Il dio della privacy...
Posto due brani, uno poco noto di Chesterton e comunque mal reso in italiano da un traduttore inetto ed esteta( Il bello del brutto, fuori catalogo e immeritevole di qualunque lettura ), e l'altro celeberrimo.
Dicono due cose diverse, almeno a livello palese.
Domanda da filosofo che non è un filologo: si elidono a vicenda?
( Non mi ardisco a tradurre dall'inglese- non ne sono all'altezza, perlomeno non con Chesterton. )
«Properly speaking, of course, a public monument ought to be pompous. Pomp is its very object; it would be absurd to have columns and pyramids blushing in some coy nook like violets in the woods of spring. And public monuments have in this matter a great and much-needed lesson to teach. Valour and mercy and the great enthusiasms ought to be a great deal more public than they are at present. We are too fond nowadays of committing the sin of fear and calling it the virtue of reverence. We have forgotten the old and wholesome morality of the Book of Proverbs, 'Wisdom crieth without; her voice is heard in the streets.' In Athens and Florence her voice was heard in the streets, [ and ] they had an outdoor life of war and argument[ ... ]. Religious services, the most sacred of all things, have always been held publicly; it is entirely a new and debased notion that sanctity is the same as secrecy. A great many modern poets, with the most abstruse and delicate sensibilities, love darkness, when all is said and done, much for the same reason that thieves love it.»
G.K.C., On defence of publicity, da The defendent
«Quando pregate non siate come gli ipocriti( o teatranti, o ...); essi infatti amano pregare nelle sinagoghe e agli angoli delle piazze, in piedi per esser visibili agli uomini. In verità vi dico, ricevono la loro ricompensa. Tu, invece, quando tu preghi va' nella tua stanza, chiudi la porta e prega il padre tuo che è nel segreto; ed il padre tuo che è nel segreto ti concederà.»
Matteo 6, 5-6
E' chiaro che il primo brano ha sempre suscitato la mia attenzione, molto prima della lettura di G.K.Chesterton.
E, come dire, forse Cristo viene prima anche in altro senso.
Anche se mi è sempre stato presentato come un discorso su come pregare e sulla sincerità della preghiera, io vi vedo una chiarissima su che cosa sia la preghiera per l'uomo.
E' curioso quel "Dio del segreto" o "celato"( in quella sporca lingua morta che è il greco: theos ho en to krypto ) messo in un qualche contrasto con lo "esser visibili"( phainesthai ).
Ma in che modo in contrasto?
Non mi pare solo un contrasto tra essere realmente e apparire: se qualcuno credesse in buona fede che i riti e in generale il buon comportamento siano l'essenza della fede, sarebbe una persona onesta, ma avrebbe pregato Dio?
Un onest'uomo e magari buono, che non alza mai lo sguardo a più di 90 gradi, sopra l'orizzonte... Per le leggi, la società, l'etica e la biologia sarà un uomo, ma in nessun modo riuscirà suo malgrado ad esserci compagno di strada.
Ma il contrasto non può neanche essere un'interiorità che si oppone all'esteriore! Dio riveste di gloria i fiori di campo, così come dà cibo agli uomini, e non teme di certo l'aria aperta.
Il "Padre che è nel segreto, che è celato" mi ricorda l'epiteto "Dio misterioso" di Isaia, piuttosto che una divinità della penombra e della privacy.
Del resto anche il Dio del libro di Giobbe è misterioso- ma il suo mistero, lì splendido e tremendo, appare in una tempesta e nella visione delle mirabilie del creato, non in qualcosa di diafano ed interiore.
Perché il mistero e l'aria più luminosa dovrebbero essere in lotta tra di loro?
Gesù parla degli "ipocriti". Parola strana! In greco hypokrites indica l'attore, solo in senso figurato uno che finge, di rado un ipocrita nel nostro senso. Quelli che Gesù descrive cercano di cogliere Dio attraverso canovacci recitati, quindi ripetuti di necessità davanti ad un pubblico. La moneta usata sono gesti umani e ottengono come ricompensa- gloria umana.
Anche questa è visibile ed aperta, ma in tal modo la preghiera diventa qualcosa che noi costruiamo, nella sciocca idea di trascinare con essa Dio fuori dal mistero, nelle piazze di mercato.
Il luogo dove noi stiamo viene riempito da noi e dalle molte parole, e, come in un racconto di Buzzati, mai come allora Dio là è assente.
