Bach, ascoltarli e tacere”. Questo è il problema. Siamo certamente disposti ad ascoltare, e pure a tacere, quando il fisico Richard Ernst spiega i principi della spettrografia o quando il matematico Andrew Wiles racconta come è arrivato a dimostrare il famoso e a lungo insolubile teorema di Fermat, e anche quando il chimico Roald Hoffmann rievoca i suoi studi sulla struttura elettronica delle molecole. Ma perché dovremmo ascoltare, addirittura tacere, quando Odifreddi comincia a molestare i Nobel, le medaglie Fields e le menti straordinarie (e quindi, indirettamente, i lettori) con domande del tipo: “Che cosa pensa del sistema elettorale italiano, che permette a un candidato con un enorme conflitto di interessi di diventare primo ministro?”. Il Nobel per l’economia 1972, Kenneth Arrow, al quale quella domanda è stata fatta, risponde che “questo, naturalmente, non è un problema del sistema elettorale. Ciò che non capisco è perché l’elettorato italiano non abbia rifiutato un simile candidato”. Si capisce, però, che Odifreddi non può accontentarsi. Ecco perché, qualche pagina più in là, in un lungo e brillante colloquio con un altro Nobel economista, Amartya Sen, prova a prenderla, in un certo senso, più alla larga: “A proposito di libertà, e in particolare di quella di parola, come giudica la presente situazione italiana, nella quale il primo ministro controlla le tre reti televisive pubbliche e possiede le tre maggiori reti private, oltre a essere il primo editore italiano?”. Sen risponde che “la concentrazione del controllo sui media può certamente danneggiare la libertà di parola”. Ma, purtroppo per l’intervistatore, dice pure che “oltre che con la Mondadori”, ha pubblicato con molti altri editori, “e, naturalmente, ho avuto la più completa libertà di dire cosa volevo in ogni caso, Mondadori compresa” Rimarrebbe, certo, il problema posto da Arrow, ben più insolubile del teorema di Fermat: “Perché l’elettorato italiano non ha rifiutato un simile candidato” (cioè Berlusconi)? Ma non disperiamo. Nella sezione del libro dedicata a medici e biologi, più di una volta Odifreddi si addentra in domande sulle relazioni tra genetica e carattere (la solita bufala riduzionista). A Renato Dulbecco, per esempio, chiede “se anche le scelte religiose potrebbero avere un substrato genetico”. “Può essere benissimo, perché tutti i popoli hanno qualche tipo di religione”, risponde il Nobel 1975 per la medicina. E un altro intervistato, David Hubel (Nobel 1981 per la medicina, grazie ai suoi studi sulla struttura neuronale della corteccia visiva), giura che “ci sono connessioni fra la religione e le funzioni del lobo temporale”, anche se, ammette “per ora conosciamo solo fatti empirici: che certi elettrodi messi in certi posti, o certe droghe somministrate, producono certe situazioni mentali”. Elementare, Odifreddi. Ma allora, giacché ci siamo, perché non fare un passetto in più? Perché non ipotizzare, studiare, ed eventualmente correggere con apposita terapia, una predisposizione genetica al voto filoberlusconiano? Chi ci riuscirà, siamo pronti a scommetterlo, vincerà il Nobel.
Nicoletta Tiliacos, il Foglio 20/4/2006
E basta...
Basta, ho già detto che l'Unione è il male minore riguardo alle libertà individuali ed al bene collettivo, quindi posso permettermi di dire tutto il male possibile- in quanto tutto vero - su alcuni personaggi dello schieramento che voterò. Il Polo, per essere chiari, ha punte di difetti e colpe politiche molto meno numerose, ma una media tenuta sempre alta dal suo sommo vertice- il metro e sessantacinque di Silvio Berlusconi.
Anche se emarginati rispetto al nocciolo duro di Margherita-Ds fassiniani-Rifondazione( i Repubblicani sono oggettivamente quattro gatti ), figure politicamente poco gradevoli nell'Unione sono invece parecchie.
Chiedo scusa per lo stile perentorio.
Di Pietro si candida al potere legislativo con il programma "legalità, legalità, legalità".
Ma mi chiedo- ma come si fa a fare leggi sulla legalità?!?
L'onestà e la legalità sono premesse e fini ovvi della politica: non si può farne programma politico.
Vuole forse Vossia, onorevole DiPietro, costringere la gente, con forza di legge, ad essere buona ed onesta oltre che prevedere sanzioni contro atti socialmente cattivi? Giacché le sanzioni o le misure dell'esecutivo seguono l'azione, non la precedono.
Se proprio si vuole prevenire il crimine ed il reato, bisogna avere un piano di intervento sociale, economico e a volte anche urbanistico( per eliminare la condizione di "periferia" ). Dove sta nel suo programma una concezione organica di società, economia e diritti individuali? La disonestà in sé stessa non può essere eliminata- si può solo cercare di andare alla radice e limitare le possibilità di danno.
Il resto è una demagogia neppure innocua.
I liberali, libertari, liberisti Radicali alleati con i socialisti... Sono così liberali che di fatto hanno fatto smammare DellaVedova perché osava criticare l'anticlericalismo a buon mercato. Sono anche così coerentemente liberisti che facendolo andare verso altri lidi hanno perso l'unico economista della loro intellighenzia.
L'arroganza nel definire d'autorità che cosa sia laicità o meno è insopportabile. E' una tattica condita di clownerie mediatiche, come le mascherate da "vatican talibans" o l'uso di soubrette avvenenti- la Ferilli - o soubrette attempate- la Hack -.
E' inoltre difficile dimenticare come Pannella definì la Corte Costituzionale "cupola mafiosa", solo perché avevo intralciato i suoi piani referendari. Magistratura Democratica, Libertà e Giustizia e compagnia bella, fuori dal parlamento, restarono indifferenti e nessuno reagì in difesa dell'indipendenza tra poteri.
I Comunisti Italiani, porzione di comunisti che per fortuna hanno abbandonato i ben più onorevoli comunisti di Rifondazione, sono convinti che Yasser Arafat sia stato un grande politico a cui intitolare una piazza. Sì? Da almeno sei anni, ben prima della sua morte, ci sono interrogazioni all'europarlamento per sapere dove diavolo sparissero i finanziamenti UE all'OLP.
Tralasciamo poi i libri di testo antisemiti che faceva leggere agli scolari palestinesi con fondi europei. Poi ci si domanda come mai ci siano kamikaze adolescenti che preferiscono morire da "eroi" che agire per costruire un stato palestinese... Ha ragione Glucksman a parlare di un nichilista amore per la morte.
Gli intellettuali dei Girotondi, vicini al correntone DS, rilasciano da anni interviste in mezza Europa in cui si autodefiniscono gli unici oppositori a Berlusconi. Gli altri tutti traditori, collusi o plagiati... Anzi, l'Italia sarebbe un paese dove per ragioni strutturali e culturali non può che esserci una democrazia debole.
Perché qualcosa in Italia sia degno del nome "democrazia", c'è bisogno della loro evangelizzazione laica, micromeghiana & culturale.
Insomma: chi non è apostolo è apostata.
Prodi... Chi ci tocca avere! Umanamente apprezzabile, ma... Le Monde scriveva sul Magnus Europeistus, sull'Uomo di Bruxelles: "Che ci si stupisca o meno, Prodi rimane una avversario credibile di Berlusconi perfino dopo il passaggio alla testa della commissione europea"( corsivo mio ). Mancano solo i risolini di sottofondo.
Ho letto articoli francesi e tedeschi in cui si derideva quella "libera stampa italiana" che teneva sotto silenzio gli scarsi successi di Prodi sull'intera Europa pur di poter avere possibilità di battere Berlusconi.
Mi limito ad aggiungere ancora su Prodi un piccolo editoriale del Foglio di oggi, ovviamente schieratissimo nel commento, ma capace di fare un breve riassunto di Prodi( chi non amasse l'Elefantino, sappia che scorgo bene i limiti di Ferrara ):
«Bruxelles. Doveva essere Churchill, ha fatto peggio di Santer. Quando, nel 1999, Romano Prodi fu nominato alla presidenza della Commissione europea, la stampa internazionale gli tributò un caldo benvenuto. L’esecutivo comunitario presieduto dal lussemburghese Jacques Santer si era appena dimesso e il “professore”, agli occhi degli opinion-maker, era l’uomo del miracolo: far entrare l’Italia e i suoi disastrati conti pubblici nell’euro. Una specie di “Winston Churchill” – si era spinto il Financial Times, bibbia dell’eurocrazia – che avrebbe restituito alla Commissione l’aura dei tempi di Jacques Delors. Soltanto due leader in Europa compresero in fretta quale sarebbe stato l’esito di quella scelta: l’ex cancelliere Helmut Kohl che, orecchiato il nome dell’italiano, chiamò uno dei capi di governo per dirgli: “Volete nominare Prodi? Siete tutti diventati matti?”; e il premier britannico, Tony Blair, che fu il suo grande elettore, perché sapeva che si sarebbe garantito cinque anni di vuoto di politica a Bruxelles. Così è andata. Basta riprendere l’editoriale del Financial Times del 27 maggio 2004 per capirlo. “Romano Prodi è stato disastroso – scriveva il Ft – Era l’uomo sbagliato per questo lavoro. Non ha mostrato né quella visione politica né quell’attenzione per i dettagli che sono richiesti per uno dei più difficili ruoli esecutivi al mondo. Manager incapace, non ha avuto nemmeno abilità comunicative, semmai un’allarmante propensione alle gaffe”. Basta? No, perché l’europeista Prodi ha violato “la lettera e lo spirito dei trattati, voltando completamente le spalle alla Commissione per fare campagna elettorale” in Italia. “La Commissione è un’anatra zoppa e il suo morale è basso”, spiegava il quotidiano della City. Visto che i Venticinque stavano già discutendo del suo successore, “la cosa più onorevole per Prodi è dimettersi”. La debolezza del candidato premier del centrosinistra è stata certificata da euroscettici e euroentusiasti. “Siamo critici della burocrazia di Bruxelles, ma non al punto di volere un esecutivo troppo debole, e dopo cinque anni di Prodi, l’Ue ha bisogno di una leadership forte ed efficace”, ha scritto il Wall Street Journal Europe nel maggio del 2004.»