venerdì, 31 marzo 2006
  
            Senza titolo
 
L'applauditissimo "esperto" di bioetica Flamigni mi comunica il 26 marzo dall'Unità che io sono un assolutista se non comincio ogni frase con "secondo me".
Strano! io pensavo che etica, bioetica & eticità varie fossero il trascendimento degli "io", delle singole volontà: "io voglio questo, io credo quest'altro, io vado di qua ma tu di là..."
Dovrò ricredermi, se non voglio una tirannia assoluta con truppe cammellate.
Dunque: «L'etica è il trascendimento dell'io, secondo me
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categoria:disopinioni
mercoledì, 29 marzo 2006
 
                Che diremmo di un uomo...
     
«Tutte queste risposte [ i.e. ateismo e agnosticismo ] fossero pure false meritano il rispetto che le convinzioni umane meritano, non perché siano vere, ma perché altri uomini si identificano con esse.
Non merita invece rispetto la concezione oggi diffusa e per lo più articolata in modo poco chiaro, per cui la questione non sarebbe così importante. Tutto il resto, ciò che ci porta ad agire, è più importante: non vale la pena dedicare il proprio tempo a riflettere su Dio.
Se c'è un dio e se c'è una vita dopo la morte, si vedrà- dopo.
Se si è un uomo per bene ed onesto non dipende dal credere in Dio né dal non crederci. In fondo, gli attentatori suicidi islamici credevano in Dio, anzi era questa fede a motivarli al loro crimine.
Ma io dico che questa visione[...], come diceva un tempo Socrate, mostra un uomo assai penoso.
Chiediamoci che cosa diremmo di uomo il quale venisse salvato da una situazione disperata, fosse restituito alla vita e su cui fosse profusa una cornucopia di favori, ma rimanesse incerto se tutto fosse frutto del caso o il dono segreto di uomo amorevole. Poniamo che quest'uomo dica: «La domanda non mi interessa. Che ci sia o meno l'amore di un benefattore dietro tutto ciò, mi è indifferente. Ciò che ho, ho. Comunque non gli darei un rendimento di grazie» ?
Un uomo di cui abbiamo stima e rispetto ha il desiderio di ricambiare con un ringraziamento, se per questo v'è un destinatario.
Impegnerebbe ogni cosa per venire a capo di ciò, e vorrebbe anche potersi lamentare e protestare se v'è un destinatario.
La gioia si accompagna alla gratitudine e al ricambiare. Un diletto senza un destinatario[ cioè senza la ricerca di un destinatario, ndT ] può accompagnarsi solo all'appagamento ed alla consolazione. [...]»
 
testo di Robert Spaemann, Die Welt 26 marzo 2005
( testo integrale tedesco qui )
   
Robert Spaemann è, per chi non conoscesse, un estroso filosofo morale tedesco, conservatore coerente.
Il brano che commento è preso dal suo Gottesbeweis, cioè dimostrazione dell'esistenza di Dio. E' un articolo ricco qua e là di spunti, ma dal momento che, manco a dirlo, il nodo centrale contiene un errore grosso come una casa, mi limito ad un bellissimo passaggio parentetico.
Usualmente si considera che il valore di una persona non dipenda dalla sua fede, perché si può essere buoni e onesti anche senza credere o credere-che-non.
Questo è un'esperienza quotidiana.
Spesso un cristiano si trova di fronte ad un agnostico e non può in nessun modo non vedere che una persona ottima, eccezionale. Colpito, il cristiano cerca di spiegarsi il fatto e dice perplesso tra sé e sé: "In fondo, senza saperlo, è davvero cristiano...".
L'agnostico, o il filosofo non teista né ateo come Severino, vedendo che il cristiano è anch'esso un ottima persona mormora: "Quest'uomo si professa cristiano, ma lui crede di credere- in realtà pensa e agisce umanamente, da libero pensatore..."
Olè! Alla fine nessuno è davvero ateo, davvero credente, davvero laico...
Si tratta solo di mere parole, e se si eliminano le parole si avrà la pacificazione.
Davvero? Se quelle parole sono insignificanti, allora è una perdita di tempo il lavoro interiore che ha portato gli uomini, con fatica, a cercare una risposta.
Quindi quanti si dedicano a quel lavorio interiore sottraggono tempo ed energie all'onestà ed alle cose palesi e concrete: hanno quantitativamente meno onestà.
Il lavorio, se si vuole, deve restare un sovvrappiù, un hobby.
C'è un sottile e tumorale errore in questa diffusa visione delle cose: la domanda sull'origine delle cose non è per nulla qualcosa di eccedente e facoltativo. La stessa follia della croce cristiana non ha nulla a che vedere con questa idea di optional. Non è neppure- in prima battuta - una richiesta di qualchecosa al di là del nostro mondo: qualcosa dopo la morte, un ambito extrapubblico, una privata consolazione per la propria vita oggettiva.
Essa è, in una frase, ciò che stabilisce il nostro stesso rapporto con la realtà.
"Ciò che ho, ho", dice l'uomo indifferente e attento a cose concrete, ed intende non solo oggetti, ma anche affetti e persone.
Ma la frase, così semplice e suadente, ha effetti crudeli sulla natura umana.
Potrei mai dire che ora mi capita di avere un amico e sono felice che lui sia con me, ma che sarò del tutto indifferente se un giorno lo perdo?
Se l'indifferente seguisse coerentemente il suo motto basato sul verbo "avere", seppure usato in senso nobile, per lui non dovrebbe essere importante l'amico, ma dovrebbe amarne solo la presenza e il diletto che gli dà.
Infatti, l'unica cosa cosa che un uomo può avere è la bellezza dell'amicizia- non potrà mai possedere l'amico che ne è la fonte.
Ma la bellezza dell'amicizia è soltanto una sensazione, e come tale è effimera! Di più: essa può essere originata da persone sempre diverse, e non necessariamente da quell'amico in particolare.
Per raggiungere l'amico, l'uomo deve risalire a rovescio quella amicizia che lui si limita a percepire. Per fare questo, tuttavia, è necessario ammettere che l'amicizia non è solo ciò che lui percepisce, cioè il fatto che ora l'amico sia qui a fargli da spalla e domani chissà... Ci deve essere una fonte reale ed un donatore dell'amicizia, perché io possa raggiungerlo.
Insomma, la mia vita non è semplicemente ciò che io vivo e di cui sono del tutto padrone, ma è anche il mondo in cui io vivo e che mi trascende.
La cosiddetta "concretezza", se davvero porta fino in fondo la propria posizione, non può interessarsi delle cose e delle persone in sé.
Senza quel principio di realtà che l'indifferentismo non può che negare, ogni etica, relativa o "assoluta" che sia, è completamente vuota.
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categoria:philosophia
venerdì, 24 marzo 2006
 
                Timidi etimi...
 
Va da sè che la questione sull'eutanasia non si risolve in due righe- ma si
risolvono in 2 righe ed anche meno le trappolaggini linguistiche della
Rosanelpugno ed altri.
 
 
«Al direttore - Ho visto Otto e mezzo sull’eutanasia infantile in Olanda e ho sentito parlare molto di compassione. Ora, compassione vuol dire “patire con”, non senza, portare insieme all’altro un dolore, una sofferenza un problema, se si elimina l’altro si elimina la compassione. Io non so che tipo di sentimento sia quello invocato per giustificare l’eutanasia come un atto di umanità, però chi lo propugna deve trovare un’altra parola.»
 
Lettere firmata da Roma,                       
da "Lettere al direttore, Il Foglio, 24 marzo 2006"
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categoria:politica, acuminazioni
giovedì, 23 marzo 2006
 
                                  Aggiunta
 
Mi rendo conto che forse non tradurre dall'inglese era sbagliato.
Sono intimorito da schiere di amici che leggono Marlowe in originale e pertanto sono portato ad usare con eccessivo rigore lo stesso canone su tutti- me incluso.
Visto che la critica di Chesterton al culto dell'interiorità mi sta a cuore ed è funzionale ad un brano del filosofo Robert Spaemann che posto domani o dopo domani, mi ardisco ad una traduzione.
 
    In difesa di ciò che è pubblico
 
«[...]Ad essere precisi un monumento pubblico ha da essere magnificente.
La magnificenza è il suo vero tema.
Sarebbe assurdo avere colonne e piramidi ad arrossire timide in qualche nascosto cantuccio, come viole nei boschi di primavera.
E tali monumenti hanno in questa materia una grande lezione da impartire.
Valore, misericordia e i grandi atti estatici dell'uomo devono essere assai più pubblici di quanto non lo siano oggi.
Con troppo diletto, al tempo presente, noi commettiamo il peccato del timore, chiamandolo la virtù del rispetto. Abbiamo dimenticato l'antica e non disgregata morale del Libro dei Proverbi: "Fuori dalle soglie grida la sapienza- la sua voce è udita nelle strade.".
Ad Atene e a Firenze la sua voce era udita nelle strade, ed esse avevano una vita esterna, di contesa[ non letteralmente guerra, ndT ] e disputa.
Gli offici religiosi, le più sacre tra tutte le cose, sono sempre stati tenuti pubblicamente. E' un'idea del tutto nuova e priva di fondamento che santità e segretezza siano la medesima cosa.
Un gran numero di poeti moderni, dalle sensibilità più impenetrabili e delicate, amano la penombra quando tutto viene detto e fatto, esattamente per la stessa ragione per cui la amano i ladri.[...]»
   G.K. Chesterton, 1901
   
Postilla di venerdì 24: Diavolo quanto mi ha atterrato l'influenza...! Perché la misericordia, l'amore, il valore ed altro sono "atti estatici", "enthusiasms"?
L'estasi è uscire da noi donandoci a qualcosa- nel caso dell'estasi mistica è il qualcosa che noi raggiungamo a farci il dono stesso dell'estasi.
Anche il valore, l'amore... sono estasi: là noi gettiamo noi stessi nel mondo che ci trascende, con un atto di fiducia e coraggio che nessuno scriteriato eroe di guerra potrà mai eguagliare.
Queste azioni sono il modo più semplice, quotidiano e straordinario per mostrare che cosa significa, fra le altre cose, trascendenza.
Perché, cari scettici? la trascendenza dovrebbe escludere il qui e ora, l'immanente, la mia vita finita ed unica...?
La trascendenza passa per la borsa della spesa.
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categoria:philosophia
sabato, 04 marzo 2006
  
                     L'utile futilità
     
Baigent & Leigh. Chi avesse avuto qualcosa a che fare con Qumran, i testi ivi rinvenuti e la cosiddetta comunità essena avrà conosciuto di fama questi due signori. L'uno è fotografo, l'altro romanziere.
Sono autori di futili libri di "rivelazioni", quali il "Mistero del Mar Morto", a confermare che più si cita in un testo "ragione" e "verità"( dire 1000 volte zucchero non mi addolcisce la bocca, me la secca... ), più si intende blandire i lettori a credere a quanto scritto persuadendoli di essere liberi intellettuali.
Sopra il tutto, ovviamente, una spruzzata di complotti aventi sede in Vaticano.
Il libro indugia su aspetti di colore, come la barba alla Rasputin di padre deVaux, illustre archeologo e semitista, o su sue presunte posizioni antisemite( anche se fosse, che c'entra? ).
I "rivelatori" assumono, acriticamente e senza competenze proprie, posizioni che sono sì di un filologo serio, Eisenmann, ma discutibili in sé stesse. Identificano titoli come il Sacerdote Empio con questo o quel personaggio evangelico,  benché i documenti siano almeno del I secolo a.C. e quel titolo verosimilmente non indicasse una certa persona, ma qualunque Sommo sacerdote di Gerusalemme.
Danno credito ad un semitista, John Allegro, morto pazzo e tossicodipendente, il quale affermava che Gesù nient'altro era se non una droga curativa. Si perdono in sparate sulla morale sessuale cattolica che non si capisce come possano entrarci.
Etc. etc.
Sull'onda del piccolo successo che ottennero, divennero autori di un romanzo/ pseudostoriografia dal titolo "Il Santo Graal".
Ora l'autore del Codice da Vinci, su cui avevo inserito quest'estate un post con una brillante intervista ad Eco, si è visto arrivare una denuncia per plagio dai due signori: stesso nucleo di tesi "storiografiche".
Deve esserglisi arrotolato lo stomaco.
Fossero state accuse da parte dell'Opus Dei, critiche da parte di storici, stroncature di critici, perplessità di opinionisti....
In fondo, il libro si basa su insinuazioni e fantastoria, e ad ogni accusa basta rispondere con altra ironia ed insinuazione: il gioco continuerà in eterno.
Ma l'algido mondo dei tribunali... Come poteva pensare di essere preso alle spalle da una cosa gretta e comica come una denuncia per violazione di copyrights su controinformazione?
Davanti ad un giudice ed alla prospettiva di salatissimi risarcimenti, i trucchi da battage pubblicitario non valgono e la casa editrice ha dovuto ammettere che il libro di Dan Brown fa appello a cose di conoscenza diffusa non protette dal diritto d'autori, al sentire comune.
Ripeto: hanno dovuto ammettere in sede penale che le tesi di complotti di Brown SONO SENTIRE COMUNE.
Rivelazioni scomode basate sul sentire comune...?
Futili B&L, utili per il lapsus rivelatore che hanno causato.
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categoria:disopinioni