venerdì, 27 maggio 2005
 
ABBANDONO
- parte prima -
  
No, non parlo di una ragazza, né del simpatico film di Verdone.
Giovedì di due settimane fa è stato il novantesimo compleanno di Frère Roger, fondatore della comunità ecumenica di Taizé( non cercatela sulla cartina, è troppo piccola...  ), nella campagna borgognese.
Al più potete trovare Macon, non troppo lungi da Lione.
Auguri Frère Roger.
Lì troverete di tutto: dal rasta alternativo alla novizia, dal turista svagato arrivato quasi per caso al pellegrino, dal polacco di Varsavia al portoghese di Porto, dallo scout all'AC.
Effettivamente le differenze più grosse le ho viste tra scout e azione cattolica... ;-)
Ma del resto, non importa molto con che bagagli ci si arriva, come negli eremi medievali.
E' forse un errore definirla un eremo? Attorno al cenobio si estende sulla collina una sorta di camping, dove d'estate ci sono fino a 8000 persone, la sera si suona e si beve un po' di sidro o birra, la campagna attorno è bella- fischio del superveloce TJV a parte. Tuttavia io credo che no, non ci sia errore.
Un eremo è un luogo solitario, o meglio un luogo dove si può stare soli-con: soli-con sé stessi, soli-con gli altri al di là di tutta l'incrostazione che ricopre ciò che è essenziale.
Questo è Taizé.
E' una solitudine, una scoperta di ciò che non è solo esteriorità- ciò che è meravigliosamente reale dentro ogni cosa.
Lo so, può parere strano che la si cerca con un calice di vino e una chitarra ma non è detto che l'allegria sia qualcosa di finto.
Questa solitudine è poi del tutto diversa della solitudine della disperazione.
In un caso si è abbandonati, nell'altro ci si abbandona. In uno si ha perso( i soldi che sono finiti, la salute promessami che mi abbandona ), nell'altro si osa ed azzarda e si fa un salto ENORME- che finisce nel nostro prossimo, nel mio mondo quotidiano, in me stesso.
Al di là del termine, che cosa hanno in comune questi due "abbandoni"? Nulla, direi.
Ecco, il secondo abbandono, dove non c'è mai sconfitta, è ciò che io chiamo "fede".
La mano che fa sì che io nel balzo non mi sfracelli lo chiamo Dio.
postato da: enochirios alle ore 20:43 | Permalink | commenti (6)
categoria:philosophia
lunedì, 23 maggio 2005

 

Perfidi iudaei



Perché ripeto quello frase- dove del resto perfidi significa increduli?

Perché ci sia una colonna infame di cui vergognarsi.

Studio in una facoltà umanistica e come da tradizione le teste calde sono numerose.

Il più delle volte si è violenti "solo" verbalmente e concettualmente. A volte si arriva all'ostracismo, a volte si va oltre.Avrete saputo dell’aggressione ad un'insegnante ebrea a Torino, che aveva osato invitare un diplomatico israeliano.

Il suo assistente è marocchino, il punto di vista palestinese sarebbe stato esposto a lato di quello israeliano, gli studenti stessi includono diversi mussulmani.Arrivano gli autonomi, esterni al corso: “Daniela Santus sionista!” “Dovresti morire come tutti gli israeliani.”

Minacce a lei e all’assistente, gelo da parte dei colleghi. In fondo, avranno penserà, questa è una protesta politica.Ma PARLARE in pubblico è il primo diritto, impedirlo il più rozzo comportamento di branco! Non si può qualificare politica qualcosa che attacca le basi della politica stessa.

Mi turba soprattutto il tono di chi minimizza: "Hanno sbagliato, ma d'altra parte Israele..."

Israele tiene la politica che è nota, ma questa presente è innanzitutto un'aggressione alla libertà accademica, cioè ad una particolare libertà in un luogo neutro quale l'università.

Questa è la TERZA volta in atenei italiani. In ottobre a Pisa, poi in febbraio a Firenze.

Ogni volta era stato detto che era un'eccezione, quattro scalmanati, che mai più si sarebbe ripetuto, che l'Italia non è un paese di “quel” tipo."

Ma d'altra parte Israele..." D'altra parte nulla. Che cosa ci dovrebbe essere dall'altra parte della libertà di parola?

Non è necessario picchiare o rivolgere minaccie: basta un epiteto, un marchio infamante e vago. "Fascista, sionista, colluso col sistema, imperialista...". Torneremo a "Pasolini fascista"?

Pubblico questo post ora perché ho avuto una settimana d'inferno, in cui ho anche avuto modo di "dialogare" con queste finissime menti dei collettivi. Va compreso che nessuno ha solo esagerato. C’è un abisso tra ogni contestazione anche durissima e questo sputo sulle libertà civili- ahimè da tempo prevedibile. Li giustificherà la "buona fede"?

Come prima cosa aggiungo un non imparziale ma buon sito su Israele, Informazione Corretta, ai link. Nella speranza che non capiti mai nella mia università. 

postato da: enochirios alle ore 14:59 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, disopinioni, dies cotidianus
lunedì, 16 maggio 2005
     
Il MALE DENTRO
        
da un’intervista alla prof. Rita Levi Montalcini al Pais
( reperibile su http://www.periodistadigital.com/educacion/object.php?o=69686 ).
 - Lei che ha vissuto quasi tutto il ventesimo secolo conosce i  suoi errori meglio di me.
 - Sì, abbiamo sofferto l'orrore della shoah, l'orrore del nazismo, l'orrore del fascismo, tutti frutti della componente paleocorticale[ scil. del cervello ].
Con tutta la stima per la Montalcini e la comprensione per la sua formazione rigorosamente interna alla biologia, rimango perplesso- le ideologie sarebbero frutto degli istinti aggressivi del nostro cervello?
Un po' strano. Come giudicare allora le ideologie che non portarono DIRETTAMENTE ad alcun massacro di sangue o altre che in una sorta di buona fede combatterono per una delirante libertà, come le BR?
L'utilitarismo rimase algido ed inumano, non è mai stato un ideale violento.
In alcuni paesi poi il comunismo lottò con merito contro la dittatura come in Grecia( conosco un comunista greco ), senza perdere nulla della propria lucida follia.
Il bigottismo laico e moralista della borghesia ottocentesca non era una cieca "fede", né esaltava passioni violente.
E se basta nutrire sentimenti benevoli verso il prossimo, che cosa pensare del terzomondismo degli anni '70 che si rifiutava, in una colpevole ed artificiosa buona fede, di vedere i massacri khmer? Quante nostre colpe e fanatismi sono infatti omissioni- omettere di pensare, di sapere, di informarci - più che non azioni.
Secondo la Montalcini basterebbe plasmare un uomo nuovo con una "pedagogia biologica" per eliminare il male dell'uomo.
Il male è dentro di noi, certo. Ma è un'assurda ingenuità pensare di poterlo estirpare con un bisturi o una accurata pedagogia.
Quanto è fisico e piccino questo Male, simile ad un tumore di cui noi siamo vittime, come se esso non fosse una parte della nostra vita e delle nostre decisioni!
Che distorta idea di interiorità c'è, se si pensa che per renderla "sana" si debba toglierle qualcosa?
Certo, noi possiamo operare su noi stessi: si chiama scegliere, e spesso è molto, molto doloroso.
postato da: enochirios alle ore 21:49 | Permalink | commenti (4)
categoria:philosophia
domenica, 08 maggio 2005
   
RAGIONE
  
Non incomincio il blog con un post mio ma continuo quanto detto da un amico in rete, il Vecchio della Montagna.
Non mi pareva gentile intasare il suo post con un commento chilometrico.
La questione è: tra il razionalismo ed una fede c'è una via di mezzo?
Non credo che la questione stia in questi termini.
Il razionalismo è una "filosofia" di quartiere, come avrebbe detto Gramsci, che tradizionalmente viene professata da parte della comunità scientifica, non dalla scienza. Anzi, esso snatura la tensione umana verso il mondo e la realtà.
Non c'è alcun bisogno di cercare un compromesso con esso. Cerco di spiegare questo giudizio con due osservazioni.
Un razionalista dice che «ragione» è un concetto puramente cumulativo ed equivale alla somma di logica, matematica, epistemologia e scienze empiriche.
Ogni questione di senso sarebbe insensata perché in contrasto con queste.
«Infatti, il senso dell'esistenza non è matematico, non è epistemologico...», mi fà estatico e convinto il dottorando in fisica alla fermata del bus.
Tutto vero. Embè?
Qualcuno aveva mai pensato che Dio o chi per lui fosse un teorema di logica dei predicati? che qualche genere di conoscenza astratta potesse sopire le questioni esistenziali?
Sono osservazioni vere ma del tutto vuote.
Come mai allora quando un razionalista dice "Le domande di senso sono contrarie alla ragione", il discorso pare tenere?
O dentro il concetto di ragione egli inserisce surrettiziamente qualcos'altro oltre alle 4 componenti, oppure banalmente sta prendendo un granchio.
In ambedue i casi non regge.
Spesso poi vien detto che ormai è stato scoperto esser tutto retto dalla causalità.
Come se la causalità fosse una prigione di catene...!
Osservo che in realtà l'epistemologia moderna ne dà una definizione che cozza con questa sua visione "mitica" e carceraria: essa equivale a previsione basata su osservazioni dell'esperienza, e smentibile da nuove esperienze. Basta.
Se diciamo: "una pietra causa la rottura del vetro" intendiamo che non si è mai dato il caso, a meno di ostacoli ulteriori, che ci sia l'urto di una pietra e il vetro non si sia infranto.
Non è che il sasso abbia voluto rompere il vetro o che sia nella sua NATURA o FINALITA' rompere. La pietra non è pietra PER rompere il vetro. Possiamo osservarla per secoli, sezionarla, guardarla al microscopio e non sapere se spaccherà o meno. Solo l'osservazione di un urto può risolvere l'interrogativo.
Tutto ciò che possiamo fare è usare i se..allora delle cause per ORDINARE le NOSTRE esperienze e prevedere più o meno gli eventi.
Ma se non c'è finalità teleologica- fisica - nel mondo, allora perché frasi come "in realtà noi esistiamo PER continuare la specie" vengono fuori dalla bocca di un Veronesi, come ieri all' Infedele?
Forse voleva banalmente dire che noi sempre "esistiamo E continuiamo la specie"?
Questa è una cosa da eterno stupore e meraviglia, non da vuoto e gelido razionalismo: esistiamo e continuiamo ad esistere senza schiantarci nel nulla.
E che significa "in realtà"? che noi viviamo in una illusione? Questo sarebbe possibile solo se quel "PER" indicasse una finalità nelle cose che ci inganna e si prende gioco di noi.
Chi parla così presuppone senza neppure accorgersene l'esistenza di un dio o dèmone cieco e crudele- il fato( letteralmente un dio ).
Bel passaggio di qualità, ed acuta presa di coscienza dei propri presupposti.
Questo razionalismo non è che uno scimmiottamento ingenuo della teologia.
postato da: enochirios alle ore 16:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:
domenica, 08 maggio 2005
  
SCINTILLE
  
I massariòi nelle fiabe istriane e triestine sono piccoli folletti con la chioma rosso fiamma che alla sera sprigionano dalle braci e corrono con scintille, dando il tormento agli animali domestici.
E' una storia che mi raccontava mio padre e non mi pare male vedere una somiglianza tra questi balugini scintillanti e quei pensieri che la sera ci sorprendono due istanti prima del sonno- ce li ricorderemo il giorno seguente? oppure appunto perché non sappiamo di averli fatti più ancora sono presenti in noi?
Largo a le falische- largo alle scintille.
Benvenuto a chi passa di qua. Attaccate pure bottone!
 
   enochirios
postato da: enochirios alle ore 15:50 | Permalink | commenti (7)
categoria: