sabato, 04 giugno 2005
 
Pausa emotiva
 
Per questioni personali- va', diciamo sentimentali - non sono in vena di scrivere, e l'ultimo post era già, come dice un mio amico lombardo, piuttosto scaccione. Se mi passa l'amaro, riprendo.
Rabbia...
Non credo che però riemergerò in tempo per i referendum. Boh, a lato delle pur consistenti questioni a lato delle consultazioni imminenti, non do e non darò giudizi su chi vota. Spero si perda questa brutta abitudine.
Solo, ognuno pensi con la propria testa e poi decida. Ci sono 3 opzioni, ma non tre partiti, tre blocchi di idee.
Quanti siamo, 40 milioni di elettori? Ecco, quelli sono i "principali blocchi", e spero non siano incomunicanti.
Ciao a tutti, enochirios :-)
postato da: enochirios alle ore 12:06 | Permalink | commenti (9)
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giovedì, 02 giugno 2005
 
Tecnici
 
Non sono puntuale, e me ne scuso.
Sorry. Il punto non è se quanto scritto sotto da D'Agostino sia tutto esatto( non credo ). Ho qualche dubbio che la Chiesa, di cui tecnicamente non faccio parte, accetterebbe senza batter ciglio una ridefinizione dell'inizio della vita; comunque avocherebbe a sé l'onere di verificarla.
A margine resterebbe sempre la domanda: sì, vita umana, ma intoccabile? già una persona? quindi qualcosa di continuo nel tempo, distinguibile e distinto, con capacità relazionali?
La cosa centrale è però un'altra: ciò testimonia che non è questione di difesa della tradizione o della "naturalità"( rifiutare nuove conoscenze )- almeno nelle intenzioni.
Questo toglie dal gioco il confuso G. Della Loggia, che amerebbe vivere negli umidi trulli, ma anche chi parla di astio contro la ricerca.
La distinzione non sta brutalmente tra conoscenza e applicazione, ma tra 1) diritto intoccabile di mettere in questione e porre domande, 2) ricerca e mezzi per trovare risposta e solo poi 3) applicazione. Chiaro che senza la ricerca il diritto di conoscenza resta frustrato, ma non significa che non ci siano criteri etici sui mezzi di ricerca.
Viceversa, biologi come Boncinelli o Flamigni ritengono che il concetto di vita sia chiaro, ma quello di persona "convenzionale"( SIC ). Chiaramente intendevano dire che esso non è TECNICO, ma il lapsus ha messo in luce la convinzione demenziale che ciò che non è tecnico sia fuffa. Posso sapere che cosa ci fanno allora nelle commissione bioetiche, se negano la bioetica?
E' inutile chiedere ad un giurista, o a un biologo, che cosa sia una persona, perché non è cosa giuridica, ma di fondamenti del diritto. Il libro delle regole non dice nulla a riguardo: è finito e questo pone i puri tecnici in imbarazzo: che fare? che cosa c'è oltre i massimi confini delle certezze già scritte?
«Niente, ovviamente. Illic sunt monstri.»
Il mio post si interrompe qui, ma continuo domani... Puntini di sospensione virtuali. Buona notte!
postato da: enochirios alle ore 22:10 | Permalink | commenti
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giovedì, 02 giugno 2005
 
26 gennaio 2005, Avvenire[ grassetti viola miei ]
 
INTERVISTA
La Chiesa usa due diversi criteri di «natura» per la nascita e per la morte? C’è contraddizione tra il sì alla macchina che certifica i decessi e il divieto di usare tecniche di procreazione? Dopo il j’accuse di Galli della Loggia apriamo il dibattito.
 
«Le contraddizioni della Chiesa», titolava domenica l'editoriale del Corriere della sera, a firma di Ernesto Galli della Loggia, a proposito dell'inizio e della fine della vita, della tutela dell'embrione, e di quella dell'uomo che muore. «Stupefacente», afferma Galli della Loggia, la «disinvoltura» con cui la ortodossia cattolica accettò a suo tempo che la nozione di morte tradizionale mutasse: non più la cessazione del battito cardiaco, ma un particolare andamento del'elettroencefalogramma. Che la morte, cioè, «dipendesse dal responso di una macchina». «Come si può affermare la intangibile naturalità dell'Inizio, quando si è rinunciato a affermare il carattere naturale della Fine?», è la domanda. Domanda che, in termini magari meno dotti, non ha smesso di serpeggiare anche fra molti credenti. [...]. Francesco D'Agostino è il presidente del Comitato nazionale di Bioetica.
Professore, è vero che la Chiesa ha rinunciato a affermare il carattere naturale della morte, che lo ha consegnato a una macchina?
«La morte è sempre stata accertata con degli strumenti. Strumento sono anche le dita del medico sul polso del paziente, o lo specchio a evidenziarne il fiato dalla bocca: tecniche per accertare la permanenza del battito cardiaco o della funzione respiratoria. Ma [...] l'arresto del cuore e quello dei polmoni [...] sono fenomeni reversibili e compatibili con la riattivazione della pienezza delle funzioni vitali. La morte è di principio un evento irreversibile: e questo evento si verifica solo quando tutte le cellule cerebrali, private di irrorazione sanguigna, sono morte. Il tracciato dell'elettroencefalogramma, che attesta [...]la cosiddetta morte cerebrale, è semplicemente lo strumento più raffinato che la scienza di oggi ha elaborato[...]». [...]
«La Chiesa non ha mai dato - e giustamente - tanto credito alla scienza come ha fatto in questi ultimi decenni. [...] La determinazione di quando sorge biologicamente una nuova vita e di quando una vita muore spetta alla scienza, non alla filosofia o alla teologia. Filosofia e teologia hanno piuttosto il compito di mostrare come la vita umana abbia una dignità, categoria che non rientra in quelle della scienza».
Attualmente la biologia afferma che, a partire dal concepimento, la formazione dell'embrione prima, e del feto poi, è un continuum. Ma, se un domani le conoscenze scientifiche giungessero invece a affermare il contrario, cosa dovrebbe fare la Chiesa?
«Ritengo che il magistero della Chiesa ne prenderebbe lealmente atto.[...] ».
Torniamo alla contraddizione segnalata da Galli della Loggia. Il moribondo, o meglio il defunto in stato di morte cerebrale, sarebbe ridotto dalla Chiesa a una mera possibile fonte di organi da prelevare a fini di trapianto. L'embrione è ritenuto invece intangibile, in ogni caso, e non può mai diventare oggetto di ricerca. Perché?
«Perché il donatore di organi è un cadavere, mentre l'embrione è un individuo vivente. [...] Per quanto i trapianti siano l'unica possibile terapia per tante malattie altrimenti mortali, essi non potrebbero mai essere giustificati se presupponessero l'omicidio o comunque comportassero la morte del donatore di organi. La sperimentazione sugli embrioni ne implica di necessità la distruzione[...] . Non può avere valore etico il principio secondo il quale si debba uccidere, per realizzare il bene di qualcuno[...]».
In conclusione, che dire di questo j'accuse sulla Fine appaltata a una macchina?
«Che non si appalta proprio nulla. E' sempre assolutamente doveroso accertare con rigore il decesso di una persona. [...] ».
postato da: enochirios alle ore 22:09 | Permalink | commenti
categoria:politica, philosophia