domenica, 30 aprile 2006
 
                         Idillio carsico
 
 
         Una fiasca de bon nero                 Una bottiglia di vino,
         E una carta de formaio                 una carta di formaggio,
         La mia cioci soto'l scaio                la mia bella sotto braccio,
         Ma che bel che xe in 'sto maio      ma che bello in questo maggio
         Soto el sol a spassegiar                 scampagnare sotto il sole.
 
No, niente post serio ancora... solo estro poetico popolare.
Andare fuori, e fuori dalle mura, nel mio caso sul mio Carso triestino o goriziano...
Ma magari...! Il termine "maio", ormai desueto a Trieste, non è l'unica licenza poetica che mi concedo: piove di brutto su tutta la provincia e sono al momento un'anima spaiata.
Spero con ciò di non essere irriverente nei confronti di Ricoeur e della domanda sul male, però... In un bel libro di Chesterton, Il Napoleone di Notting Hill, in cui riconosco buona parte di me, il santo ed eroe viene visto come parte opposta e complementare del burlone irriverente. Le due metà, quando si fondono creano un prodigio: l'uomo comune.
Ebbene sì, è spesso proprio lo sciammannato con la morosa accanto e un paninaccio di formaggio ad essere nel malkhuth elohim, il regno di Dio. Sia chiaro: purché sia cosciente della briosa ironia e bellezza della sua veste, e purché sia cosciente che la burla esiste già nell'opera divina.
Non è un raffinato estetismo inventato dall'uomo per suo diletto e crepapelle- l'umorismo trabocca di gioia sacra!
Ritorno ora agli studi, che qua e là mi lasceranno spazio per il post promesso.
Meglio: ritorno agli studi ed alla mia contesa con una beautiful mind, con tanto di laurea e titoli accademici... quest'uomo sostiene che il Libro di Giobbe è un'opera ellenistica su uomo che scopre esser Dio un "mascalzone" senza giustizia, riporta davanti a pubblico audiente- seppur smentendolo in privato - che Gesù era un magos orientale e che il concetto di anima dei Vangeli è più o meno equivalente all'interiorità, detta psykhè, scoperta da Socrate.
Olè, che bello...! Non riesco a non sfogarmi, tale è il mio sgomento di fronte a questa dottorale ignoranza( o cattiva fede? ).
Buon ponte del primo per tutti quelli a cui splende il sole( anche il sole dell'intelletto, si intende )!
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categoria:levità
mercoledì, 26 aprile 2006
 
          Ricoeur e il male
 
Sto penando dietro un testo di ontologia formale di Husserl, in cui le premesse a volte seguono le conclusioni, e dietro un saggio di filosofia morale.
Volevo commentare brevemente un articolo francese di Paul Ricoeur, disponibile in rete sul sito dell'Esprit, nell'anniversario della sua scomparsa. Invito a leggerlo chi sa il francese( cliccare su "articolo francese", segnalatemi se il link non funziona ), perché merita ed è scritto in modo facile e scorrevole.
Il tema è il male. Male fisico, male morale.
Non è un saggio arcistraordinario- cose migliori si trovano sull'edizione cartacea dell'Esprit - ma stimola alla riflessione.
Tuttavia mi devo acconentare di scrivere un paio di osservazioni non articolate, per assoluta manzanza di tempo.
  
-Perché usiamo lo stesso termine per indicare male fisico e male morale? Di fatto, questo spinge a pensare che anche il male fisico sia un torto che ci viene fatto.
La sofferenza non svanirebbe se lo concepissimo diversamente, ma sentirci mal amati, in quanto vittime di un male senza possibilità di ribellione, può intrappolarci in una pastoia dell'animo, inibendoci ogni azione. La sofferenza è infatte parte di noi, ed è un dato di fatto quanto il nostro corpo: se una parte di noi è un "torto", che subiamo in modo impotente e non semplicemente constatiamo, finiamo per considerarci marci. Ci vergogniamo di soffrire, chiediamo scusa al mondo senza ragione o lo malediciamo.
  
-Ovviamente non è una pura questione di termini. Questa unità di torto e sofferenza è per noi CONCETTUALE ed affonda fino ai miti cosmogonici, dove la sofferenza è frutto di una colpa o di un’impurità. La stessa idea riaffiora anche in alcune utopie. Chi afferma che se si eliminasse l'ingiustizia ed i torti e si giungesse ad una società perfetta( la cui realizzazione di solito è un inferno in terra, ma vabbè... ), l'uomo potrebbe facilmente perfezionare sé stesso, curarsi, e debellare ogni malattia, compie la stessa identificazione: se soffriamo è perché qualcuno è responsabile od omette il suo aiuto. Male fisico = male morale.
  
-In entrambi i casi sapere "perché" è la risoluzione alla nostra inquietudine sulla sofferenza. Il perché rimanda ad un passato antico, o ad un futuro avvenire. Entrambi sono LONTANISSIMI.
  
-Anche chi pensa che la risposta più semplice sia darsi da fare per curare le sofferenze, nel proprio profondo è turbato dalla presenza di queste, e non sa darsene ragione. La sua idea di mondo ha una struttura precisa, in cui NON riesce a trovare un posto adeguato per la sofferenza. Essa è rubricata sotto la voce "capita". Lui è in grado di curare le piaghe e le ferite, ma di fronte a chi soffre nell'animo per il proprio dolore fisico non sa che fare o dire.
Alla fine la ragione per cui cerca di curare le sofferenze è che vuole cancellarle dal suo orizzonte. Forse in molte cose dell'ingegneria genetica i timori sono eccessivi ed ingiustificati, e gli effetti potranno portare benefici, ma il desiderio ansioso e tutt'altro che umanitario di annichilire la sofferenza è indizio di un’indole morale non diversa da questa qui descritta.
Questo sostenitore dell'attivismo e del "darsi da fare" non è diverso dall'utopista.
 
-Esiste un modo di considerare il male che non disperda il nostro presente in un infinitamente lontano, passato o futuro? Se Dio è sempre, è anche qui e ora, dove noi viviamo ed agiamo.
E' un Dio onnipresente, non un Dio che rimanda in eterno gli appuntamenti.
( continua, spero e a presto! )
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categoria:philosophia
giovedì, 20 aprile 2006



Sono tendenzialmente contrario al puro copincolla di articoli, ma come resistere a "Matematico Impertinente Incontra Menti Straordinarie"...? Candido hic, sic et nunc P.G.Odif. all'ignobel prize dell'anno, sezione divulgazione( leggere subito l'articolo sottostante per capire bene il tutto ).

Pretendere che un economista e teorico dei sistemi politici come Arrow sappia qualcosa di definitivo su una specifica situazione politica( come confondere un fisico con un elettrotecnico ),
che un linguista come Chomsky possa trasporre il peso della grammatica generativa nel suo polemismo politico, che un biologo come Dulbecco possa esprimersi in materia di scienze sociali, ovvero studio delle religioni( chemmai, la società un organismo? )...

E' una riproposizione del principio di autorità, altro che moderni santi del paradiso laico! Eppoi da quando in qua i santi si ascoltano? Al massimo si imitano, ma per la loro via verso Dio. E se proprio si vuole avvicinarsi utilmente ad un bravo ricercatore, si imiti la ricerca,  non il suo privato chiacchiericcio.

Già, forse al docente di logica sfugge che se si è un eccellente ricercatore, lo si è per la cosa che si ricerca, e non per il proprio brillante carattere.

Grazie al cielo i poveri intervistati cercano di svicolare in ogni modo alle strampalate domande di Pie.Giorg.Od. come: "Ma Allah, Gesù e Buddha sono come padre, figlio e spirito santo?"
Ma uno, due, tre... fino a quanto bisogna contare per rispondere mantenendo la pazienza? 


    MATEMATICO IMPERTINENTE



INCONTRA “MENTI STRAORDINARIE”
 


Odifreddi molesta i Nobel




Il giorno in cui l’Accademia delle Scienze svedese dovesse istituire un Nobel per la divulgazione tendenziosa, al matematico mediatico e ateo orgoglioso Piergiorgio Odifreddi dovrebbe toccare almeno una candidatura. Dopo averci spiegato “scientificamente”, con le interviste immaginarie  del “Matematico impertinente” (editrice *****), che religione e superstizione sono la stessa cosa, Odifreddi ha ora raccolto cinquanta interviste a economisti, medici, biologi, chimici, fisici e matematici in un nuovo libro, “Incontri con menti straordinarie” (editrice *****, 388 pagine, 16,60 euro). Le menti straordinarie appartengono per la maggior parte a vincitori di premi Nobel scientifici e di medaglie Fields per la matematica, oltre che ad altri importanti studiosi che hanno segnato la scienza del Novecento. Sono loro, dice Odifreddi, “i santi laici che popolerebbero una versione moderna del Paradiso”. Lui, modestamente, si è ritagliato il ruolo di Virgilio illuminato, che ci guida alla scoperta dei cieli della razionalità fattasi premio. E, rispetto a quegli illustri personaggi da lui intrattenuti in serrate conversazioni, “a noi non rimane che, come disse Albert Einstein a proposito dei brani di Johann Sebastian Bach, ascoltarli e tacere”. Questo è il problema. Siamo certamente disposti ad ascoltare, e pure a tacere, quando il fisico Richard Ernst spiega i principi della spettrografia o quando il matematico Andrew Wiles racconta come è arrivato a dimostrare il famoso e a lungo insolubile teorema di Fermat, e anche quando il chimico Roald Hoffmann rievoca i suoi studi sulla struttura elettronica delle molecole. Ma perché dovremmo ascoltare, addirittura tacere, quando Odifreddi comincia a molestare i Nobel, le medaglie Fields e le menti straordinarie (e quindi, indirettamente, i lettori) con domande del tipo: “Che cosa pensa del sistema elettorale italiano, che permette a un candidato con un enorme conflitto di interessi di diventare primo ministro?”. Il Nobel per l’economia 1972, Kenneth Arrow, al quale quella domanda è stata fatta, risponde che “questo, naturalmente, non è un problema del sistema elettorale. Ciò che non capisco è perché l’elettorato italiano non abbia rifiutato un simile candidato”. Si capisce, però, che Odifreddi non può accontentarsi. Ecco perché, qualche pagina più in là, in un lungo e brillante colloquio con un altro Nobel economista, Amartya Sen, prova a prenderla, in un certo senso, più alla larga: “A proposito di libertà, e in particolare di quella di parola, come giudica la presente situazione italiana, nella quale il primo ministro controlla le tre reti televisive pubbliche e possiede le tre maggiori reti private, oltre a essere il primo editore italiano?”. Sen risponde che “la concentrazione del controllo sui media può certamente danneggiare la libertà di parola”. Ma, purtroppo per l’intervistatore, dice pure che “oltre che con la Mondadori”, ha pubblicato con molti altri editori, “e, naturalmente, ho avuto la più completa libertà di dire cosa volevo in ogni caso, Mondadori compresa” Rimarrebbe, certo, il problema posto da Arrow, ben più insolubile del teorema di Fermat: “Perché l’elettorato italiano non ha rifiutato un simile candidato” (cioè Berlusconi)? Ma non disperiamo. Nella sezione del libro dedicata a medici e biologi, più di una volta Odifreddi si addentra in domande sulle relazioni tra genetica e carattere (la solita bufala riduzionista). A Renato Dulbecco, per esempio, chiede “se anche le scelte religiose potrebbero avere un substrato genetico”. “Può essere benissimo, perché tutti i popoli hanno qualche tipo di religione”, risponde il Nobel 1975 per la medicina. E un altro intervistato, David Hubel (Nobel 1981 per la medicina, grazie ai suoi studi sulla struttura neuronale della corteccia visiva), giura che “ci sono connessioni fra la religione e le funzioni del lobo temporale”, anche se, ammette “per ora conosciamo solo fatti empirici: che certi elettrodi messi in certi posti, o certe droghe somministrate, producono certe situazioni mentali”. Elementare, Odifreddi. Ma allora, giacché ci siamo, perché non fare un passetto in più? Perché non ipotizzare, studiare, ed eventualmente correggere con apposita terapia, una predisposizione genetica al voto filoberlusconiano? Chi ci riuscirà, siamo pronti a scommetterlo, vincerà il Nobel.




 Nicoletta Tiliacos, il Foglio 20/4/2006



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martedì, 18 aprile 2006
 
             Ahmadinejad
 
Cose di tutt'altro registro, legate alla cronaca più incombente che per ragioni pratiche non posso affrontare se non con qualche giorno di ritardo.
 
«Israele è un albero marcio, rinsecchito, che sarà annientato da un'unica tempesta. Il regime sionista è in via di estinzione.[...]
Se c'è un serio dubbio sull'Olocausto, non ci sono dubbi sulla catastrofe e l'olocausto che colpiscono i palestinesi - ha poi affermato - alcune potenze occidentali credono che nel corso della seconda guerra mondiale una parte della popolazione ebrea sia stata uccisa e, per compensare questa catastrofe, hanno creato il regime sionista. Se pure una simile catastrofe fosse vera, perché è la popolazione della regione che deve pagarne il prezzo?» 
                    Il presidente iraniano Ahmadinejad
 
 
Non so fino a dove arrivi la pura retorica di quest'uomo, il quale di fronte ai timori per usi militari del nucleare in Iran, minaccia esiti bellici contro Israele.( Spero che il nuovo governo si insedi al più presto e prenda precise posizioni di politica estera, ma ahimè la politica estera e la questione "fondamentalismo islamico" sono per Prodi un fianco scoperto. )
Sono parole orrende- e strane.
La tempesta che spazza gli alberi della foresta è un immagine di Isaia. L'unico superstite o "resto"di questa catastrofe è il tronco o ceppaia di Jesse.
Io mi sono fermato di botto sulla parola "tempesta". Il termine ebraico di Isaia, così reso, suona in originale: "sho'ah".
Anche se fosse una pura coincidenza lessicale, poco cambierebbe per le inquietanti parole ed il loro valore.
Non si sta minacciando un puro attacco bellico ad uno stato, cosa che si porrebbe sul puro piano di politica estera, con i suoi pesi, contrappesi ed organismi sovranazionali. In tal caso ci sarebbero in gioco solo interessi economici o militari, relativamente facili da limitare. Ci si potrebbe oppore o si potrebbe mediare: un interesse è volere "qualcosa" di concreto, NON volere "qualcuno" o desiderare una folle ed immanentissima renovatio mundi.
No, si parla di una estirpazione morale, senza eccezioni o ceppi superstiti: è il "sionismo", l'anima presunta di Israele( radicata in tutti gli ebrei che non rinuncino a qualsiasi radicamento nazionale e da essi indistinguibile ) a dover essere distrutta.
Questa è la minaccia di un secondo annientamento.
Poco importa che il sionismo vero e proprio, quello che cominciò la 'alyah( il ritorno in Terra Santa per un ebreo ) ben prima della creazione di Israele per decisione dell'Onu, fosse un movimento di inizio Novecento laico, socialista e tendenzialmente pacifico.
Nessuno dei maggiori politici israeliani odierni è realmente sionista: un uso improprio e pericoloso dei termini.
Forse Ahmadinejad vuole solo fugare le "perplessità"  sull'Olocausto passato attraverso uno venturo- su quest'ultimo non ci sono "seri dubbi", c'è una minaccia esplicita.
Dunque, prima prova del prossimo governo: che farà? e come concilierà le tendenze "antisioniste" di Verdi, Comunisti Italiani e parte di Rifondazione con il dovere di prendere posizione? Soprattutto: come tratterà politicamente la posizione di Teheran, visto che questa non è pura politica?
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categoria:politica
lunedì, 17 aprile 2006
       
             Succhi gastrici
   
Uh bello, Calderoli! Il cavadenti lumbard diventa giurista.
Non so come si risolverà la questione del voti d'apparentamento: sarebbe caruccia( esteticamente parlando ) una svolta teatrale.
Caruccio per chi ha senso dello humor nero, quello che si basa sul ribollimento dei succhi gastrici per lo sconcerto, ma sarebbe anche un disastro istituzionale. L'unico vantaggio: nuove elezioni, con esito più chiaro.
La sua analisi, assai cavillosa, della legge si basa sul fatto che i voti delle liste apparentate devono essere conteggiate sulla base della somma nazionale delle circoscrizioni. Plurale.
"Quindi" devono essere almeno due.
Sì...?
    
«In questo reparto sono permesse le visite dei parenti, signor Rossi, ma solo fino alle 6.»
«Parenti a visitarmi...? Io ho solo una vecchia zia. Vorrà dire che mi porterà infuso e biscottini per un tè all'inglese delle 5.»
«Mi duole, signor Rossi, ma allora il suo è un caso del tutto diverso: si tratta di solo una parente, per giunta donna.
Si parla forse di visite delle parenti? Noi medici sappiamo ben leggere, seppur non riuscendo a scrivere alcunché di leggibile. Il regolamento è chiaro- e la flessione italiana ancor di più.
Dura lex, sed lex.»
«E' vero, è vero... Riconosco con onestà il mio torto. Anzi la ringrazio di avermi aperto gli occhi, dottore.
Muoio in pace e senza biscotti. Amen.»
  
Achille Campanile redivivo. E con fazzolettone verde.
Non oso immaginare che cosa dovrebbe accadere in quei paesi dove non esiste solo il singolare ed il plurale, ma pure il duale( due mani, due piedi, due amici ) come in Slovenia.
Le circoscrizioni elettorali- volilne enote, al plurale - dovrebbero per forza essere almeno tre, per garantire un conteggio delle liste apparentate!
Se qualcuno conosce altri strani casi linguistici-leghistici, mi faccia sapere.
Oh che spasso la politica!
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categoria:humor di pessimo gusto
sabato, 15 aprile 2006
 
Lascerò forse il sabato santo un pezzo un po' velenoso come il precedente in coda al serpentone dei post? Ma neanche per idea...!
 
            Buona Pasqua a tutti
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categoria:
sabato, 15 aprile 2006
 
       Toh, lo notano...
 
E' un piacere sapere che un articolo di Repubblica ( oppure cliccare qui ) noti come Benedetto XVI non sia né integralista né fondamentalista.
Sul numero di una settimana fa c'è un piccolo resoconto delle vicende del nazionalismo polacco, di radio Maryia e di padre Rydzyk
Il tutto viene condito con espressioni colorite quali "anatema del papa" e "Polonia profonda", calco chiarissimo su deep America.
Come spesso accade, la cronaca estera funge da trama neutra su cui ricamare alcune punzecchiature del tutto estranee alla notizia, ma care alle orecchie dei lettori: un cattolicesimo sentito oscuro ed autoritario anche quando combatte antisemitismo e nazionalismo, e l'allusione ad un pericolo globale di origine religiosa( e soprattuto idealmente di stampo americano! )
Pazienza, almeno viene riportato il fatto.
Peccato che la notizia sia vecchia di almeno tre mesi. Il nunzio apostolico aveva lanciato già in gennaio un pesante avvertimento contro ignoti, facilmente identificabili con Rydzyk.
Le Figaro, l'11 gennaio di quest'anno, scriveva:
  
«La visita di Benedetto XVI in Polonia, alla fine di maggio, suonerà la campana a morto per Padre Rydzyk? La figura di spicco della corrente fondamentalista ha ricevuto ieri un serio avvertimento dal Vaticano che ha denunciato attraverso un comunicato della nunziatura apostolica le attività istituzionali di certi membri del clero i quali agiscono senza autorizzazione della loro gerarchia. Qualificate "illegali e nocive alla Chiesa", queste sono passibili di sanzioni in virtù del diritto canonico, ha aggiunto il comunicato.
Nessuno è citato, ma come nota un dignitario cattolico Tadeusz Pieronek, ognuno avrà compreso che quste consegne si applicano direttamente a Padre Rydzyk, a capo di un impero mediatico e di una rete associativa assai attiva. Da parecchi anni questo redentorista conduce attraverso radio Maria , il quotidiano Nasz Dziennik, la catena via cavo Trwam( Io resisto ) ed una scuola di giornalismo posta nel suo feudo di Torun una crociata in armi contro l'Europa "neopagana" che minaccia di trasformare i Polacchi in lustrascarpe e di "imporre loro lo yiddish come il Cremlino imponeva loro un tempo il russo".
Nazionalista, antisemita e xenofobo, padre Rydzyk sogna di rievangelizzare l'Europa. A modo suo. Numerosi polacchi rivolgono l'orecchio con attenzione a lui. Radio Maria può vantare tre milioni di ascoltatori e buona parte del clero pensa sottovoce ciò che Padre Rydzyk osa dire a voce alta »
( articolo integrale qui )
      
Quanto riesce ad essere potente una cronaca precisa, puntuale e TEMPESTIVA, anziché un "dibattito democratico" tra intellettuali sui giornali, no?
Bastava poco a capire che non c'è un tentativo di fusione tra politica e religione, contro cui anni fa lo stesso allora cardinale aveva preso posizione( altra cosa sono alcune ambiguità dei termini "vita" e "natura" in ambito bioetico e non ).
Già, ma di nuovo...- peccato che la notizia sia vecchia di tre mesi!
Ma 3 mesi fa impazzava in Italia una discussione di linguistica teorica sui suffissi.
Ovvero: magna et subtilissima disquisitione sulla differentia tra laico et laicista.
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categoria:disopinioni, sgiornalismi
giovedì, 13 aprile 2006
  
           Umano e fuorimano
 ( oggi sfogo personale, considerazioni politiche a domani o più in là )
  
Primavera. Dove c'erano rami secchi, dove una collina fuorimano, a tre chilometri dal centro, pareva da lontano, nei mesi freddi, coperta da sbaffi di inchiostro grigio, tutto assume una incredibile varietà di verdi, dal cupo degli ulivi alla tinta banale dei susini e al colore indefinibile dei noccioli.
Dalla strada trafficata, ormai al margine della trabordante fascia industriale, è impossibile non sentire i fischi di merli, e vedere i voli di alcuni rapaci. Di lato ad essa una strada si inoltra in una zona di campagna lungo un fiumiciattolo e vari stagni, stretta tra le pendici di due colline; ad addentrarvisi in macchina o in bicicletta si arriva fino alla Slovenia.
 
Uomo. Dove tutto è ancora verde e pieno di gazze e ghiandaie, arrivano i caterpillar e le ruspe. Sbancano 150 m × 80 m, abbattono il bosco e i muretti dei vecchi e abbandonati terrazzamenti ad ulivi.
Le striscie di terra che sostengono i muri sul lato inferiore, chiamate con una bellissima parola popolare coronali, vengono scavate via con i fiori e l'aglio selvatico. Si delinea il tracciato di un centro commerciale che toglierà altro sangue al centro storico.
Dove il rivo si lasciava raggiungere a piedi attravarso le canne, si ergono piloni di cemento e sopra si posa una lingua di asfalto. Grazie al cielo la strada laterale viene risparmiata.
I macchinari si preparano a forare la collina, nel disappunto di chi aveva il bosco dietro casa e si ritroverà a metà tra una arteria stradale ed un inutile centro commerciale, con multicinema e fitness center.
I piloni, viste da una strana angolatura, hanno per me per un secondo una strana somiglianza con quelle edicole religiose ai crocicchi, abitate da madonne e statue di san Rocco.
Ma visti da tutti gli altri 359 gradi è impossibile non capire che san Rocco preferirebbe un alloggio popolare vicino porto Marghera...
  
Pistolotto un po' prevedibile, velato da un'ovvio amore per la propria terra e poco attento ai bisogni economici-di-sviluppo-sociocommerciali-del-territorio... Chiedo scusa per lo stile da uomo qualunque ma, come è inutile dire, sono un po' incazzato. In quel declivio deturpato vedo solo una ferita ad un ricordo d'infanzia e la gloria di un bosco sradicata con violenza.
Comincio a capire perché i profeti andassero nel deserto a cercare l'umanità... Là gli umani non fanno cazzate.
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domenica, 09 aprile 2006
 
                       Con brio
 
Riflessioni, credo dovute ai due bicchieri di vino bevuti iersera...
a) Se vince B e per caso optasse per farsi incoronare Presidente della Repubblica, lasciando la premiership al leader di AN, vedremo una spettacolo manzoniano: l'eterogenesi di Fini.
b) Se vince Prodi, e per caso Rutelli diventa ministro...- ma ve lo immaginate i giornali di lingua inglese? Presente come si rende on english il nome del suo partito? "The leader of the Daisy Party becomes minister of...".
Daisy Party... Che cos'è, un numero speciale di un fumetto disney? Sembra la festa di compleanno di Paperina!
 
( Ok, per chi non frequenta i grandi "classici"- fui bambino anch'io, ed in parte lo rimasi - in lingua originale: Paperina=Daisy )
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categoria:politica, humor di pessimo gusto
sabato, 08 aprile 2006


     E basta...

Basta, ho già detto che l'Unione è il male minore riguardo alle libertà individuali ed al bene collettivo, quindi posso permettermi di dire tutto il male possibile- in quanto tutto vero - su alcuni personaggi dello schieramento che voterò. Il Polo, per essere chiari, ha punte di difetti e colpe politiche molto meno numerose, ma una media tenuta sempre alta dal suo sommo vertice- il metro e sessantacinque di Silvio Berlusconi.
Anche se emarginati rispetto al nocciolo duro di Margherita-Ds fassiniani-Rifondazione( i Repubblicani sono oggettivamente quattro gatti ), figure politicamente poco gradevoli nell'Unione sono invece parecchie.
Chiedo scusa per lo stile perentorio.

Di Pietro si candida al potere legislativo con il programma "legalità, legalità, legalità".
Ma mi chiedo- ma come si fa a fare leggi sulla legalità?!?
L'onestà e la legalità sono premesse e fini ovvi della politica: non si può farne programma politico.
Vuole forse Vossia, onorevole DiPietro, costringere la gente, con forza di legge, ad essere buona ed onesta oltre che prevedere sanzioni contro atti socialmente cattivi? Giacché le sanzioni o le misure dell'esecutivo seguono l'azione, non la precedono.
Se proprio si vuole prevenire il crimine ed il reato, bisogna avere un piano di intervento sociale, economico e a volte anche urbanistico( per eliminare la condizione di "periferia" ). Dove sta nel suo programma una concezione organica di società, economia e diritti individuali? La disonestà in sé stessa non può essere eliminata- si può solo cercare di andare alla radice e limitare le possibilità di danno.
Il resto è una demagogia neppure innocua.

I liberali, libertari, liberisti Radicali alleati con i socialisti... Sono così liberali che di fatto hanno fatto smammare DellaVedova perché osava criticare l'anticlericalismo a buon mercato. Sono anche così coerentemente liberisti che facendolo andare verso altri lidi hanno perso l'unico economista della loro intellighenzia.
L'arroganza nel definire d'autorità che cosa sia laicità o meno è insopportabile. E' una tattica condita di clownerie mediatiche, come le mascherate da "vatican talibans" o l'uso di soubrette avvenenti- la Ferilli - o soubrette attempate- la Hack -.

E' inoltre difficile dimenticare come Pannella definì la Corte Costituzionale "cupola mafiosa", solo perché avevo intralciato i suoi piani referendari. Magistratura Democratica, Libertà e Giustizia e compagnia bella, fuori dal parlamento, restarono indifferenti e nessuno reagì in difesa dell'indipendenza tra poteri.

I Comunisti Italiani, porzione di comunisti che per fortuna hanno abbandonato i ben più onorevoli comunisti di Rifondazione, sono convinti che Yasser Arafat sia stato un grande politico a cui intitolare una piazza. Sì? Da almeno sei anni, ben prima della sua morte, ci sono interrogazioni all'europarlamento per sapere dove diavolo sparissero i finanziamenti UE all'OLP.
Tralasciamo poi i libri di testo antisemiti che faceva leggere agli scolari palestinesi con fondi europei. Poi ci si domanda come mai ci siano kamikaze adolescenti che preferiscono morire da "eroi" che agire per costruire un stato palestinese... Ha ragione Glucksman a parlare di un nichilista amore per la morte.

Gli intellettuali dei Girotondi, vicini al correntone DS, rilasciano da anni interviste in mezza Europa in cui si autodefiniscono gli unici oppositori a Berlusconi. Gli altri tutti traditori, collusi o plagiati... Anzi, l'Italia sarebbe un paese dove per ragioni strutturali e culturali non può che esserci una democrazia debole.
Perché qualcosa in Italia sia degno del nome "democrazia", c'è bisogno della loro evangelizzazione laica, micromeghiana & culturale.
Insomma: chi non è apostolo è apostata.

Prodi... Chi ci tocca avere! Umanamente apprezzabile, ma... Le Monde scriveva sul Magnus Europeistus, sull'Uomo di Bruxelles: "Che ci si stupisca o meno, Prodi rimane una avversario credibile di Berlusconi perfino dopo il passaggio alla testa della commissione europea"( corsivo mio ). Mancano solo i risolini di sottofondo.
Ho letto articoli francesi e tedeschi in cui si derideva quella "libera stampa italiana" che teneva sotto silenzio gli scarsi successi di Prodi sull'intera Europa pur di poter avere possibilità di battere Berlusconi.
Mi limito ad aggiungere ancora su Prodi un piccolo editoriale del Foglio di oggi, ovviamente schieratissimo nel commento, ma capace di fare un breve riassunto di Prodi( chi non amasse l'Elefantino, sappia che scorgo bene i limiti di Ferrara ):

«Bruxelles. Doveva essere Churchill, ha fatto peggio di Santer. Quando, nel 1999, Romano Prodi fu nominato alla presidenza della Commissione europea, la stampa internazionale gli tributò un caldo benvenuto. L’esecutivo comunitario presieduto dal lussemburghese Jacques Santer si era appena dimesso e il “professore”, agli occhi degli opinion-maker, era l’uomo del miracolo: far entrare l’Italia e i suoi disastrati conti pubblici nell’euro. Una specie di “Winston Churchill” – si era spinto il Financial Times, bibbia dell’eurocrazia – che avrebbe restituito alla Commissione l’aura dei tempi di Jacques Delors. Soltanto due leader in Europa compresero in fretta quale sarebbe stato l’esito di quella scelta: l’ex cancelliere Helmut Kohl che, orecchiato il nome dell’italiano, chiamò uno dei capi di governo per dirgli: “Volete nominare Prodi? Siete tutti diventati matti?”; e il premier britannico, Tony Blair, che fu il suo grande elettore, perché sapeva che si sarebbe garantito cinque anni di vuoto di politica a Bruxelles. Così è andata. Basta riprendere l’editoriale del Financial Times del 27 maggio 2004 per capirlo. “Romano Prodi è stato disastroso – scriveva il Ft – Era l’uomo sbagliato per questo lavoro. Non ha mostrato né quella visione politica né quell’attenzione per i dettagli che sono richiesti per uno dei più difficili ruoli esecutivi al mondo. Manager incapace, non ha avuto nemmeno abilità comunicative, semmai un’allarmante propensione alle gaffe”. Basta? No, perché l’europeista Prodi ha violato “la lettera e lo spirito dei trattati, voltando completamente le spalle alla Commissione per fare campagna elettorale” in Italia. “La Commissione è un’anatra zoppa e il suo morale è basso”, spiegava il quotidiano della City. Visto che i Venticinque stavano già discutendo del suo successore, “la cosa più onorevole per Prodi è dimettersi”. La debolezza del candidato premier del centrosinistra è stata certificata da euroscettici e euroentusiasti. “Siamo critici della burocrazia di Bruxelles, ma non al punto di volere un esecutivo troppo debole, e dopo cinque anni di Prodi, l’Ue ha bisogno di una leadership forte ed efficace”, ha scritto il Wall Street Journal Europe nel maggio del 2004.»

postato da: enochirios alle ore 15:46 | Permalink | commenti (3)
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