La fallacia di Che Guevara
( ispirato a Sabina Guzzanti )
“ Il Che è in un accampamento isolato nella foresta con 1243 uomini e solo un piatto di pastasciutta.
Per non farli morire di fame applica un rigoroso comunismo dei beni e fa dividere con il machete pasta e pummarola in milleduecentoquarantatre porzioni.
( Lui niente. Ernesto Guevara vive di puro spirito. )
"Es verdadero comunismo! Asì, " - ragiona - "despues dos meses saràn todos meno muertos..." ”
Non dite di no: a sentirla da questo barbutone con basco e cubano in bocca si sorride.
Ma lo sketch può essere utile anche per trarne qualche insegnamento, financo filosofico.
Che Guevara dimostrava infatti serissimi problemi con il concetto di vita.
Il comandante Che voleva foraggiare i suoi mille barbudos con 1/10 di spaghetto o tagliatella a testa...
Non aveva colto che se riempire a metà una bottiglia è renderla mezza piena, mangiare per un mese metà del necessario non è avere dei mezzi vivi.
Il processo di riempimento e la pienezza della fiasca sono in rapporto diretto, ma i processi che sottostanno alla vita devono arrivare ad una certa soglia perché essa possa svilupparsi.
Gli eventi della vita, poi, neppure ammettono di cambiare d'ordine a piacimento: mangiare abbondantemente ora e poco tra un mese non è la stessa cosa che mangiare poco ora e abbastanza tra 30 giorni.
La vita, anche quello meramente biologica, è una precisa storia orientata tra passato e futuro, ossia, in termini algebrici, non c'è commutatività.
Ma l'intoppo più grosso intoppo per l'Ernesto è che la morte e la vita non ammettono gradualità: nessuno può essere più o meno morto d'un altro.
Questa frase va chiarita.
Ci sono in effetti casi limite in cui il "più" e il "meno" si associano alla vita.
Magari non sappiamo se organismi in certe condizioni sono vivi o morti, ma abbiamo ragioni di credere che un uomo in coma vegetativo è più morto di uno in arresto cardiaco da 3 minuti.
Si badi però: non per questo vita e morte, tra loro opposti, sono gradazioni d'un unico concetto che va dall'inorganico all'organico o dalla morte al vivente.
Anche fame o oscurità ammettono opposti, e le coppie di contrari sono tutt'e due sfumature dei concetti: "sazietà" e "luminosità".
Non solo. Tra due oggetti completamente in ombra uno può essere più illuminato e l'altro meno.
Nulla di questo accade con i viventi: due organismi completamente morti non possono essere uno più defunto e l'altro un filino meno.
Per comprendere meglio, pensiamo per analogia allo sconfinamento tra due stati.
Qui del tutto Italia, là tutta la Svizzera. Avvicinandomi al confine ci sarà un istante in cui starò per attraversarlo- ma dove sarò in quel momento?
Un piede di qua e uno di là, e magari il confine è segnato in modo incerto... chissà, di preciso, in che stato mi trovo!
Di certo, se sbilancio il corpo in avanti sarò più in Svizzera.
E se arretro di mezzo passo, sarò più in Italia.
Ma da questo non discende che la sovranità italiana e quella svizzera siano gradi sfumati di un superiore concetto di sovranità, chessò: l'italoelveticità.
Neppure potrò pensare che, dopo aver sconfinato, più mi allontano dalla frontiera e più aumenta il grado di "svizzerità".
Il tutto si spiega meglio quando notiamo che vita e morte non si predicano mai delle stesse cose.
Banalmente, la morte è uno stato in cui nessuno si trova.
"Giovanni è morto" non dice nulla di Gianni, ma dice dell'organismo in degrado che lì c’era Gianni o più semplicemente: Gianni non esiste più.
Viceversa, "Giovanni è vivo" specifica solo che Gianni esiste e che tipo di ente esso è: un vivente, irriducibile alla somma dei suoi componenti.
In fondo, questo era bene noto per Che Guevara. Una volta morto, di lui non restò e non esistette più nulla oltre al suo corpo.
Solo, vagamente "la clara, la entrañable transparencia, de tu querida presencia... comandante Che Guevara..." 
( post in via di revisione )