Non sono puntuale, e me ne scuso.
Sorry. Il punto non è se quanto scritto sotto da D'Agostino sia tutto esatto( non credo ). Ho qualche dubbio che la Chiesa, di cui tecnicamente non faccio parte, accetterebbe senza batter ciglio una ridefinizione dell'inizio della vita; comunque avocherebbe a sé l'onere di verificarla.
A margine resterebbe sempre la domanda: sì, vita umana, ma intoccabile? già una persona? quindi qualcosa di continuo nel tempo, distinguibile e distinto, con capacità relazionali?
La cosa centrale è però un'altra: ciò testimonia che non è questione di difesa della tradizione o della "naturalità"( rifiutare nuove conoscenze )- almeno nelle intenzioni.
Questo toglie dal gioco il confuso G. Della Loggia, che amerebbe vivere negli umidi trulli, ma anche chi parla di astio contro la ricerca.
La distinzione non sta brutalmente tra conoscenza e applicazione, ma tra 1) diritto intoccabile di mettere in questione e porre domande, 2) ricerca e mezzi per trovare risposta e solo poi 3) applicazione. Chiaro che senza la ricerca il diritto di conoscenza resta frustrato, ma non significa che non ci siano criteri etici sui mezzi di ricerca.
Viceversa, biologi come Boncinelli o Flamigni ritengono che il concetto di vita sia chiaro, ma quello di persona "convenzionale"( SIC ). Chiaramente intendevano dire che esso non è TECNICO, ma il lapsus ha messo in luce la convinzione demenziale che ciò che non è tecnico sia fuffa. Posso sapere che cosa ci fanno allora nelle commissione bioetiche, se negano la bioetica?
E' inutile chiedere ad un giurista, o a un biologo, che cosa sia una persona, perché non è cosa giuridica, ma di fondamenti del diritto. Il libro delle regole non dice nulla a riguardo: è finito e questo pone i puri tecnici in imbarazzo: che fare? che cosa c'è oltre i massimi confini delle certezze già scritte?
«Niente, ovviamente. Illic sunt monstri.»
Il mio post si interrompe qui, ma continuo domani... Puntini di sospensione virtuali. Buona notte!