giovedì, 13 marzo 2008
 
Smell you!
 
Primavera in arrivo.
Odora di concime.
 
( Promemoria: ...tagliare canneto, scalzare torsi di verze, verderame alle rose... )
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categoria:dies cotidianus, quattro tempora
martedì, 11 marzo 2008
  
La fallacia di Che Guevara
( ispirato a Sabina Guzzanti )
 
Il Che è in un accampamento isolato nella foresta con 1243 uomini e solo un piatto di pastasciutta.
Per non farli morire di fame applica un rigoroso comunismo dei beni e fa dividere con il machete pasta e pummarola in milleduecentoquarantatre porzioni.
( Lui niente. Ernesto Guevara vive di puro spirito. )
"Es verdadero comunismo! Asì, " - ragiona - "despues dos meses saràn todos meno muertos..."
 
Non dite di no: a sentirla da questo barbutone con basco e cubano in bocca si sorride.
Ma lo sketch può essere utile anche per trarne qualche insegnamento, financo filosofico.
 
Che Guevara dimostrava infatti serissimi problemi con il concetto di vita.
 
Il comandante Che voleva foraggiare i suoi mille barbudos con 1/10 di spaghetto o tagliatella a testa...
Non aveva colto che se riempire a metà una bottiglia è renderla mezza piena, mangiare per un mese metà del necessario non è avere dei mezzi vivi.
Il processo di riempimento e la pienezza della fiasca sono in rapporto diretto, ma i processi che sottostanno alla vita devono arrivare ad una certa soglia perché essa possa svilupparsi.
 
Gli eventi della vita, poi, neppure ammettono di cambiare d'ordine a piacimento: mangiare abbondantemente ora e poco tra un mese non è la stessa cosa che mangiare poco ora e abbastanza tra 30 giorni.
La vita, anche quello meramente biologica, è una precisa storia orientata tra passato e futuro, ossia, in termini algebrici, non c'è commutatività.
 
Ma l'intoppo più grosso intoppo per l'Ernesto è che la morte e la vita non ammettono gradualità: nessuno può essere più o meno morto d'un altro.
 
Questa frase va chiarita.
Ci sono in effetti casi limite in cui il "più" e il "meno" si associano alla vita.
Magari non sappiamo se organismi in certe condizioni sono vivi o morti, ma abbiamo ragioni di credere che un uomo in coma vegetativo è più morto di uno in arresto cardiaco da 3 minuti.
Si badi però: non per questo vita e morte, tra loro opposti, sono gradazioni d'un unico concetto che va dall'inorganico all'organico o dalla morte al vivente.
 
Anche fame o oscurità ammettono opposti, e le coppie di contrari sono tutt'e due sfumature dei concetti: "sazietà" e "luminosità".
Non solo. Tra due oggetti completamente in ombra uno può essere più illuminato e l'altro meno.
Nulla di questo accade con i viventi: due organismi completamente morti non possono essere uno più defunto e l'altro un filino meno.
 
Per comprendere meglio, pensiamo per analogia allo sconfinamento tra due stati.
Qui del tutto Italia, là tutta la Svizzera. Avvicinandomi al confine ci sarà un istante in cui starò per attraversarlo- ma dove sarò in quel momento?
Un piede di qua e uno di là, e magari il confine è segnato in modo incerto... chissà, di preciso, in che stato mi trovo!
Di certo, se sbilancio il corpo in avanti sarò più in Svizzera.
E se arretro di mezzo passo, sarò più in Italia.
Ma da questo non discende che la sovranità italiana e quella svizzera siano gradi sfumati di un superiore concetto di sovranità, chessò: l'italoelveticità.
Neppure potrò pensare che, dopo aver sconfinato, più mi allontano dalla frontiera e più aumenta il grado di "svizzerità".
 
Il tutto si spiega meglio quando notiamo che vita e morte non si predicano mai delle stesse cose.
Banalmente, la morte è uno stato in cui nessuno si trova.
"Giovanni è morto" non dice nulla di Gianni, ma dice dell'organismo in degrado che lì c’era Gianni o più semplicemente: Gianni non esiste più.
Viceversa, "Giovanni è vivo" specifica solo che Gianni esiste e che tipo di ente esso è: un vivente, irriducibile alla somma dei suoi componenti.
 
In fondo, questo era bene noto per Che Guevara. Una volta morto, di lui non restò e non esistette più nulla oltre al suo corpo.
Solo, vagamente "la clara, la entrañable transparencia, de tu querida presencia... comandante Che Guevara..."
( post in via di revisione )
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categoria:philosophia, serio ma non troppo
sabato, 01 marzo 2008

Man On The Moon




( Ve l’ho mai detto che adoro Tricarico? )
postato da: enochirios alle ore 22:09 | Permalink | commenti (9)
categoria:musica, surrealia
venerdì, 29 febbraio 2008
 
Speculum
 
Wolter Waltroni dice che tra laici e cattolici non bisogna crearci divaricazioni.
Il PD, un parto difficile. Già parla come un ginecologo.
 
( Alla facciaccia dell’Irigaray! Tjè! )
  
Marginalia: Wolter si chiede perché non ci fu polemica quando nel
2001 Pannella si presentò con FI. Chissà- forse, perché non accadde.
I Radicali corsero da soli con la lista Bonino. Ah Wolter, Wolter...
postato da: enochirios alle ore 21:34 | Permalink | commenti (8)
categoria:politica, disopinioni, humor di pessimo gusto
sabato, 23 febbraio 2008
 
....
 
         
 
Eh! Finalmente ho capito perché ogni volta che si parla di bioetica salta fuori il nazismo.
E te credo...
Nè, ma come fai a leggere Boncinelli e non pensare “Bonvicini”?
    
( Almeno Bonvi - che Dio ghe brazi l'anima - non si candida per il Senato. )
postato da: enochirios alle ore 13:46 | Permalink | commenti (5)
categoria:politica, humor di pessimo gusto
mercoledì, 20 febbraio 2008
 
Contro natura
( qui non si parla di Ferrara )
 
Stamattina, di fronte alla tazzina di caffè e al companatico, riflettevo.
Giravo il cucchiaino tra i vapori di caffeina e pensavo alla blogosfera e i grandi dibatti della società.
 
Riflettevo che odio i blog impegnati.
Io odio quei blog che bioetica... e politica... Però, mi piacciono le brioche.
Odio i blog che riconciliano scienza, fede e totocalcio, ma vado matto per i mandarini.
  
“Però” - mi sono detto tra caffè e biscotti - “ci sono anche temi così eticamente sensibili, quelli scesi in piazza negli ultimi giorni, quei temi sul bene e il male, sulla società e la legge di natura, sul naturale e l'artificiale...”
 
E diciamocelo, allora... LE BRIOCHE ALLA CREMA SONO CONTRO NATURA.
 
( ...solo marmellata d'albicocche, al massimo pesca, magari alle prugne, al max ai mirtilli... e soprattutto, la politica facciamola altrove... )
postato da: enochirios alle ore 17:59 | Permalink | commenti (20)
categoria:blog, dies cotidianus, serio ma non troppo
sabato, 16 febbraio 2008

 

Daily Newspapers

and the Destiny of Occident

( ...e Panella è peggio di Pannella )

 

Una settimana fa avevo commentato le considerazioni del Primate di Inghilterra sulla sharia e il radicamento culturale.

 

Come da aspettarsi, qualcuno ha capito e spiegato tutto della questione...

Eh-ehm: Minaccia multicultirale! relativismo etico! suicidio dell'Occidente! teocrazia islamofascista!

Se non siete già morti di risate per questi slogan un po’ ciglioni( ehm... ), segnalo di Carlo Panella il pretenzioso ed allarmato pezzullo: L’arcivescovo di Canterbury senza l’habeas corpus”.
 

Al di là del diletto umoristico( non cercato ), lo sfarfugliante testo costituisce anche un generale insegnamento per l’intelligenza.

E’ un fulgido esempio di come citare fonti a destra e a manca - Locke, Ramadan, Paolo di Tarso, Montesquieu, forse Topo Gigio, e un malizioso accenno all’attentato alla metro... - senza alcun metodo.

Così, senza troppi sforzi, si può argomentare qualunque tesi purché sia abbastanza confusa, “controcorrente” e piccante...

 

Leggere e meditare... eddaj giornalista, salvace tutti!!

postato da: enochirios alle ore 15:52 | Permalink | commenti (4)
categoria:disopinioni, sgiornalismi, dies cotidianus
mercoledì, 13 febbraio 2008

  

BLOG IN FERIE

SARO' IMPEGNATO ED ASSENTE PER DIVERSI GIORNI. A PRESTO!

postato da: enochirios alle ore 13:28 | Permalink | commenti (4)
categoria:
sabato, 09 febbraio 2008
     
La sharia e l'arcivescovo
  

« L’Arcivescono di Canterbury sostiene che l’adozione di certi aspetti

della Sharia nel Regno Unito “pare inevitabile”. [...] Il Regno Unito deve

“affrontare il dato di fatto” che certi suoi cittadini non si rapportano al

sistema legale britannico. Williams sostiene che adottare parti della Sharia

islamica aiuterebbe a mantenere la coesione sociale. I mussulmani potrebbero

p.e. scegliere di far trattare questioni di diritto famigliare o finanziario in una

corte Shariica. Afferma che i Mussulmani non dovrebbero scegliere tra “le

alternative forti di fedeltà culturale e fedeltà allo stato.” »

da qui e qui
 
Onde evitare piagnistei sul "relativismo culturale", da vecchi appunti del corso di Storia Medievale:
 
“ Nel tardo medioevo nelle città del norditalia [ anche altrove, ma il corso verteva su questo n.d.R ], le comunità ebraiche all’interno delle civitates erano organizzata secondo proprie leggi.
C’era il quartiere ebraico - non un ghetto - ed entro quei confini valeva la legge ebraica per casi di divorzio, omicidio, spergiuro etc., trattati da propri tribunali.
Anche se la validità della legge era conness
a ad un territorio, era la appartenenza alla comunità il vero discrimine.
Diversamente dalla nostra giurisprudenza, infatti, la concezione delle leggi era pattizia.
Nascere nella civitas, appartenere ad un data comunità cristiana, vivere entro le mura o nel
contado - non nella silva foresta, terra di nessuno -, ottenere la cittadinanza erano equiparati a siglare anche solo con la nascita un patto con i concittadini.
Al di là della metafora, c’era una ragione storica precisa. Le civitates nacquero acquisendo autonomia dalle signorie e per giustificarla si appellarono alla loro condizione di membri di una comunità, imperniate attorno ad una sede religiosa, uniti da reciproci vincoli.
I vincoli non erano però assoluti né costituivano tutele inalienabili: chi per qualsiasi ragione ( espiante, mendicante, bandito, lebbroso, meretrice, ebreo, frate, criminale esiliato... ) non era a pieno titolo parte della comunità, neppure era vincolato e protetto appieno dalla legge.
Avevano un altro patto che lo tutelava, oppure erano individui marginali, la cui condizione - come per le prostitute - era definita dalla civitas.
Se ci si trovava completamente sprovvisti di un patto, il destino era uscire letteralmente e figuratamente dalle mura di cinta - e dal territorio di fatto controllato - : si diventava un fuorilegge.
postato da: enochirios alle ore 14:21 | Permalink | commenti (4)
categoria:politica, societas
mercoledì, 06 febbraio 2008
 
Ritratto
ispirato a un fatto vero )
    
E cattolico adulto, cattolico progressista. Però critico.
Anticlericale sì, un sano anticlericalismo.
 
Credente moderno. Perché, com’è ridotta ’sta Chiesa de preti...!
Com’è ridotta, al giorno d’oggi...
 
Se Cristo la vedesse si rivolterebbe nella tomba.
 
( Sì, embè? che ho detto? )
postato da: enochirios alle ore 22:19 | Permalink | commenti (18)
categoria:ritratti, agrodolce, beotitudini