QUESTO BLOG E' ESPLOSO
provvisoriamente
IN UNA SUPERNOVA
il 22 settembre 2008 alle ORE 10.54.
Ci rivediamo a ottobre... sono pieno di cose da fare.
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IL SOCIALISTA FUMAVA
- come due idee incompatibili diventino la stessa cosa
con un fine barbatrucco, parte prima -
Sosteneva, quindi, Pertini che la libertà rimane vuota se non sono garantiti, in termini di giustizia sociale, i mezzi per attuarla.
E d'altronde, che un uomo sazio ma privo di libertà è un essere dimezzato e povero.
E' difficile analizzare nel dettaglio questa popolare tesi se prima non è chiaro essa non è ciò che sembra.
La proposizione di Pertini non è una idea politica- socialismo e liberalismo sono compatibili -, ma un argomento apologetico, il classico ragionamento del "superamento".
Il socialismo, insomma, supererebbe il liberalismo sul suo stesso terreno, perché includerebbe le sue stesse pretese di libertà e diritti completandole.
Per ragioni che ignoro, questa fantasiosa fusione di socialismo e liberalismo è accolta senza fiatare da molti.
Ma non era più semplicemente un modo per riaffermare le proprie idee, per concretissimi fini di marketing politico?
Facciamo allora un piccolo excursus su come una idea politica possa giustificare sé stessa di fronte alla concorrenza ed evitare di sparire.
Come socialista Pertini doveva opporsi a cose quali liberalismo, dottrina sociale cattolica, teoria del libero mercato e comunismo.
Era ed è difficile negare che queste dottrine mirano tutte a fini d'aspetto desiderabile.
Libertà di pensiero e di costumi; comune cooperazione e solidarietà sociale; possibilità d'essere padroni della propria vita tramite il proprio lavoro; eliminazione delle sperequazioni sociali; etc. etc.
Tutti i fini hanno un'aura d'evidenza e nessuno pare sbagliato.
Solo ad una analisi un po' teorica e astratta potremmo renderci conto se la libertà di parola ha certi limiti o che l'uguaglianza economica non è così bella come pare.
Ma poi, chi glielo va a dire all'elettore una cosa talmente impopolare?
D'altra parte non si possono sostenere tutte quelle dottrine, perché contrastanti.
Nell'imbarazzo, qualche argomento pro e contro lo dobbiamo pure trovare.
La cosa più facile è che si metta mano al vasto e fantasioso repertorio delle accuse storiche.
Il cattolicesimo ha oppresso scienza e libertà, ed ha collaborato con nazismo e fascismo; il comunismo colpisce baionetta al ventre le donne incinte e stermina gli ebrei russi; il libero mercato ha causato carestie e giustificato l'operato di infami sfruttatori; ...
Le recriminazioni possono avere perfino un fondo di ragione.
Resta però il fatto che queste non sono obiezioni politiche, e che in nessun modo è dimostrata la falsità delle altre dottrine.
Possono funzionare in una mischia, ma non appena gli animi si calmano, l'uditore meno cretino s'accorge che è solo un trucco emotivo.
Si deve passare a qualch'altro espediente.
Se l'apologeta intende proseguire sulla stessa strada, può cercare di tenere acceso il clima di scontro e di mischia.
Questo, però, funziona solo su medi periodi: è quasi inevitabile che le parole poi si traducano in atti di violenza e che questi rendano desiderabile la fine del conflitto politico.
In alternativa, l'apologeta può rinunciare al dimostrare la validità assoluta del proprio sistema. Lentamente il suo movimento cesserà di essere un partito politico, con pretese egemoniche, e diverrà un organismo politico d'altro tipo: un partito leggero, una macchina elettorale, un think tank...
Sebbene sia una buona via d'uscita, non sarà indolore: gli affezionati della passata ideologia grideranno al tradimento e cercheranno di ricostituire il vecchio partito.
E' necessario un periodo molto lungo perché i virulenti residui del passato si estinguano.
Come via intermedia, c'è la strategia dell'autolegittimazione culturale.
Un movimento politico che possa controllare una certa compatta porzione del sistema culturale( editoria, educazione, svago, arti... ), può giustificare sé stesso con questo mezzo.
E' sufficiente fare battage e radicare negli animi un certo arbitrario sistema di valori.
Nel sistema, il valore più alto sarà l'ideale di riferimento del partito: ecco che "cristiano" diviene quasi sinonimo di umano, onesto e socievole; "sinistra" comincia ad equivalere a "cultura" e "uguaglianza" e ad opporsi a "egoismo"; "liberale" si confonde sempre più, complice l'assonanza, con "libertà" e "giustizia"; etc.
Non c'è nessuna buona ragione, ovviamente, perché il principale valore di riferimento della politica debba essere l'uguaglianza anziché la libera impresa o la difesa dei costumi tràditi o l'emancipazione.
Tuttavia, fintantoché resta il controllo sul sistema culturale, i più non si porranno queste domande.
L'unica limitazione è il carattere effimero di queste egemonie.
Finora la stampa e l'educazione sono state pesantemente di sinistra e il mondo associativo-sociale cattolico, ma bastano pochi anni per abbattere questi primati.
All'apologeta resta ancora un'altra via da percorrere, più sottile e dall'aria più pacifica.
Può cercare di mostrare, in maniera speciosa, che la sua dottrina riafferma le idee avverse meglio di quanto non faccia l'avversario.
Sei socialista? Voilà! Allora sei più liberale dei liberali... meglio: il vero liberalismo si trova nel socialismo più spinto e nella oceanica questione sociale.
E poi, chi meglio di un democristiano è egualitario? Su, dai, non è stato Gesù di Nazareth il primo comunista?
...to be continued...